Buonasera. Come state? Tutto bene? Ecco, prima di iniziare a leggere questa recensione, vi preghiamo di abbassare le aspettative. Se durante la lettura vi verrà voglia di sbadigliare, o se il display del vostro telefono si illuminerà per una notifica di Deliveroo, non preoccupatevi: è perfettamente in linea con la narrazione dello spettacolo che stiamo recensendo.
Dopotutto, se l’autore può schernirsi dalle critiche dichiarando in anticipo la propria superficialità, perché non può farlo anche il critico? Ricalchiamo allora il suo stesso schema, applicandolo alla nostra recensione.
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Chi vi scrive è un critico teatrale. Nell’ultimo anno ho visto più di cinquanta spettacoli contemporanei. Più di cento solamente nell’ultima stagione. E sono riuscito a non trovarne quasi nessuno che avesse un’urgenza reale che non fosse quella di pagare l’affitto o di giustificare un bando di produzione da diecimila euro.
Ecologia capitalista non fa eccezione, anzi, ne è il manifesto programmatico.
Consapevole di non avere assolutamente nulla da dire sul tema dell’ecologia — lo dichiara con il candore dell’under trenta — Pietro Cerchiello, l’autore-attore dello spettacolo, si vanta di mettere in scena uno spettacolo “retorico, sconnesso e superficiale”, come ci dice la voce off dell’incipit. Una trovata auto-ironica? Forse no.
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Prima che lo spettacolo cominci, Cerchiello avvisa la platea che, durante la rappresentazione, ci sarà uno sparo molto sonoro con una pistola finta e che la direzione del Festival gli ha chiesto per motivi di sicurezza di avvertire il pubblico. Lo spettacolo si apre con un’introduzione musicale di Tommaso Imperiali e, quando Pietro crede che l’amico e sodale abbia finito, ecco che questi attacca un altro brano secondo una gag stranota.
Quando Pietro si allontana andando oltre uno degli archi dell’acquedotto romano dove si svolge il Festival e ritorna con una pistola, però, lo sparo non è affatto fragoroso, ma la pistola riproduce un rumore di meccanismi meccanici… Ecco, questo tradimento delle aspettative enunciate al pubblico ci sembra la cifra stilistica dello spettacolo.
Annunciare un evento potenzialmente fastidioso per un rumore che invece dimostra l’innocuità dell’arma (frustrando le intenzioni del personaggio Pietro che vuole zittire il personaggio musicista) sembra una trovata efficace, invece non lo è. Intanto perché, come disse una volta il grande Silvan, sì il mago, mai annunciare quello che avverrà sul palcoscenico nei dettagli, perché se sbagliate qualcosa il pubblico se ne accorge subito; e poi perché il meccanismo comico è trito e non fa ridere. Il pubblico sa benissimo che Pietro va a prendere l’arma, ma o si onorano le promesse fattegli pochi istanti prima o lo si deve in qualche modo risarcire della mancata promessa con altri contenuti che in questo spettacolo non ci sono. La trovata sonora non è all’altezza di quella annunciata e le attese non soddisfatte sono una doccia fredda imperdonabile.
Il testo sgrana una serie di topoi di immediata riconoscibilità che rischiano di apparire come espedienti alquanto abusati: la finta interazione con il pubblico (“Alessandro, qual è il tuo animale preferito?”, “Isacco, tu preferisci il cane?”), la classifica pop delle cose più odiate dagli italiani, l’immancabile aneddoto sulla gallina del Mulino Bianco, sull’estinzione dei Koala o sul bando ministeriale vinto per caso sono elementi già visti, già scritti, già sentiti, la cui urgenza di essere così citati non sembra portare a nessun discorso critico, non solleva nessuna questione, non fornisce dubbio alcuno.
