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Ray: oltre la danza

di Alessandro Paesano

To Think different things into new places
Meytal Blanaru

Presentato alla decima dedizione del Festival Fuori Programma Ray è una performance  della coreografa Meytal Blanaru di origini israeliane che risiede a Bruxelles e dirige lo Scottish Dance Theatre.

Il pubblico prende posto su tutti e quattro i lati del palcoscenico allestito nel cortile del teatro India di Roma.
Una delle performer passa tra il pubblico chiedendo di firmare un cartello con scritto benvenuti. Ogni tanto commenta qualche firma, qualche monogramma, qualche capo di vestiario indossato.
Poi sei performer ,tre uomini e tre donne, si posizionano lungo il grande quadrato del palcoscenico e iniziano a interagire tra di loro e con il pubblico. Uno sguardo, un saluto, i e le performer si confrontano con chi li e le sta guardando.
Intanto imbastiscono degli esercizi di danza, basati sull’equilibrio, sulla fiducia, come quando Massimo Monticelli viene chiamato per nome dai compagni e compagne di danza e lui corre gli occhi chiusi verso la voce fiducioso lo fermeranno in tempo e non lo lasceranno cadere fuori dal palco.
Poi l’invito a chiamarlo si estende al pubblico che anticipa questa possibilità ed ecco che Massimo corre le bracca protese cercando un contatto con chi lo ha chiamato.

Man mano che procede lo spettacolo contrappone contatti col pubblico a interazioni tra performer. C’è chi vuole essere guidata verso il cielo e viene alzata  dagli altri e dalle altre, c’è chi scherza in una competizione fisica basata sul tocco e sui colpetti o sugli schiaffi.
Il pubblico agisce e reagisce finché non viene chiamato direttamente in causa attraverso il tocco di una mano, allo sguardo sostenuto di una tale intensità che è una meraviglia sia esisterlo quando capita a un’altra persona sia quando si lo si sostiene in prima persona.  In ogni caso si instaura una connessione emotiva vera e reale tra pubblico e performer.

Oltre all’immensa bravura del gruppo di performer quello che colpisce è la disponibilità del pubblico nel lasciarsi coinvolgere in questo gioco di sguardi e di contatto, che scaturisce dall’estrema generosità dei e delle performer che portano il proprio bagaglio emotivo e decidono con chi condividerlo e come.

Ray (di)mostra l’esistenza di un altro modo di fare e concepire la danza dove il corpo in movimento non è un valore da guardare, da fruire, da consumare ma lo strumento tramite il quale ingaggiare un legame, una connessione.
Per quanto il pubblico abbia delle abilità fisiche molto differenziate la risposta è sempre di alto livello perchè chi ci si dedica, chi risponde all’invito di interagire, di unirsi, lo fa con tutto se stesso e tutta se stessa.
Così alla fine dpo che diverse persone sono state invitare a salire sul palco quando la musica suggestiva finisce il pubblico applaude se stesso guardando quella platea dove si trovava fino a qualche minuto prima mentre chi è rimasto in platea applaude chi ha avuto la disponibilità di  salire sul palco senza che i e le performer si prendano un applauso riservato, tutti e tutte sono insieme in un applauso collettivo a ribadire la genuinità di quell’invito a partecipare, ad esserci.

Ray è l’incarnazione della danza pensata come ponte tra i corpi per riflettere sul fatto che spesso le emozioni e i concetti sono espressi più precisamente da un linguaggio non verbale che sa essere altrettanto efficace. Per pensare cose differenti in spazi nuovi.

RAY
Ideazione e Regia: Meytal Blanaru
Coreografie: Meytal Blanaru in collaborazione con il Cast originale
Musiche: Benjamin Sauzereau
Luci Design: Emma Jones
Ideazione costumi: Meytal Blanaru in collaborazione con Cate Mackie
Perfromers: Ben McEwen, Massimo Monticelli, Tom Goodwin, Jessie Roberts-Smith, Pauline Torzuoli, Kassichana Okene-Jameson
Cast originale: Kieran Brown, Glenda Gheller, Thomas Goodwin, Ben McEwen,Adrienne O’Leary, Jessie Roberts-Smith, Pauline Torzuoli, Solène Weinachter

 

Visto per voi al teatro Indi di Roma il 5 luglio 2025

(6 luglio 2025)

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