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Debutta lo spettacolo “Uomo e Galantuomo” di Eduardo. Gino Curcione ne è splendido protagonista. L’intervista

di Giuseppe Sciarra

Il grande attore del teatro partenopeo Gino Curcione debutterà il 13 settembre per la seconda edizione del “Canto delle sirene”, il festival internazionale di Capri, nel chiostro grande della Certosa, con un classico di Edoardo De Filippo, “Uomo e galantuomo” una produzione del teatro Quirino, la gitiesse produzione di Geppy Gleijeses protagonista della pièce, per la regia di Armando Pugliese. Lo abbiamo intervistato per parlare del mestiere dell’attore e di tutto il mondo che gravita attorno ad esso.

Si sceglie di essere attori o si viene scelti dal talento?
Avendo fatto teatro da giovanissimo non capivo se il mio era un talento; mi è stato fatto notare dai grandi del teatro napoletano che ero predisposto per la recitazione. Inizialmente avrei voluto fare il costumista e lo scenografo, infatti ho fatto l’accademia di belle arti, fu quasi per caso che mi ritrovai a fare uno spettacolo per un saggio finale dell’accademia che avevano gli allievi del quarto anno. Avevo poco meno di vent’anni iniziai a partecipare alle prove per essere esonerato dalle lezioni più che per reale passione. Dopo aver fatto questa pièce, la critica sottolineò la mia presenza affermando, “ Da tener d’occhio Gino Curcione! Questo giovane attore napoletano al suo debutto si destreggia in scena con spigliatezza e leggerezza da fare invidia a un professionista di provata esperienza”.
Che cos’è un attore e cosa non dovrebbe essere un attore?
L’attore, anche se ha anni e anni di carriera alle spalle come il sottoscritto, deve stare sempre con i piedi per terra, rendendo conto a teatro del proprio operato al capo comico, al regista, ai colleghi (anche quelli che hanno ruoli di minore importanza) e alle maestranze. Ho molto rispetto per chi lavora dietro le quinte perché se un attore funziona sul palcoscenico è anche grazie al direttore di scena, le sarte di scena, il costumista, il truccatore, il fotografo, la fonica. Quando l’attore non rispetta questa macchina di lavoro che ha le spalle ne risente anche la messa in scena e di conseguenza la sua performance attoriale. L’attore deve essere una persona accondiscendente, stare al servizio del pubblico in qualsiasi occasione che sia di festa o che riguardi eventi tragici privati, invece non dovrebbe essere spocchioso, presuntuoso, altezzoso, insomma non deve rappresentare l’inutilità dell’essere (ride, ndr).
Come vedi gli attori delle ultime generazioni?
Gli attori delle ultime generazioni purtroppo vengono catapultati in scena senza avere le basi di studio adeguate e un background culturale degno di nota. Purtroppo molti giovani (non tutti fortunatamente) vengono abbagliati dal mezzo televisivo, dall’arrivare al successo senza gavetta, col risultato che quando arrivano a situazioni teatrali prestigiose vogliono tutto e lo vogliono subito senza sudarselo e senza essere all’altezza del compito che dovrebbero svolgere in scena come attori! Prima non era così, le cose te le conquistavi man mano e si studiava costantemente per migliorarsi.
Negli ultimi trent’anni, soprattutto nelle fiction televisive si è assistito a un certo prototipo di ‘attore’ belloccio, aitante ma spesso poco dotato sul piano attoriale. Riscontri ancora questo fenomeno nelle fiction attuali o gli attori veri al di là dell’aspetto sono ritornati in primo piano?
Dagli anni novanta fino a cinque anni fa esistevano delle lobby sotto forma di agenzie di attori e attrici per cui non si doveva necessariamente avere talento, bastava avere un bell’aspetto e forse altre ‘peculiarità’. A parte qualche eccezione col tempo molti di questi attori sono scomparsi, alla fine si è scoperto che le fantomatiche agenzie che avevano alle spalle non avevano nulla a che vedere col mestiere dell’attore. In queste fiction venivano coinvolti per salvare il salvabile attori veri ma era una percentuale molto bassa, il loro scopo era dare una parvenza di professionalità a questi progetti con non attori ma la mediocrità restava comunque evidente a tutti.
Rispetto al passato secondo te ci sono più imposizioni dall’alto? Ad esempio un regista è più libero nel poter scegliere un determinato attore?
Prima c’erano più imposizioni dall’alto sia della sfera politica che ecclesiastica. A volte la cosa poteva anche essere giustificata se la persona segnalata (non dico raccomandata perché la parola non mi piace) aveva del talento e delle capacità, ma molto spesso queste segnalazioni erano per persone mediocri, incapaci di risolvere quei problemi che possono capitare durante uno spettacolo o su un set e finiva spesso che chi era un attore vero si trovava a dover fare da burattinaio a dei manichini incapaci di stare in scena, facendo dunque il doppio del lavoro per salvare il salvabile agli occhi del pubblico.
Chi è Gino Curcione persona rispetto al Gino attore?
Di solito gli attori si nascondo dietro ai personaggi, nel mio caso invece sono i personaggi che si nascondono dietro di me. Sono una persona molto semplice, forse sono il contrario di come appaio in scena. Da trent’anni faccio uno spettacolo comico, “Scostumatissima tombola”, tratto dalla tombola napoletana, considerata una delle operazioni più valide fatte sulla cultura e la realtà di Napoli che mi fa apparire molto irriverente e sfrontato, nella vita però sono una persona riservata, esigente, specialmente sul lavoro, non ammetto ritardi e maleducazione. Sono uno molto ligio dovere, dagli altri vengo visto come una persona molto severa ma lo sono prima di tutto con me stesso per dare il massimo.

