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A Napoli fino al 28 febbraio #Inscena “Medea” di Gabriele Lavia

Napoli Medea Teatro Stabiledi Mila Mercadante  twitter@mila56170236

 

 

 

 

 

In scena dal 17 al 28 febbraio al Mercadante di Napoli c’è la Medea di Gabriele Lavia. Il regista snellisce il testo attraverso la prosa e dialoghi che talvolta rimandano al quotidiano, ridimensiona la figura mitica della maga rendendola donna del nostro tempo e restringe lo spazio epico tra le mura opprimenti di un appartamento, teatro di angosce e orribili delitti. Manca l’aria e manca il Sole, del quale la Medea classica è nipote, ma l’interpretazione di Federica Di Martino lascia miracolosamente integro il pathos della tragedia greca.

Tradita da Giasone che la ripudia per contrarre un matrimonio di convenienza con la figlia del re Creonte, la Medea euripidea non subisce passivamente bensì si vendica dando la morte a colei che l’ha sostituita e al re, infine decide di privare se stessa e Giasone della discendenza uccidendo i figli avuti da lui. Nella figura mitica della sacerdotessa e principessa “barbara” nata in una provincia del Mar Nero e giunta in Grecia per seguire l’amato Giasone, Lavia vede soprattutto la figura emblematica della straniera. Questo aspetto è estremamente interessante: una volta sradicata dal proprio mondo, una volta rifiutata dagli altri, essa appare allo stesso Giasone – che pure l’ha amata e dei cui poteri si è servito – un intralcio per i suoi progetti e per i suoi scopi. Improvvisamente inadatta ad affiancarlo in una società dominata da regole precise, sola, non accettata, guardata con sospetto e giudicata come un pericolo perché diversa e portatrice di un sapere diverso, Medea non riesce a stabilire un legame con una cultura che non capisce e che presto la priverà di tutto.

Questo potente e mitico personaggio della tradizione classica è stato più volte reinterpretato in chiave moderna. Lavia nel raccontare il suo lavoro sul testo e sul personaggio afferma: “Che cosa è contemporaneo nell’antichissimo? Proprio il fatto che qualcuno lo ripeta. E per ripetere bisogna apprendere.”

La collera della moderna Medea di Lavia perde il connotato di eroicità che nella concezione antica si conquistava attraverso la vendetta – che era eticamente giustificata – e diviene il simbolo della complessa condizione femminile, un’infanticida vittima di un’ingiustizia, una donna che ha perduto le sue radici e l’uomo nel quale credeva. La contrapposizione tra l’opportunismo ipocrita di Giasone (interpretato da Daniele Pecci) e la totale e naturale abnegazione di Medea appare molto forte: lei è la vera artefice del triste destino familiare, lei compie il gesto terrificante del figlicidio eppure risulta essere forte e pura perché non agisce per convenienza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(19 febbraio 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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