di Gaiaitalia.com
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Due donne e un uomo, rinchiusi in un salotto per l’eternità: quel salotto elegante e perbene è l’aldilà, e la loro convivenza è la condanna dopo la morte, perché “l’inferno sono gli altri”. Siamo nel mondo inquietante di “A porte chiuse. Dentro l’anima che cuoce”, il classico di Jean-Paul Sartre, riletto in maniera nuova e attuale da Andrea Adriatico, per l’interpretazione di Gianluca Enria, Teresa Ludovico, Francesca Mazza e di Leonardo Bianconi. Lo spettacolo, in coproduzione Teatri di Vita-Akròama con la collaborazione dei Teatri di Bari, debutta in prima assoluta, nell’ambito del VIE Festival, a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; tel. 051.566330; www.teatridivita.it), da giovedì 13 ottobre (ore 21) con repliche fino a martedì 18 ottobre (venerdì e sabato ore 19; domenica ore 17).
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Oltre a essere presentato all’interno del VIE Festival, lo spettacolo inaugura la “stagione postmoderna” di Teatri di Vita, dedicata a Pier Vittorio Tondelli. Drammaturgia di Andrea Adriatico e Stefano Casi. Scene e costumi di Andrea Barberini.
Jean-Paul Sartre scrive “A porte chiuse” (“Huis clos”) nel 1944, firmando uno dei capolavori della drammaturgia europea: un serrato dialogo fra tre morti che protraggono la loro pena semplicemente rigettandosi in faccia verità scomode. Una metafora delle relazioni sociali e della stessa identità, formata dalla prospettiva degli altri. Un’intuizione che rimane sempre potente per la sua capacità di descrivere i rapporti umani, e dunque le aberrazioni e forzature del giudizio altrui, anche 70 anni dopo, nell’epoca in cui il “controllo” dell’altro passa impietoso e violento attraverso i media e i social network, definendo un “inferno globale” che è l’ambiente in cui viviamo.
Dopo gli “inferni” di Copi, Elfriede Jelinek, Koltès, Beckett o Pasolini, Andrea Adriatico approda all’opera più esplicita riguardante la pressione sociale come fonte di sofferenza per l’uomo della nostra epoca. E lo fa in una coproduzione che vede coinvolti Teatri di Vita, Akròama e Teatri di Bari, nell’ambito del VIE Festival.
Lo spettacolo rientra nel progetto “Atlante”: “progetto cervicale per chi soffre di dolori al collo, dolori da peso del mondo”, che si sviluppa attraverso gli spazi urbani. Dopo “Bologna, 900 e duemila”, prima tappa di “Atlante” negli spazi monumentali del capoluogo emiliano, ecco lo spazio tutto interiore e domestico di “A porte chiuse”, seconda parte del progetto.
(10 ottobre 2016)
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