 

Ti è mai capitato di lavorare con attori o registi particolarmente problematici? Come hai affrontato la cosa?
Mi è capitato e in un primo momento ho fatto finta di nulla mettendo in pratica i consigli della mia amica Luisa Conte che diceva che il lavoro dell’attore va fatto indossando un’impermeabile in cui tutto quello che ti viene buttato sopra ti deve scivolare come la pioggia. Quando mi è capitato di lavorare con colleghi di un certo tipo ho messo ben tre impermeabili per farmi sopportare situazioni poco carine, al momento opportuno però, quando ho avuto la possibilità di poter esternare il mio disappunto mi sono fatto sentire.
Ci parleresti dello spettacolo “Uomo e galantuomo” con cui ti vedremo in scena?
Sono molto contento di essere stato coinvolto in questo progetto teatrale perché è la prima volta in oltre quarant’anni di carriera che mi approccio al grande Edoardo De Filippo. Ho affrontato tanti autori napoletani come Viviani, Scarpetta, Petito per arrivare a Moscato o Pasolini (ho fatto una cosa di Pier Paolo ispirata alla città di Napoli), ma Edoardo mi mancava e sono al settimo cielo nell’aver avuto l’occasione di poterlo portare in scena perché De Filippo è l’autore italiano più rappresentato nel mondo.
Stai adottando particolari accorgimenti nell’approcciarti a un autore così importante per il teatro napoletano e mondiale come Edoardo De Filippo?
Mi sto discostando dal teatro di tradizione o perlomeno sto cercando di discostarmene. All’interno di “Uomo e Galantuomo” faccio il ruolo del suggeritore che è un ruolo molto bello ma anche rischioso, si può facilmente scivolare nel macchietistico. Nonostante il teatro di Edoardo sia considerato un teatro di tradizione, la regia che sta facendo Armando Pugliese (con cui avevo già lavorato nella pelle di Curzio Malaparte in napoletano) è improntata a un teatro di ricerca che dalla postura al movimento fino all’utilizzo della voce in scena vuole diversificarsi dalle rappresentazioni precedenti di questo capolavoro di De Filippo.
Hai lavorato con grandi artisti del teatro, c’è qualcuno che ricordi particolarmente volentieri?
Senza nulla togliere agli altri, il primo nome che mi viene in mente è la grande attrice teatrale napoletana Luisa Conte che diceva che un attore per diventare bravo doveva rubare in scena senza risparmiarsi mai. Altri nomi con cui ho lavorato e per cui nutro dell’affetto sono, Martone, Servillo, Moschese, Ruccello. Al cinema ho lavorato con Lina Wertmüller in “Intrigo complicato di donne, vicoli e delitti” e “Sabato, domenica e lunedì” tratto dalla commedia di Edoardo con Sophia Loren e Luca De Filippo. Di Lina ricordo un simpatico aneddoto che ci riguarda quando mi prese a scatola chiusa per fare una comparsata nel film. Dovevo recitare sia in napoletano che in inglese. La scena in napoletano andò benissimo e Lina si complimentò con me ma quando arrivò il momento della scena in inglese, io le confessai che non sapevo spiccicare una parola in un’altra lingua e lei mi prese a parolacce. Alla fine ci abbracciamo e io le dissi che avevo paura di confessargli di non saper recitare in inglese perché altrimenti non mi avrebbe preso e lei rispose che mi avrebbe preso lo stesso affiancandomi un coach.

 

(12 settembre 2022)

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