“Oh! scusa dormivi”, una messinscena riuscita

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foto: Piero Marsili

di Alessandro Paesano

Oh! pardon tu dormais!* (t.l. Oh! Scusa dormivi!) è un atto unico scritto da Jane Birkin nel 1991, subito dopo la morte di Serge Gainsbourg e di suo padre David, morti entrambi nel mese di marzo.

In questo atto unico, sviluppato in 17 quadri, Birkin descrive la lunga notte di una coppia senza nome, sui quaranta anni (coì nel testo, pubblicato nel 1999) che, tra accuse, confessioni, ricordi delle rispettive vite prima della loro vita insieme, si confronta sulle rispettive paure, bisogni, idiosincrasie, aspirazioni e aspettative di vita evocando la vecchiaia, la morte, la quotidianità, il loro lavoro, le loro angosce.
Il testo, prima ancora di essere portato in scena, è diventato un film-tv (per Arte) diretto dalla stessa Birkin  Oh pardon ! tu dormais… (Francia, 1992) interpretato da Christine Boisson e Jacques Perrin -, per poi debuttare al Théâtre de la Gaîté-Montparnasse di Parigi nel 1999, dove Birkin va in scena a fianco di Thierry Fortineau per la regia d Xavier Durringer.

Dopo tristi vicissitudini private (una malattia cronica che le fa lasciare le scene, la morte in circostanze mai chiarite della primogenita Kate Barry) nel 2020 Oh! pardon tu dormais! diventa un album in studio (verrà poi distribuita anche la versione live) prodotto da Etienne Daho nel quale Birkin, prendendo a piene mani dal testo teatrale, affronta anche altri argomenti, come la morte di Kate (Come lo odio questo muro spesso, (…) Io fuori Tu sotto, grida mute, mute da Ces Murs Èpais) segnando il suo ritorno musicale a 12 anni dall’ultimo disco.

La messinscena  di Alessandra Vanzi e Marco Solari è una iniziativa interessante che presenta al pubblico italiano (lo spettacolo ha avuto un’anteprima nazionale il 10 settembre 2023 nella rassegna  Tempora Contempora al Convitto Palmieri di Lecce,   in prima nazionale  il 14 e 15 ottobre al Florian Espace di Pescara e poi lo scorso febbraio all’Angelo Mai di Roma, prima di approdare al Tordinona) un testo importante,  che rappresenta un nodo cruciale nella carriera artistica e nella vita privata  di Jane Birkin, una icona dell’emancipazione femminile (anche se a lei non piaceva quell’aggettivo e preferiva presentarsi come madre)…

Il lavoro fatto sul testo è molto efficace: sono stati eliminati alcuni dettagli scenografici (dal letto alla porta che dà sul bagno; la finestra che viene di continuo aperta e chiusa) e alcuni dettagli sonori (la musica che proviene da un altro appartamento), più tutta una serie di elementi di scena (dai medicinali ai tappi per le orecchie) presentando i due interpreti sul palco vuoto, ad esclusione di un tappeto dove si sdraieranno di tanto in tanto.
La scenografia, gli spazi, la distanza tra i due corpi sul letto (così minuziosamente descritti nel testo originale) sono restituiti esclusivamente dalla prossemica dei corpi di Venzi e Solari, che si dislocano ai lati opposti della scena, oppure sono vicini, in piedi o seduti, poggiati l’uno alle spalle dell’altra, mentre ogni nuova posizione viene ottenuta da un momentaneo buio che sottolinea il passaggio tra un quadro e l’altro, in una maniera squisitamente teatrale che tante messinscena contemporanee sembrano avere dimenticato, portando sul palco elementi di scena che appartengono più alla fiction televisiva che al teatro dove tutto è (o dovrebbe essere) evocato.

Una scelta intelligente ed efficace che permette di concentrarsi sui due personaggi e sulle loro emozioni, sul portato dell’interpretazione dell’attore e dell’attrice.

Birkin ha dalla sua l’intelligenza di aver composto un testo che non si dipana né secondo il cliché del maschio vessato dalla femmina ma nemmeno secondo la linea di denuncia, purtroppo mai solamente cliché, della donna vittima di violenza, psicologica e fisica, da parte del maschio.

