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La Pace di Zingaro: un Aristofane d’antan

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di Alessandro Paesano

Aristofane scrive La Pace nel 421 p.e.v. lo stesso anno in cui venne ratificata la pace di Nicea che metteva fine, temporaneamente, alla guerra del Peloponneso che vedeva contrapposte Atene e Sparta.
In questa commedia scritta con spirito di fiducia nel futuro Aristofane individua perfettamente le dinamiche della guerra e
gli interessi che ci sono dietro, mettendo alla berlina finti indovini e venditori di armi (quelli che hanno i danni maggiori da un ritorno della pace) e pone  il pubblico dinanzi le sue responsabilità politiche e collettive mettono in scena lo sforzo collettivo di tutti i greci per liberare la pace (impersonata dalla dea Eirene che dà il titolo alla commedia) murata viva dagli dei che sono fuggiti dal monte Olimpo.Sulla scena tutti i greci convenuti non sanno lavorare insieme e solamente grazie ai contadini gli sforzi vengono coordinati verso un risultato condiviso. L’analisi sociale, culturale e geopolitica (per usare un linguaggio di oggi) sono sorprendenti per la loro precisione e la loro attualitàoggi come allora, così come il messaggio di azione civile che Aristofane dirigeva alla contemporaneità.
Aristofane non si dimentica di essere un autore di commedie e racconta le vicissitudini che portano alla liberazione della Pace con una verve comica irriverente. La commedia così si apre con i servi del protagonista, il vignaiolo Trigenio, che danno da mangiare deiezioni animali allo scarabeo stercorario col quale Trigemino pianifica di innalzarsi fino al monte Olimpo.
L’aspetto simbolico della vicenda raccontata (la Pace raffigurata da una statua gigante che resta immobile e non proferisce parola, come a dire che la pace va agita e non detta; l’aspetto prosaico dell’animale con cui Trigemino raggiunge gli dei) ha un risvolto comico che  non è mai un espediente ma un aspetto concreto del simbolo. Questo meccanismo comico è una delle più notevoli intuizioni della commedia e di Aristofane. 

Vincenzo Zingaro, che del teatro classico ha fatto un suo fiore all’occhiello, ripropone la sua messinscena storica di questa commedia al Teatro Arcobaleno  di Roma in scena fino al 24 marzo.

Zingaro insiste sugli aspetti comici della vicenda, con un umorismo un po’ tradizionale, che a volte  gli sfugge di mano facendolo indulgere su battute trite, inconsapevolmente omofobiche – il riferimento alle deiezioni uscite dal deretano di un invertito (sic!) che in Aristofane non c’è -, o sessiste  – così mentre uno dei servi commenta l’avvenenza della promessa sposa di Trigemino, Zingaro pensa bene di far scoprire dal servo le gambe all’attrice riaffermando un machismo tossico  che, almeno nel nudo, poteva essere evitato.
Anche la caratterizzazione di Ierocle, il falso indovino che Artistofane mostra come una delle categorie di persone danneggiate dalla pace, è costruita su una effeminatezza da avanspettacolo poco in linea con il personaggio e, soprattutto, posticcia rispetto il simbolo che rappresenta in Aristofane.
Una caratterizzazione che si salva solamente per la bravura del suo interprete, Fabrizio Passerini, che non strafà e risulta spassosissimo (anche quando apprezza enfaticamente i colpi di manganello datigli dal servo di Trigemino). Però si indulge nel classico cliché dell’uomo effeminato e omosessuale irricevibile sia perchè rinnova una discriminazione sia perchè nulla aggiunge al personaggio pensato da Aristofane la cui funzione narrativa, di critica sui  profittatori della guerra, nulla ha a che fare con il suo orientamento sessuale.
Ancora, la stessa Pace che in Aristofane è la statua immobile di cui si è detto viene trasposta da Zingaro in una danzatrice che restituisce l’etterno femminino in una concezione della donna davvero d’antan e, di nuovo, poco in linea col testo originale dove la pace statuaria ha tutt’altro significato di una donna bella e giovane che danza (senza nulla togliere all’interprete).

Ciò detto lo spettacolo sa farsi vedere, gli attori e le attrici sono bravi e brave,  i costumi di Emiliana Di Rubbo sono splendidi, lo stesso vale per le maschere dello studio di Rino Carboni, e la necessità di mettere in scena uno spettacolo che inneggi alla pace, oggi come allora, è incontrovertibile,  come ricorda Zingaro alla fine della spettacolo, quando sale sl palco, emozionato, per ringraziare il pubblico della sua presenza, in una sala gremitissima, che applaude ripetutamente. 

E chi siamo noi per contraddire il pubblico?

 

LA PACE di Aristofane
Adattamento, Regia e Musiche Vincenzo Zingaro
Con Giovanni Ribò, Fabrizio Passerini, Rocco Militano, Piero Sarpa, Laura De Angelis, Mario Piana, Irene Catroppa
Maschere Rino Carboni Studio – Scene Vincenzo Zingaro – Scenotecnica Lorenzo Zapelloni
Costumi Emiliana Di Rubbo – Disegno Luci Giovanna Venzi
Produzione: Compagnia MAURI STURNO Srl

 

 

Visto per voi al teatro Arcobaleno Roma il 10 marzo 2024.

 

 

 

 

(17 marzo 2024)

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