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La cena di Vermeer: uno spettacolo impeccabile

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di Alessandro Paesano

Il grande inganno – La cena di Vermeer racconta un momento particolare della vita di Han van Meegeren che, accusato di collaborazionismo, viene incarcerato e processato nel 1947. L’accusa di aver colluso coi nazisti gli proviene dall’aver venduto a Göring e a Himmler dei quadri tra cui alcuni Vermeer e di essersi arricchito.

La verità è un’altra, come scoprirà un medico militare che visita Han in carcere che insospettito da alcune parole dette da Han durante alcuni momenti di delirio, riesce a farsi dire la verità. I Vermeer, nonostante siano stati riconosciuti da diversi critici come originali sono stati dipinti da Han, con delle accortezze tecniche che ne hanno celato l’origine contemporanea.
Han non vuole che si sappia la verità, anche se rischia la pena di morte, perchè sa che i falsi Vermeer verrebbero distrutti e non può tollerare che il suo lavoro certosino che ha tratto in inganno l’universo mondo vada perduto per sempre.
Sarà l’insistenza della ex moglie che lo viene anche lei a trovare in carcere e l’intervento di una giornalista che Han si lascerà convincere a dire la verità, ma non verrà creduto. Si ripete il karma di un artita che venne giudicato di poco valore e izia a comprendere come il vero scopo del falsificazione dei quadri di Vermeer non sia (solamente) il profitto ma la voglia di rivalsa contro chi lo considerava artisticamente poco dotato Han dovrà dipingere in aula uno dei quadri per dimostrare la sua capacità, il suo expertise, e la possibilità tecnica di falsificare dei quadri che dovrebbero sembrare del 1600.

Durante il processo, che occupa la seconda parte dello spettacolo, si scende con dovizia di particolari sulle tecniche di invecchiamento dei quadri falsificati, dall’uso d pennelli antichi, alla preparazione dei pigmenti colorati, alla formaldeide usata per ottenere il craquelure (quelle micro crepe che si creano col tempo nel colore dei quadri antichi).

Scagionato dall’accusa di collaborazionismo e dalla pena capitale Han può persino celiare insinuando che i falsi da lui dipinti sono ancora di più di quelli dibattuti al processo.
La messinscena è molto semplice, lasciando alla bravura degli attori e delle attrici di evocare situazioni e spazi con la recitazione. Alcuni praticabili posti a diverse altezze sul palcoscenico rendono vivida l’idea di una segreta dove è tenuto Han, che si trasforma poi nell’aula di tribunale.
La regia di Felice Della Corte che interpreta il medico militare, è molto attenta anche nelle controscene. Splendide quelle della ex moglie e della giornalista che assistono al processo e, pur non avendo battute, reagiscono, parlano tra di loro, senza che ne sentiamo i dialoghi, si abbracciano quando arriva la sentenza di assoluzione, rendendo la scena molto vera. 

Mario Scaletta è un Han convincente nella sua vanità distratta e bonaria che cova sotto sotto una rabbia per non essere stato considerato un pittore degno di questo nome. Tiziana Sensi è una moglie intensa e molto brava nel restituire l’affetto di una ex.  Caterina Gramaglia è una giornalista convincentissima,  sulla difensiva per essere una donna che fa un mestiere all’epoca di appannaggio maschile, e sinceramente convinta dell’innocenza di Han, felice di informarlo che i suoi quadri non verranno distrutti e che anzi sono richiestissimi come quadri del falsario di Vermeer.
Paolo Gasparini, che interpreta il pubblico ministero,  riesce a evocare solamente con l’allure della sua verve argomentativa l’atmosfera dell’aula di tribunale.

Maria Letizia Compatangelo  compone una pièce molto intensa, più attenta nella scrittura  a comporre una pièce coerente e drammaturgicamente credibile che ad attenersi alla verità storica anche se non se ne discosta affatto (tranne nell’omissione della morte repentina di Han subito dopo il processo). 

Già perchè i fatti raccontati sono accaduti davvero senza che il testo faccia pesare questa verità storica o la usi, come spesso accade in questi casi,  come giustificazione per una drammaturgia sui generis. 

Non è “la storia vera” a dare autenticità ai fatti raccontati, al contrario, è la capacità di Compatangelo di descrivere sentimenti e aspettative dei suoi personaggi, cogliendone sentimenti e frustrazioni umane, a dare loro credibilità e a suscitare interesse nel pubblico per una storia strutturata in maniera impeccabile.

 

IL GRANDE INGANNO – LA CENA DI VEMEER
di Maria Letizia Compatangelo

Regia Felice Della Corte
Compagnia Lucidisogni
Con Mario Scaletta, Tiziana Sensi, Felice Della Corte, Caterina Gramaglia, Paolo Gasparini
Visto per voi al teatro Marconi di Roma giovedì 14 febbraio 

 

 

(19 marzo 2024)

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