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Darwin’s Smile: Isabella Rossellini e l’empatia

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di Alessandro Paesano

Sono i gesti o le parole che contano di più? si chiede Isabella Rossellini a inizio spettacolo. Lo fa dopo averci mostrato alcune sequenze tratte dai film muti di Francesca Bertini, nei quali le emozioni e i sentimenti sono comunicate tramite le espressioni del viso e i movimenti del corpo, senza l’ausilio della parola. Ma non tutti i gesti, non tutte le espressioni sono comprensibili dal pubblico di ogni parte del mondo. Alcuni gesti appartengono a una cultura ben precisa e non sono leggibili al di fuori di essa.

Così quando ha dovuto interpretare il personaggio di una ebrea ortodossa Isabella racconta che aveva un coach che le insegnava a usare una gestualità che apparteneva davvero a quella cultura. Per esempio il gesto di leggere fatto con le mani deve avvenire sfogliando le pagine da sinistra a destra per rispettare la lettura ebraica.

Se invece Isabella rideva o esprimeva disgusto, stupore, quelle emozioni, quelle espressioni del viso, erano comprensibili da qualsiasi cultura. Isabella Rossellini si chiede il perché. Ed è in buona compagnia. Ci spiega infatti che anche Charles Darwin si è posto la stessa domanda e ci ha scritto un libro On the Espressione of Emotions In Men and Animals nel quale afferma che, tra essere umano e animali, c’è una continuità nella capacità di esprimere emozioni.

Nello spettacolo, con un  racconto preciso, puntuale, privo di sbavature e approssimazioni, ci spiega la selezione naturale e quella sessuale così come sono state pensate da Darwin, schiva l’accusa di antropomorfismo fattale all’università, quando attribuisce emozioni agli  animali (quando ho introdotto nella mia fattoria delle pecore le mie galline le hanno guardate con stupore, lo stesso che proveremmo noi se una pecora ora camminasse nella platea del teatro la Pergola) spiegando che l’espressione certe emozioni sono primordiali e universali, e le condividiamo con molti primati, mentre altre espressioni sono veicolate (costruite?) dalla nostra cultura, in senso antropologico.

E mentre ci illustra queste differenze nell’essere umano e le similarità con il mondo animale Isabella Rossellini  ci spiega anche il funzionamento del teatro, della recitazione, delle inquadrature cinematografiche, con l’ausilio di una camera video che proietta un’immagine sulla fondo della scena. Ci mostra così come lo spazio di un campo lungo introno a lei mostra la solitudine in cui si trova il personaggio che ha interpretato in Fearless, di Peter Weir. Una scena  nella quale la solitudine visiva è sostenuta dalla musica, dall’illuminazione,  anche se, alla fine, quel che conta è la reazione fisica del personaggio, che si pone una  mano sul viso, gesto col quale  trasmette l’idea di solitudine senza bisogno di inquadrature, luci e musiche.

Isabella Rossellini ci mostra questi dettagli del linguaggio cinematografico  nel loro farsi, , in quel momento, in video. Ce lo mostra a dire il vero  sin dall’inizio, quando reinterpreta i gesti di Francesca Bertini appena visti sullo schermo  dando loro di volta in volta una diversa cornice narrativa e dunque un significato diverso. Forte della sua esperienza di Green Porno, una serie di video poi divenuti anche spettacolo teatrale, nei quali interpreta il comportamento sessuale di animali e insetti, Isabella porta in scena, per il pubblico che ha avuto la fortuna di assistere allo spettacolo, il comportamento dei pavoni, delle galline, dei gatti, dei cani, spiegandone espressione emotiva e tratti evolutivi, mentre ritorna al libro di Darwin per raccontarci di come anche noi esseri umani, che siamo animali, abbiamo un repertorio di gesti primordiali proprio come gli altri animali, e cerca risposte a domande sottili: un gatto soffia perché mosso dalla paura o la paura si forma in seguito a una reazione fisica istintiva? E qui le viene in aiuto la madre che le raccontò di come, quando girava Casablanca di Michael Curtiz, non sapendo verso quale dei due protagonisti doveva dimostrare amore, impiegava un’espressione dimessa perché certe volte le emozioni sono così forti da non trasparire e rimanere sottotraccia. Proprio come quando, lavorano come modella con Richard Cavedon, il grande fotografo riusciva a capire a cosa  Isabella stesse pensando semplicemente dall’espressione del viso che scaturiva dal suo pensiero (non mi piace quello che stai pensando, pensa ad altro).

