“Songs and Silences”: uno spettacolo indimenticabile

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di Alessandro Paesano

L’ultimo spettacolo di Fuori Programma 2024 è Songs and Silences del coreografo e musicista Amos Ben-Tal che si esibisce assieme al collettivo OFFprojects.

Quando il pubblico accede all’arena dell’India la pedana centrale dove si sono esibite le altre compagnie è stata tolta, al suo posto rimane il semplice pavimento. Le sedie per il pubblico sono rimaste  ai quattro lati dello spazio ma alcuni sgabelli campeggiano sparsi al centro e ai lati dello spazio della performance.
Le maschere, mentre strappano i biglietti, danno istruzioni al pubblico che può sedersi anche sugli sgabelli, tranne quelli con lo scotch bianco.

Così, oltre ai lati, il pubblico è anche nello spazio della coreografia, accanto al quale siedono i danzatori e le danzatrici (alcuni sgabelli sono infatti accoppiati).

Songs and Silences  (t.l Canzoni e silenzi) alterna alcune canzoni, scritte e interpretate da Ben-Tal (con la partecipazione dell’attrice Annabelle Hinam, non accreditata sul programma del festival) agli assoli di danza.
Alla prima canzone, che raccomanda a chi ascolta di non antropomorfizzare  le nuvole, il sole o la montagna,  alle quali non interessa nulla della nostra esistenza e che non fanno cose contro di noi (è tutto in mano nostra), restituita anche in italiano, segue un assolo di Adam Khazhmuradov che danza nello spazio a pochi centimetri dalle persone sedute sugli sgabelli, instaurando subito una intimità tra performer e pubblico che cresce man mano che lo spettacolo prosegue.

Poi Hinam legge un testo, una poesia, un manifesto, una dichiarazione di intenti, una denuncia, (…) Amami, sono così giovane, sono così giovane Satura il mio amore, sono immune all’odio, all’amore Il doppio tempo è il segreto per un impeto di bella lussuria Uccidi i giovani con cattivo amore, nutri la vittima. Celebra l’odio, allora sarai il leader Manipola la giovinezza necessaria per la rabbia, l’amore La vittoria è concessa all’amore passivo, massiccio e folle Il tradimento è la ragione, uccidi la ragione (…)  e subito dopo Milena Twiehaus, con la sua danza, tutta un profluvio di slanci in avanti, verso la vita, verso il mondo (verso il pubblico?) e un sorriso che commuovono esprime delle emozioni e tu pensi che si tratti della sua risposta al testo appena ascoltato e infatti, a metà della coreografia, inizia ripetere quel testo, prima sottovoce, poi sempre più convinta e con una dizione forte.

La danza articola, attraverso un linguaggio coreografico molto misurato, l’espressione di un’emozione, quella scaturita dalle canzoni eseguite, ma anche dal pubblico così prossimo, col quale instaura un rapporto di fiducia: cosa lo trattiene  dal toccare il e la performer che gli danza a pochi centimetri di distanza, dentro la sfera prossemica del contatto fisico?
L’emozione pervade performer e pubblico in un rimando continuo e seduttivo.

Il pubblico in scena  con una distanza così ridotta che al teatro non è mai stata possibile, sente l’aria mossa dai e dalle performer, il loro odore, e la coreografia innesta un riverbero emotivo fortissimo che commuove fino alle lacrime inserendoti nel qui e ora della performance della quale fai parte pur mantenendo il tuo ruolo di pubblico ma non più  passivo, che osserva e giudica, ma che partecipa alla performance e funge da cassa di risonanza emotiva con uno scambio di energia, che fluisce libera.

Gli a-solo di danza si trasformano ben presto in azioni-reazioni a due, a tre e quattro, a Khazhmuradov e Twiehausoltre si aggiungono Luca Cacitti e Wolf Govaertsa in una esecuzione coreutica precisissima ma sempre molto spontanea (ma non estemporanea) in un continuo dialogare tra corpi danzanti attraversati e mossi da un flusso emozionale inarrestabile e coinvolgente che travolge tutti e tutte. Fino al finale nel quale ci viene invitato a pensare al percorso fatto, alla nostra resilienza, alle persone che non ci sono più e al bisogno di parlare della morte.

Songs and Silences si inserisce negli interstizi di un teatro politico nel senso più squisito di vita nella polis, in una cittadinanza ormai atomizzata in tante identità incomincianti cui viene invitato a stare dentro l’azione, dentro le cose, in quella partecipazione di cui cantava il nostro Gaber che esalta la libertà, di pensiero, di movimento, di esercitare un pensiero critico anche assumendo un punto di vista altro rispetto la danza vista quasi da di dentro, per chi ha avuto la determinazione o la curiosità di prendere posto su quegli sgabelli dislocati altrove.

Songs and Silences  è una esperienza che intender non la può chi non la prova  e lascia un segno indelebile in ogni persona che vi ha assistito ma, anche, partecipato.

 

Songs and Silences

Coreografia, musica, testo: Amos Ben-Tal
Con: Luca Cacitti, Wolf Govaerts, Adam Khazhmuradov, Milena Twiehaus
Consulenza artistica: Yvan Dubreuil
Luci: Xavier van Wersch
Manager: Lobke Nabuurs
Direttore di produzione: Joana Martins
Produzione: OFFprojects
Partner: Korzo/CaDance Festival
OFFprojects è sostenuto strutturalmente dalla città di Den Haag e dal Performing Arts Fund NL.
Con il sostegno di: Gravin van Bylandt Stichting e Fonds21

 

Visto per voi al teatro India il 5 luglio 2024.

 

 

(7 luglio 2024)

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