La pièce si apre con Lei che sveglia Lui in piena notte (da cui il titolo) e comincia con alcune domande topiche (sono bella?, ho le rughe?) ma da subito, in questo botta e risposta del ménage familiare, emergono alcuni dettagli sui quali la coppia non si sofferma che danno però prospettiva e sostanza alla loro discussione: il lavoro di scrittore di lui, un ex di lei (Max)  la cui memoria campeggia nei discorsi di lei, ed è continuo metro di paragone, le percosse subite  (ma le dava anche)  da Max,  che lui le rinfaccia come elemento di sottomissione e, ancora, l’aborto spontaneo da lei subito..
In questo gioco di forza dove lei sembra la petulante polemista e lui il classico uomo che si sottrae al confronto, scopriamo la forte solidarietà della coppia: lei che è sempre vicina alle crisi ipocondriche di lui (questo aspetto perde parzialmente peso dai tagli apportati al testo), una tendenza suicidarla millantata, ma forse no, di lei, contrastata da lui,
Nel recriminare su momenti ed entusiasmi del passato emerge una  grande energia positiva, di speranza, che aveva avvicinato lei e lui con l’ottimismo di poter fare meglio quello che non era andato bene nei ménage precedenti.
Ed ecco che il ritornare a un gioco che devono aver fatto tante volte in passato e adesso viene eseguito svogliatamente, dove lui si finge ramo e lei uccello, insinua nel pubblico il dubbio che questa competizione verbale (che passa anche attraverso l’interdizione di alcune parole che lei non riesce a pronunciare come sesso o frutta) sia parte di un rituale, di un gioco, sia forse essa stessa finzione in un confronto celebrato, ritualizzato, simbolico. E a pensarci bene non c’è sempre una parte di scrittura, di premeditazione nei litigi delle nostre vite?

L’intreccio di questo confronto emerge con delle evidenti differenze caratteriali che però non rientrano in alcun stereotipo di genere, quanto, piuttosto, nelle difficoltà in cui Lui e Lei hanno nel dover rivestire i ruoli che la società si aspetta da loro in quanto uomo e in quanto donna. Le differenze di genere, che, pure, ci sono, non costituiscono un arroccamento inconciliabile, anzi è interessante vedere due declinazioni differenziate dello stesso spirito che tradisce un’aspettativa di sé e dalle altre persone davvero alta e intransigente che culmina  nella confessione finale di lui (mentre lei dorme, forse sotto gli effetti delle pillole che ha preso) che mentre decide di non svegliarla più, le confessa quanto lei si illuda su di lui mentre lui si si considera un uomo che non è riuscito a sviluppare le sue potenzialità e a non essere un uomo né per lei né per se stesso.
La piéce si chiude sulle note di Harvest Moon dall’album di Birkin Fiction del 2006.

La recitazione d Marco Solari è tutta a togliere in linea con il personaggio pensato da Birkin. Alessandra Venzi alterna momenti di grande emozione nel restituire il testo ad altri dove pare un poco svagata, a tratti fuori tono, e non sappiamo quanto l’effetto sia voluto o meno, ma poco importa perché contribuisce comunque a dare spessore e credibilità a un personaggio di difficile interpretazione.

Oh! scusa dormivi (nel titolo italiano stata mantenuta la regola della lingua francese) è uno spettacolo riuscito, rispettoso del testo che affronta con un piglio personale che diventa la cifra stilistica di una messinscena accurata e curata.
Il pubblico applaude e richiama attore e attrice in scena più volte, come si meritano. 

* non pensi chi legge che quel pardon minuscolo sia un refuso: nella lingua francese, a differenza dell’italiano, all’interno di una frase, quando il punto esclamativo segue una interiezione, la parola seguente NON va in maiuscolo

 

foto: Piero Marsili

 

OH! SCUSA DORMIVI di Jane Birkin
traduzione di Alessandra Aricò (Edizioni Barbès, 2008)
con Alessandra Vanzi e Marco Solari
collaborazione Gustavo Frigerio | Produzione Florian Teatro – Centro Produzione Teatrale
Grazie a Artisti 7607 – Patrizia Bettini – Marcella Messina – Mario Romano – Paolo Modugno – Paola e Alessandro (Spazio di Mezzo, Baglio d’Arte di Marausa). Per le foto ad Andrea Cavicchioli, Piero Marsili, Marcello Mascara, Ionela Mimiteh

 

Visto per voi al teatro Tordinona di Roma il 19 aprile 2024.

 

 

(21 aprile 2024)

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