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Hayalet: l’evanescenza della memoria e l’appiattimento digitale

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A concludere la seconda serata di Attraversamenti multipli 2026 Hayalet, una performance live per violoncello, contrabbasso e live electronics, firmata ed eseguita da Flavia Massimo e Caterina Palazzi.
Il titolo, che attinge a un termine del turco arcaico per evocare non tanto uno spettro quanto una presenza che ritorna e non abbandona la memoria, promette sin dalle premesse un’indagine profonda sui territori di passaggio, sul respiro e sulla materia sonora ultrasensibile quale migliore suggestione per il luogo in cui il festival è ospitato il parco di Tor del Fiscale, tra resti dell’acquedotto romano e il profilo delle case del quartiere appio-tuscolano?

Massimo e Palazzi dimostrano una solida perizia tecnica nell’approccio agli strumenti acustici, esplorandone le possibilità attraverso l’uso di tecniche estese: il grattato, lo sfregamento del legno dell’archetto, le frizioni sul ponticello. Ne scaturisce una partitura timbrica densa, fragile e notturna, capace di dialogare organicamente con lo spazio circostante. Le sonorità del violoncello e del contrabbasso vengono decostruite per dare voce a un immaginario funebre e ultraterreno di indubbia efficacia, che sembra quasi trattenere il tempo anziché limitarsi ad accompagnarlo.

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Sul versante elettronico però il risultato convince di meno perché quando i dispositivi digitali prendono il sopravvento, la natura complessa e vibrante dei due strumenti acustici subisce un progressivo appiattimento. Il violoncello e il contrabbasso smettono di dialogare dialetticamente con la tecnologia per ridursi a mero combustibile per il campionatore. La ricchezza armonica e la dinamica espressiva dell’acustico vengono così standardizzate entro strutture a strati sovrapposti, un tappeto bidimensionale che riduce la ricerca estetica su ambizioni formali decisamente modeste.

Lascia il tempo che trova l’apertura al pubblico, chiamato a registrare alcuni vocalizzi da inserire nei successivi loop in tempo reale. Un’idea sulla carta interessante, performativa e partecipativa, ma che, nell’economia dell’esecuzione musicale, finisce per lasciare il tempo che trova.
Privato di una reale necessità compositiva, il frammento vocale collettivo viene masticato ed espulso dalla macchina attraverso i consueti filtri e riverberi reiterati, scivolando nel già sentito e nel cliché della performance interattiva a tutti i costi.

Se l’andamento statico e ipnotico evoca suggestioni dark ambient o score  cinematografici di matrice nordica – dove la dilatazione temporale si fa atmosfera – l’assenza di uno sviluppo della partitura trasforma, alla lunga, la rarefazione in ripetitività. Una volta impostato il colore timbrico iniziale, la composizione si ripiega su se stessa in un loop digitale che depotenzia la forza espressiva dei due archi.
Resta il valore di un’esecuzione tecnicamente ineccepibile e il fascino visivo di un concerto immerso nella notte del parco romano, ma l’impressione è che la macchina abbia finito per imbrigliare i fantasmi evocati dalle due brave musiciste anziché liberarli.

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Hayalet

Flavia Massimo: violoncello, live electronics
Caterina Palazzi: contrabbasso

Visto per voi al Parco di Torre del Fiscale di Roma nell’ambito del Festival Attraversamenti multipli  il 12 giugno 2026

(17 giugno 2026)

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