L.A. is a great big freeway, put a hundred down and buy a car
In a week, maybe two, they’ll make you a star
Weeks turn into years, how quick they pass
And all the stars that never were are parking cars and pumping gas *
Do You Know the Way To San Jose?
Il testo del celebre brano di Burt Bacharach cantato da Dionne Warwick (su testo di Hal David) costituisce una glossa squisita allo spettacolo di James Franco e Peter Gold che declina in chiave pop la stessa parabola dell’illusione hollywoodiana che costituisce il nucleo narrativo dello spettacolo come spiega bene Franco.
Sono (…) interessato alle storie che riguardano Hollywood come una sorta di dipendenza, storie in cui le persone amano Hollywood così tanto che qualcuno finisce addirittura per morire a causa della sua vicinanza al “calore” di Hollywood.
Desert Films si presenta come un’evocazione cinematografica per il teatro o, se preferite, un’evocazione teatrale per il cinema.
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Uno spettacolo che non è “importato” dall’estero, in tournée nella nostra penisola, ma una produzione napoletana (Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini) e Newyorkese (la compagnia/struttura Theatre 29) originale e nativa.
L’accordo di coproduzione internazionale tra la direzione artistica del Teatro Bellini e il Theatre 29, fondata da James Franco e Ashton Ramsey, ha permesso una residenza artistica nata da una chiara scelta di politica teatrale: la Fondazione Teatro di Napoli ha garantito spazi, maestranze e sostegno economico, permettendo a Franco di lavorare all’allestimento e approdare a un debutto napoletano.
Rigorosamente in lingua inglese, lo spettacolo viene presentato con i soprattitoli che, ma torneremo su questo dettaglio, diventano parte fondativa dell’allestimento.
Il nucleo narrativo della pièce è l’incontro tra due attori, uno maturo (James Franco) e uno giovane (Blaine Kern III). L’attore maturo è l’emanazione di Robert Blake una figura centrale del cinema hollywoodiano forse poco conosciuta in Italia (a meno che non si sia fan di David Lynch) che ha rapito il giovane attore nel quale riconosce un se stesso alle prime armi. Questo incontro/confronto si dipana su diversi piani narrativi. I due personaggi in scena si confrontano con la biografia di Robert Blake un attore esistito veramente, bambino prodigio che finirà per uccidere la moglie.
Il Giovane Attore lo riconosce subito collegandolo alla sua immagine più inquietante e metacinematografica, quell’uomo con il cerone bianco in faccia, citando esplicitamente Strade Perdute (Lost Highway) di David Lynch.
Il fantasma lynchiano di Robert Blake incarna il punto d’arrivo e il fallimento della catena di montaggio del sogno hollywoodiano. Nel suo serrato confronto con il Giovane Attore, Blake dà corpo e voce a “tutte quelle stelle che non lo sono mai state”, rivelando come la fame di visibilità sia una trappola identitaria. L’illusione che basti un’occasione per “farcela” si scontra con una realtà in cui la celebrità è una moneta tossica che svuota l’individuo: chi non riesce a conquistarla resta intrappolato nella frustrazione, mentre chi la ottiene finisce per diventarne schiavo, scambiando la propria vita reale con la finzione dello schermo.
L’incontro tra i due attori viene raccontato non solamente in scena, ma anche su uno schermo, tramite una videocamera che abilmente manovrata dallo stesso Franco, restituisce sullo schermo i loro volti abbacinati e deformati da un punto di vista sbilenco, da una inquadratura storta, che mostra da un altro punto di vista la stessa scena, riprendendo anche lo schermo e gli stessi sottotitoli che così vengono sdoppiati sullo schermo a sottolineare un metalinguaggio che riallaccia teatro e cinema in una crasi che trova in questo dispositivo cineteatrale una sua cifra elegante e riuscitissima.
La narrazione si muove su piccoli slittamenti di senso con un retrogusto comico (come quando Blake dice del giovane attore che è bello e lui, anche se è stato rapito ed è legato alla sedia, se ne compiace) che da un lato mostra quel calore con cui si bruciano le tante stelle di Hollywood dall’altro mette in gioco una crudeltà che smuove tanto Blake quanto il giovane attore, entrambi alla ricerca della conferma narcisistica di una bravura per ottenere la quale sembra non importare nient’altro.
Lasciamo al pubblico il piacere e il divertimento di cogliere le citazioni cinematografiche di cui il testo è disseminato.
A sostenere una atmosfera à la Lynch (fatta di situazioni con diversi significati, di una verità che si presenta sempre con un oltre da decifrare) ci sono anche un pianista e una cantante, che aprono e chiudono lo spettacolo, sancendo un’ulteriore omaggio a Lynch, una aderenza tra teatro e cinema, tra vita e finzione (la vita sulla scena, e la vita oltre la scena come quella di Blake, quello vero, che uccise la moglie).
James Franco è bravissimo nell’impersonare una vecchia star di Hollywood consunta dal calore della fama e a manovrare una videocamera mai ferma e sempre in dinamico movimento. Blaine Kern III gli offre sponda e interpreta grandiosamente l’ardente gioventù di chi vuole sfondare tributando tutto il suo amore per un personaggio che interpreta con grande generosità.
Lo spettacolo è in scena all’Ambra Jovinelli di Roma fino a domenica 4 ottobre, per poi andare in scena a Firenze (dal 6 al 7 ottobre) e Milano dall’8 all’11 ottobre.
Ovunque siate, da dovunque ci leggiate non mancate l’occasione di andarlo a vedere.
Trattatevi bene, fatevi un regalo.
Visto per voi al teatro Ambra Jovinelli di Roma il 29 settembre 2026
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(30 settembre 2026)
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*Los Angeles è una grandissima autostrada, versa cento dollari e comprati un’auto / In una settimana, forse due, ti faranno diventare una stella del cinema/ Le settimane diventano anni, come passano in fretta / E tutte le stelle del cinema / che non lo sono mai diventate parcheggiano auto e pompano benzina
