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No One is Coming to Save You: una messiscena riuscita

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di Alessandro Paesano

No One is Coming to Save You
(t.l. Nessunə sta venendo a salvarti) di Nathan Ellis ha debuttato al Bunker Theatre di Londra l’11 giugno del 2018. 

La pièce mette in scena due personaggi senza nome, un uomo e una donna, che si incontrano solamente alla fine, che sono preda di  attacchi di panico e pulsioni omicide o comunque distruttive, che sono loro suscitate dalle preoccupazioni di cui si nutrono riguardo il terrorismo, la solitudine e la loro inadeguatezza a un mondo senza senso. 

L’attore e l’attrice che recitano in scena non impersonano già questi due personaggi, ma si riferiscono loro in terza persona, descrivendone azioni e pensieri,  enfatizzando da un lato il senso di osservazione quasi da laboratorio medico della pièce e dall’altro il senso di distacco tra loro e i personaggi, e tra i personaggi e il pubblico. 

Alcuni elementi del racconto di lui (le camice hawaiane che indossa un suo collega nelle foto di vacanza postate sui social) coincidono con alcune fantasie di lei (le camice hawaiane dell’aereo in volo che sta per collidere con un altro…) in una sovrapposizione che acquista significati diversi: si tratta dello stesso immaginario condiviso? di ricordi indotti? (all’inizio l’attore spiega come molti ricordi dell’infanzia sono influenzati da alcune foto di allora alle quali la nostra memoria cerca di conformarsi), oppure è una sovrapposizione dell’istanza narratrice dello spettacolo che si confonde (un po’ come Vargas Llosa ne La zia e lo scribacchino)?

La storia raccontata è inquietante in tanti suoi dettagli, i due aerei nel cielo che sembrano scontrarsi (visti a terra da entrambi i personaggi), la figlia del personaggio maschile che non la smette di piangere e lui vuole zittirla a tutti costi prendendo in mano un martello, l’automobile che viene addosso al personaggio femminile ma invece di investirla la attraversa come lei fosse un fantasma… A inquietare è anche una realtà che sembra sfaldarsi anche se continua a mantenere una coesione interna, ponendo il pubblico dinanzi l’incapacità di decifrare cosa gli viene raccontato.

La produzione del Collettivo Amori Difficili (è un’associazione culturale), che porta in scena il testo al teatro Belli in occasione della rassegna Trend,  è molto elegante e dalla messinscena impeccabile.
Il palcoscenico  è coperto da un drappo che copre quinte, impiantito e proscenio lambendo la platea, sul palco campeggiano un tavolo con un bicchiere d’acqua (che non cade nemmeno quando l’attrice sale sopra il tavolo) e un sofà, i due elementi presenti nella descrizione dell’ambiente dei due personaggi. Dietro, sulla quinta di fondo, vengono proiettate delle immagini video che raddoppiano le descrizioni del testo, mostrando  prima le immagini di un uomo sdraiato sul divano con un martellio mano e di una donna che osserva un bicchiere d’acqua e poi le immagini del giardino retrostante le tipiche case inglesi (dove un uomo, ma nelle immagini è l’attrice,  taglia i rami di un albero con la motosega) e poi ritrae la danza che l’attore e l’attrice compiono sulla spiaggia con una mise hawaiana sulle note di Um Mitternacht muß ich nach Hause geh’n come indicato nel testo.

L’uso delle proiezioni contribuisce all’effetto straniante rompendo la sospensione dell’incredulità. D’altronde (a differenza della pièce) l’attore e l’attrice, presenti in scena già quando il pubblico accede alla sala, si rivolgono direttamente alla platea, rassicurandola che se quello cui assisteranno sembrerà confuso, non devono allarmarsi …perchè lo è, distribuiscono penne biro e buste dove scrivere “qualcosa che fa stare bene (nel testo il pubblico è invitato a prendere la busta prima di entrare in platea).

In scena ci sono Giorgia Salari e Francesco Bonomo (che firma anche la regia) che sono perfetti come performer (proprio come li indica il testo), mentre fanno gli onori di casa, cioè del teatro,  più che mai rito collettivo per esorcizzare paure e paranoie della contemporaneità incarnate dai due personaggi, in una triangolazione tra personaggio raccontato, performer che ce lo racconta e personaggi in proiezione che  anche se hanno sempre la faccia di Solari e Bonomo, rimangono tre cose distinte.

Entrambi in grado di fronteggiare i piccoli imprevisti della maleducazione romana, quando un cellulare suona rumorosamente pochi minuti dopo l’inizio dello spettacolo e Bonomo e Solari fanno entrare quel fastidio nella performance senza perdere il filo (chapeau!), a loro agio nel leggere all’impronta i biglietti scritti dal pubblico (che hanno raccolto durante la pausa con balletto)  – che c’è scritto qui? fa lei  E chi riesce a leggere! risponde lui… – con fare disinvolto e sbottonato che contribuisce a mantenere il tono della messinscena in bilico  tra lo straniamento  e l’ironia sottile.
Una piccola licenza al testo che traduce con maionese vegana quel che nell’originale è un più valuable olio di oliva (quel che vende per lavoro il personaggio maschile) tradisce l’intenzione di disinnescare, almeno in parte il malessere dal quale scaturisce il testo, e insistere più sull’ironia.
D’altronde l’intenzione di Ellis nella chiusa dello show (quando il racconto acquisisce una spiegazione onirica suggerita tra le righe) vuole costituire una iniezione di speranza e ottimismo, nonostante la devastante vulnerabilità dei suoi personaggi.

Già, i personaggi.
Nelle intenzioni del suo autore dovrebbero essere molto giovani (sotto i trenta); in una intervista rilasciata al debutto del 2018 Ellis ha dichiarato: Ogni giorno esce un nuovo articolo online su come le persone giovani sono infelici e deluse dal mondo e dalle loro vite, e questo non sembra riflettersi nel lavoro che vediamo sul palco, che ignora le giovani persone del tutto o se ne interessa solamente per la loro vita sessuale).
Invece  interpretati da  Bonomo e Solari i due performer sono un po’ (solamente un po’) meno giovani (sotto i quaranta). 

Questo slittamento d’età cambia  la prospettiva del testo rendendo le paure dei due protagonisti un po’ meno concrete e più dettate da velleità frustrate: prima dei trenta certe difficoltà sono più dolorose e meno gestibili di quando  superati i trenta si sanno fronteggiare diversamente.
Uno slittamento di senso significativo ma non esiziale. 

Lo spettacolo è riuscitissimo e pienamente godibile e il pubblico in sala lo dimostra con uno scroscio di applausi.  

Però chissà che effetto avrebbe avuto il testo con due interpreti con 10 anni di meno…


NO ONE IS COMING TO SAVE YOU

di Nathan Ellis
regia Francesco Bonomo
con Giorgia Salari e Francesco Bonomo
disegno luci Pietro Sperduti
sonorizzazione Emiliano Duncan Barbieri
regista assistente Giovanna Guida
artwork Studio Lord_Z
traduzione Natalia di Giammarco
produzione Ass. Cult. Collettivo Amori Difficili

Visto per voi al teatro Belli di Roma il 16 dicembre 2023

 

(17 dicembre 2023)

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