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Durissimo e commovente: è “Battuage” di Joele Anastasi #Vistipervoi

di E.T. #VuccirìaTeatro twitter@gaiaitaliacom #Teatro

 

Dopo un inizio che tiene in tensione lo spettatore fino al limite estremo, con luci frontali al limite del sopportabile, entra Salvatore (Joele Anastasi, anche autore e regista), una marchetta disperata senza alcun talento che sogna un mondo di successo nel mondo dello spettacolo semplicemente perché sogna un mondo di successo, perché, sono sue parole, “io voglio piacere a tutti”. Ed è proprio con lui, con Salvatore, che iniziamo la discesa negli abissi della disperazione di un mondo che c’è, vive, brulica, ma del quale nessuno parla.

E’ il mondo dove la gente perbene, quelli che si lamentano perché c’è bisogno di decoro, quelli che animano i gruppi di controllo del vicinato, che sparlano degli altri perché c’è sempre qualcun altro di cui sparlare, va a rifugiarsi per vomitare la sua repressione e dietro compenso – perché il denaro è potere – godere di quei godimenti che tra le tranquille mura di casa non osa nemmeno pensare perché inopportuni – e quando si scoprono il figlio gay o la figlia lesbica ne succedono di tutti i colori. E’ il mondo descritto da Joele Anastasi che lo ambienta tra gli ultimi, tra le puttane per disperazione, i brutti travestiti perché volevano altro, il giovane ventenne fin quando durano i ventanni che dà la colpa di ciò che è alla madre proprio come la madre dà la colpa a lui di ciò che non è, o non è potuta essere. Un mondo dove la disperazione si taglia col coltello la cui descrizione è affidata alla penna tagliente di Anastasi che nel monologo centrale di Salvatore che festeggia i suoi trent’anni, mena fendenti a destra e a manca e distrugge convenzioni, cerimonie, sacramenti in un furore iconoclasta come non si sentiva da tempo. pur mantenendosi dentro il rigore del rispetto.

Non c’è volgarità dentro questo spettacolo che vomita oscenità per amore della vita. Non c’è.

Brillante il monologo centrale condiviso, come sempre, da Enrico Sortino con Simone Leonardi (in alternanza con Ivan Castiglione) e cantato all’interno di una coreografia deliziosa, ironica e quasi pudica, nella sua oscena malvagità e straordinaria Federica Carruba Toscano che negli indimenticabili quindici minuti finali regala una prova d’attrice come se ne vedono sempre più di rado.

Lo spettacolo si chiude dove si è iniziato. Con le insopportabili luci negli occhi degli spettatori, quasi ad accecarli dopo avergli ridato la vista. Ho visto lo spettacolo per la terza volta in pochi anni e rispetto alla mia prima volta in “Battuage” ho ammirato la crescita attoriale, di pari passo con l’età anagrafica e le ore di palcoscenico, dei bravissimi interpreti. Come per la prima volta che lo vidi, nel 2015, rilevo due lievi imperfezioni della quali già parlai a sua tempo sia con Alessandro Paesano, che con Joele Anastasi ed Enrico Sortino subito dopo il debutto romano di Battuage. Due imperfezioni lievi della quali, essendo tali, non vale nemmeno più la pena di parlare.

Abbiamo visto lo spettacolo per voi al Teatro delle Passioni di Modena il 28 gennaio. Avete tempo per vederlo anche il 29 e 30. Fossi in voi non lo perderei.

 

(28 gennaio 2020)

©gaiaitalia.com 2020 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 





 

 

 

 

 

 




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