Darwin’s Smile compie una crasi elegante e riuscitissima tra la dissertazione scientifica, il metateatro, l’intrattenimento (le tante piccole note ironiche con cui restituisce il suo vissuto – non sono andata all’università ma ero bella e quindi ho fatto la modella e l’attrice, poi sono invecchiata e avevo meno lavoro e invece di deprimermi sono tornata all’università), la riflessione etologica ed etica, attingendo alle esperienze di attrice, di fattrice, di grande osservatrice dei comportamenti altrui, animali e umani che Isabella Rossellini ha coltivato negli anni. E nel condividere con noi una curiosità per il mondo animale che ha avuto sin da bambina,  lo fa mostrando filmati e fotografie di una infanzia nella quale sua madre era Ingrid Bergman (e suo padre Roberto Rossellini) ai quali si riferisce con la normalità della figlia che pensa ai genitori (mia madre era un’attrice…) anche per le nuove generazioni che, magari, non la conoscono.

Lo spettacolo, pensato scritto e interpretato da Isabella Rossellini e diretto da Muriel Mayette-Holtz (attrice della Comédie-Française, ex-direttrice dell’Accademia di Francia a Roma) dopo il successo di pubblico avuto negli Stati Uniti e in Europa, in tournée in Italia dai primi di Gennaio, è uno stimolante esercizio di riflessione sulla vita umana e quella animale, sulla recitazione e sulle emozioni, proposto con eleganza e tanta umiltà, quella che nasce dall’intelligenza di chi ha capito delle cose e ha voglia di trasmetterle al prossimo, con empatia.

Quella che c’è tra attori, attrici e pubblico, tra modelle e fotografi, tra attrici e registi, perché essere attori è reagire non solo agire. Un’empatia che lei vorrebbe infondere anche nell’etologia dalla quale invece è esclusa in nome dell’imparzialità scientifica (come la misuri l’empatia?).

Forse un giorno farò un dottorato sull’empatia ma per il momento amo il teatro e preferisco farlo col pubblico.

Col suo rotacismo appena accennato, alcune parole che usa in italiano col significato inglese (eventualmente che per lei significa alla fine) Isabella accoglie il pubblico senza essere mossa dalla necessità di dimostrare né bravura né bellezza (che ci sono beninteso) ma mostrarci un pensiero, uno sguardo sul mondo, personale, da condividere, con gentilezza e col sorriso. Il teatro è gremito, molte persone sono venute da altre città per vedere lo spettacolo (come chi scrive che si è mosso d Roma) e grazie a Isabella Rossellini questo rito collettivo, oggi bistrattato e un po’ negletto, mostra di essere ancora in buona salute e di avere ancora molto da dire, con intelligenza. Ed empatia. Grazie Isabella.

 

Darwin’s  Smile
scritto da Isabella Rossellini
con Isabella Rossellini
regia Murielle Mayette-Holtz
costumi e scene Rudy Sabounghi
luci Pascal Noël
musica Cyril Giroux
video Andy Byers, Rick Gilbert
grafica Andy Byers
produzione Théâtre National de Nice
in coproduzione con Teatro della Toscana

 

Visto per voi al Teatro della Pergola di Firenze il 28 gennaio 2024.

 

 

(30 gennaio 2024)

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