La battuta sulla madre che viene consultata per provare la bontà dei suoi scritti è mutuata dai vecchi monologhi di Beppe Grillo, prima che si desse alla politica. La citazione va bene quando fornisce un valore aggiunto…
Ecologia capitalista non graffia, non ferisce, non sposta di un millimetro la coscienza di chi guarda. Non costituisce nemmeno un rassicurante rito di auto-assoluzione collettiva in cui il pubblico ride delle proprie nevrosi quotidiane ed esce dalla sala esattamente come vi è entrato. È un testo che, una volta ottenuta l’attenzione del pubblico, non sa che farsene, non sa che dirgli se non proporgli nemmeno un’ora di intrattenimento. Figlio dei tempi corti di TikTok, Ecologia capitalista funziona quando deve attirare l’attenzione, ma una volta ottenuta è pieno di mancanze.
Anche i passaggi teoricamente più “ambiziosi” — come il tanto sbandierato paradosso dell’incontro con Dio (che poi è Gesù…) in coda al fast-food — crollano sotto il peso di una scrittura che non sa come sostenere situazioni e narrative. Dietro il dissacrante stravolgimento delle immagini bibliche, annunciato da Pietro, si percepisce la pigrizia di chi flirta con la provocazione pop senza avere davvero l’intenzione (o gli strumenti) di svilupparla.
La sfacciataggine, quando non costa nulla, non è ironia: è solamente un paravento per non prendersi la responsabilità di un pensiero, qualunque esso sia. Perché è questo che manca al testo: un pensiero critico, un punto di vista che regali un dubbio, che illumini una zona d’ombra, che faccia vacillare qualche convinzione, non un catalogo di cose varie prive di una vera necessità drammaturgica.
La parte musicale eseguita alla chitarra, dal vivo, da Tommaso Imperiali funziona meglio. Imperiali è un bravo musicista, la sua riscrittura in chiave pop-blues di Fly Me To the Moon non è solamente la cosa più interessante dello spettacolo (traguardo abbastanza facile da raggiungere…) ma è proprio un brano musicale che ha qualcosa da dire, molto più di un testo che, anche se ha vinto o è stato finalista di diversi premi (forse Gesù fa davvero la fila al fast-food), oltre all’entusiastico spontaneismo giovanile di chi dice “io sono qui, guardatemi” non sembra avere molto altro da aggiungere.
Pietro Cerchiello è molto bravo, giovane, mediamente bello (ma a nessuno interessa la descrizione della sua pancia nuda mentre è in mutande, o il fatto che la regista dello spettacolo Ariele Celeste Soresina sia la fidanzata di uno dei due interpreti dello spettacolo), sa anche interagire con il pubblico, ma ci propone una drammaturgia alla quale manca un’idea di spettacolo.
Non basta il siparietto del musicista che va fuori testo improvvido e viene per questo redarguito (reiterato per giunta senza alcuna variazione di stile o di contenuto) bisogna essere precisi nel farlo e bisogna soprattutto che sia sostenuto da una necessità scenica o di testo e non solamente dalla volontà di fare qualcosa di interessante, ammirante, autoreferenziale.
Non è l’unico testo che ha queste caratteristiche, anzi, senza troppo generalizzare, ci sembra una qualità che Ecologia capitalista ha in comune con molti altri spettacoli coetanei.
Un po’ poco non solamente per il Festival Attraversamenti Multipli, ma anche per qualsiasi altro palcoscenico.
Ecologia Capitalista
Di Pietro Cerchiello
Regia Ariele Celeste Soresina
Con Pietro Cerchiello e Tommaso Imperiali
Musiche Tommaso Imperiali
Produzione Dimore Creative
Con il sostegno di Fondazione Cariplo, Smart Italia, Fondazione Claudia Lombardi
vincitore Life is Live 2023, Finalista Direction U30 2023, Selezione Dominio Pubblico 2023, I Premio Exposizioni 2023, Selezione FringeMI 2024, Selezione FringeTO 2025
Visto per voi al parco di Torre del Fiscale di Roma nell’ambito del Festival Attraversamenti Multipli il 17 giugno 2026
(21 giugno 2026)
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