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Love and Money, un testo ostico

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di Alessandro Paesano

Love And Money (t.l. Amore e soldi) di Dennis Kelly è un dramma in sette quadri incentrato su Jess, una donna che non riesce a smettere di comperare e ha accumulato oltre 70 mila sterline di debito, e suo marito David che, quando la trova morente in seguito a un tentativo di suicidio, invece di soccorrerla, contribuisce alla sua morte. David lo racconta via mail a una collega di lavoro conosciuta a un corso di aggiornamento online nel primo quadro. Nel secondo quadro i genitori di Jess, pur distrutti dal suicidio della figlia, non riescono a contenere l’invida, esacerbata dall’odio razziale, per un vedovo di origini greche che sta costruendo alla moglie morta una tomba ben più costosa di quella di loro figlia, così decidono di vandalizzare la tomba del vedovo. Nei quadri successivi una serie di flashback colgono momenti precedenti delle vite dei due coniugi. Nel terzo quadro  David  chiede un nuovo lavoro a una sua ex (che lo umilia e lo sessualizza) perché con lo stipendio da insegnante non può fronteggiare i debiti della moglie. Nel sesto quadro Jess, che ha assistito a un omicidio per futili motivi (un uomo è stato accoltellato a morte per aver involontariamente distrutto il cellulare di un altro uomo)  si trova ospedale, e  quando David la raggiunge  scopre  che la moglie ha fatto ancora acquisti. Nel quinto quadro ci viene presentato un impresario traffichino che trova vie poco legali o edificanti per guadagnare (tra cui la pornografia omoerotica, alla quale ricorre anche David). Nel quarto quadro Jess racconta del suo ricovero coatto in un centro psichiatrico. La pièce si chiude con un quadro nel quale Jess racconta che  David le ha chiesto di sposarla commentando la sicurezza che l’uomo le infonde.
Le connessioni tra tutti questi momenti differenziati temporalmente le deve fare il pubblico, durante la visione, la pièce si limita a giustapporle.

Forse aiuta sapere che il Regno Unito presenta una delle percentuali più alte d’Europa di persone indebitate per consumi privati (insieme all’Olanda, l’Italia staziona invece negli ultimi posti della classifica), ma nel (di)mostrare come i soldi, il consumo, e il credito al consumo danneggino le relazioni umane e affettive Kelly si limita a indicare le responsabilità individuali.
Le interessanti considerazioni fatte sul denaro, sulla morte, sulla società, sulla religione e l’esistenza di dio, nella pièce sono sempre trasfigurate dal punto di vista di una umanità borderline, ai limiti del patologico e non arrivano a coinvolgere il pubblico in una responsabilità collettiva,  che rimane invece sempre relegata al personale, al privato, dei personaggi.
Kelly è molto acuto nel tratteggiare il monologo interiore dei suoi personaggi, dimostrando grande sensibilità a restituire il loro tormento interiore, ma questi elementi invece di essere colti nel loro valore aggiunto costituiscono piuttosto un intralcio alla ricostruzione narrativa della pièce cui il pubblico è chiamato effettuare.

Certo Kelly è un autore teatrale e non un sociologo o un economista, ma questo regesto di personaggi immorali, assassini, invidiosi, sessuomani e sessualizzanti non invita certo all’empatia, o all’indignazione, quanto al ludibrio.
Kelly indulge nel mostrare lati imbarazzanti delle dinamiche umane e invece di ricondurre tutti e tutte alla responsabilità collettiva si limita a mostrarci comportamenti e risposte ai problemi al limite del patologico. Non ci sembra un grande servizio alla causa.

Non aiuta nemmeno la regia di Saverio Giuseppe Paoletta (che interpreta David) che fa recitare i personaggi con la stessa rabbia, la stessa violenza, la stessa aggressività e non se ne capisce il perché. La responsabilità è in parte del testo che non dà alcuna indicazione di regia.
Nel quadro cinque, nel quale ci viene presentato Duncan, l’impresario traffichino, l’unica didascalia indica che Duncan si trova in un “pub schifoso” (a shitty pub) senza suggerire come restituire questa denotazione.
La soluzione trovata da Paoletta, allestire un tavolo con delle bottiglie e  due sedie, ci sembra insufficiente, forse avrebbe aiutato un chiacchiericcio di sottofondo registrato, magari in lingua inglese, per evocare l’atmosfera da pub e far capire dove Duncan si trova. Lo stesso dicasi per il quadro ambientato in ospedale.

Ancora, nel primo quadro, quando deve restituire il testo delle mail della collega cui David confessa l’omicidio della moglie, Paoletta, che interpreta il personaggio, alza le braccia flesse, fino a incorniciare la propria testa tra i gomiti, aumentando il senso di straniamento che dovrebbe scaturire non dal suo comportamento ma dallo scarto tra il mezzo di comunicazione (un “botta e risposta” di mail) e il suo contenuto (la confessione di un uxoricidio).
Eleganti e ben realizzate le voci registrate che sostituiscono alcuni personaggi, previsti in scena nel testo, in alcuni dei quadri, ma la loro precisione finisce con l’amplificare lo scarto con una  messinscena che non riesce a caratterizzare davvero i vari ambienti in cui i quadri prendo vita.
Paoletta confida troppo nel testo per far evincere contesti e luoghi lasciando il compito di riempire i buchi al pubblico che è già alle prese con un testo ostico e quasi ostile, un testo pensato più per la lettura che per la messa in scena.

Così alcuni personaggi nel testo sono indicati con dei numeri e non dei nomi, ovvia metafora della de-personalizzazione della società post capitalistica, ma questo elemento, essendo paratestuale, non può essere colto dal pubblico.
Anche nel  primo quadro  il testo  che riproduce il contenuto delle mail lo fa senza alcun contesto narrativo (le mail vengono lette?),  in un modo che  non presenta problemi alla lettura ma che crea difficoltà alla messinscena, per la quale manca qualsiasi indicazione di  regia.
Ciò non toglie che il testo sia stato messo in scena in patria (per la prima volta nel 2006) anche con un discreto successo di pubblico e critica.

Lo spettacolo è godibile nella recitazione dei suoi interpreti che sanno dare vita a dei personaggi sopra le righe ma non per questo meno umani. Una umanità che è  più nella recitazione che nel testo e di questo bisogna rendere merito agli attori e alle attrici.

L’allestimento ottempera, in ogni caso, la mission della rassegna Trend di offrire  al pubblico romano una panoramica della produzione teatrale contemporanea d’oltre manica.  

 

LOVE AND MONEY
di Dennis Kelly
regia Saverio Giuseppe Paoletta

con Valentina Carrino e Saverio Giuseppe Paoletta
e con Maria Elisa Barontini Daniela Bianchi Silvia Grassi Mario Ive Alessandro Massacci Roberto Pesaresi e Alessia Sala traduzione Gian Maria Cervo produzione Associazione Universarte

 

Visto per voi al Teatro Belli di Roma il 9 dicembre 2023.

 

 

 

(12 dicembre 2023)

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