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C’è un bello spazio a Bologna dove il 19 ottobre abbiamo visto uno spettacolo contro Facebook…

di E.T. #Teatro twitter@gaiaitaliacom #Recensioni

 

In centro a Bologna, in via San Vitale, c’è un bellissimo spazio che molti di voi conosceranno e molti altri invece no. Uno spazio su tre piani con una bella sala teatrale, un’ampio foyer dove si può fare di tutto, un secondo piano con una elegante caffetteria, un terzo piano dove ci sono spazi per gli artisti e laboratori. Insomma, proprio un bello spazio proprio un bel posto. Sta al numero 69.

Si chiama Atelier Sì.

Il 19 ottobre scorso un’amica alla quale vogliamo bene, presentava un suo lavoro lì e siamo andati per vederla. Lei però si era dimenticata, perché l’è una dimenti’hona, che era cambiato l’orario di presentazione. Cinque minuti cinque del di lei lavoro, che vi racconteremo in un altro momento, e poi la visione di un altro lavoro che, lo diciamo esclusivamente a beneficio di ciò che diremo dopo, non ci è piaciuto.

Tuttavia e però, ed è importante ciò che abbiamo detto prima alla luce di quanto scriveremo adesso, lo spettacolo – meglio l’azione performativa teatrale – è un progetto estremamente interessante ed è soprattutto di grande onestà. E’ onesto col progetto, con lo spazio, con le pulsioni che lo hanno mosso; è onesto con i performer in scena, con la scenografia e persino con gli anni ’80, della cui estetica l’azione “Around, behind and IN YOUR FACE” si appropria.

Luci azzurre tutte attorno, i due performer che si muovo in scena parlando i dialoghi (dialoghi?) che ci trasmettiamo su Facebook pensando di fare cosa buona e giusta, li instupidiscono dialogandoli come due dementi e su tutto questo costruiscono la loro azione sorretti da un poderoso quanto raffinato tappeto musicale eseguito live.

L’azione è intelligentemente centrata sul potere dei social, sul potere oscuro di Facebook, e sceglie come obbiettivo l’appiattimento-distruzione dei rapporti umani con una drammaturgia perfetta per lo scopo che vogliono raggiungere e lavorata ad hoc. La sensazione a volte è che si voglia, per quanto inconsapevolmente, dare risposte al pubblico lasciando poco spazio alla riflessione, ma è un dettaglio. Abbiamo altre curiosità relative alla messa in scena e alle scelte di evidenziare alcuni degli aspetti della comunicazione via Facebook lasciandone da parte altri, secondo chi scrive ben più pericolosi, che speriamo di soddisfare presto, incontrando gli autori e performer.

Alla fine però la soddisfazione per essere stato in uno spazio dove le cose si possono fare, pieno di gente, con un ottimo prosecco al piano di sopra (detto da uno che non beve quasi mai, i due bicchieri di vino del 19 ottobre sono stati i primi degli ultimi tre anni), dove esistono e vivono la passione del fare e dell’esserci e del partecipare è stata tanta.

Non poteva mancare, in questo piccola cittadella della cultura in centro a Bologna, un esercito di spettatori direttamente provenienti dalla comunità queer che con il loro incedere ed osservarti con l’aria del chi sei non ti ho mai visto, danno quel necessario tocco di snobismo d’ambience necessario ad ogni luogo dove le cose si fanno, si vivono e sono – lo diventano – anche un po’ nostre.

Dimenticammo: la musica dal vivo era magnifica. La batterista… bravissima!

 

 




 

(21 ottobre 2018)

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