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I due gentiluomini di Verona di Shakespeare #Inscena a Padova dal 24 al 28 gennaio

di Gaiaitalia.com #Teatro twitter@gaiaitaliacomlo #Padova

 

 

I due gentiluomini è una commedia sperimentale, vitale e irruenta. Protagonisti due amici per la pelle, Valentino e Proteo, che s’innamorano della stessa ragazza, Silvia. Una fidanzata tradita e molte trame secondarie complicano l’azione fino alla problematica conclusione, che vena di ambiguità un lieto fine solo apparente. Un’opera tragicomica, interpretata da un cast di straordinari attori della nuova scena italiana, capaci di evocare l’adolescenza non come età anagrafica, ma come stato mentale e fisico. Un limbo tra inesperienza e maturità, costellato di travolgenti terremoti interiori.

“I due gentiluomini di Verona – racconta Sangati – una delle prime opere del Bardo (se non la prima), è una commedia singolare, anomala sotto diversi punti di vista. Un giovane Shakespeare, probabilmente arrivato da poco a Londra da Stratford, mette insieme – come in un collage – fonti e generi letterari diversi per dare vita a un modello drammaturgico rivoluzionario che cambierà la storia del teatro e di cui diverrà maestro: la commedia romantica. L’ambientazione “italiana” suggerisce l’idea di una sorta di grand tour elisabettiano, di una ricognizione tra le rovine letterarie della cultura rinascimentale, ma è un’Italia reinventata, deformata, un parco divertimenti (o degli orrori) dalle atmosfere metafisiche: tra Verona e Milano c’è il mare e le foreste della pianura padana sono infestate dai banditi di Robin Hood”.

“È una commedia-laboratorio, sperimentale, vitale, instabile e irruenta: il genio scalpita e mette alla prova personaggi, tematiche e relazioni che troveranno poi sviluppo autonomo nei testi successivi. Condensa al debutto, in un nucleo pulsante, molte delle sue più grandi intuizioni e inaugura un punto di vista sul mondo che non ha precedenti nella tradizione teatrale. Il suo sguardo di giovane sul mondo dei giovani non fa sconti: come in un’autopsia, disseziona con cinismo sorprendente il concetto ormai anacronistico dell’Amore cortese, mettendo in luce i meccanismi di imitazione, invidia e compensazione che lo governano e rivelando l’immaturità affettiva di chi non riesce a uscire dalla gabbia emotiva dell’adolescenza. I protagonisti sembrano appartenere a una generazione di “bamboccioni”, rimasti troppo a lungo a casa, o trattenuti da padri che, a loro volta, si sono rifiutati di “liberare” i propri figli: un mondo senza futuro, intrappolato in una regressione perenne. È un’opera tragicomica, spigolosa, sorprendente, ma come spigolosa e sorprendente può essere la vita e Shakespeare, già agli esordi (e forse con più coraggio che nei capolavori a venire), dimostra tutta la sua abilità nel portare in scena la realtà senza semplificazioni, etichette o stereotipi. Oggi, probabilmente più che in altri momenti storici e culturali, in un mondo che ha perso ogni equilibrio, abbiamo (di nuovo) gli strumenti per riscoprire e leggere in profondità quest’opera senza pregiudizi (romantici)”.

 

con Fausto Cabra, Ivan Alovisio, Camilla Semino Favro, Antonietta Bello, Luciano Roman, Gabriele Falsetta, Paolo Giangrasso, Ivan Olivieri, Giovanni Battista Storti, Alessandro Mor, Chiara Stoppa, Diego Facciotti

e con la partecipazione straordinaria di Charlie

scene Alberto Nonnato

luci Cesare Agoni

costumi Gianluca Sbicca

regia Giorgio Sangati





(18 gennaio 2018)

©gaiaitalia.com 2018 – diritti riservati, riproduzione vietata

 




 

 

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