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Tra scotch blu e geometrie astratte: quando la simulazione del gioco dimentica il corpo

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Presentato come uno studio sui sistemi coreografici e sul loro funzionamento, PLAYWORK dell’australiano Thomas Bradley mette in scena un esercizio di attenzione prolungata in cui quattro performer interagiscono entro condizioni rigorosamente prestabilite.
Sul palco, queste condizioni si traducono visivamente in segni geometrici sull’impiantito fatti con lo scotch blu: un segno “X”, i vertici di rettangoli o quadrati, più dei segmenti che delineano a terra tutto lo spazio della performance. Punti di riferimento geometrici enfatizzati e messi quasi all’attenzione del pubblico (mentre normalmente sono in scena discreti, a uso e consumo del corpo di ballo) non riconoscibili nella loro funzione dal pubblico.

Su questa sorta di scacchiere coreografico, i e le performer esplorano lo spazio circostante e si posizionano. Col sostegno delle musiche della compositrice belga Liesa van der Aa, danzatori e danzatrici sostengono un confronto ludico a metà tra la competizione giocosa e il corteggiamento.

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Nelle note di regia Bradley sottolinea l’intento di mettere in primo piano il processo decisionale e lo sforzo continuo di mantenere la relazione; eppure, la coreografia manca proprio del suo afflato coreutico. Troppo presa ad esplicitare le regole di un gioco che rimane comunque illeggibile per chi guarda, la coreografia mostra tutto tranne la necessità dei passi.
I movimenti sembrano non prendersi mai sul serio, mossi più da una boutade estemporanea che dal fuoco sacro di Tersicore.

Bravissimi e bravissime gli e le interpreti, per precisione e tenuta dell’attenzione. Tuttavia avrebbe giovato alla coreografia un poco più di danza e meno simulazione di quel gioco che avrebbe dovuto muovere i corpi il cui studio sul “funzionamento del sistema” finisce per fagocitare l’emozione del gesto. Il corpo di ballo sa farsi vedere e appassiona il pubblico ma quando la dimostrazione delle regole e la simulazione del meccanismo ludico diventano più importanti del movimento stesso, la danza si riduce a puro pretesto illustrativo, privandoci della verità del corpo.

Playwork
Coreografo: Thomas Bradley
Performer e collaboratori: Thomas Bradley, Louella May Hogan, Marina Kladi, Ichiro Sugae
Musica: Liesa Van der Aa
Produttore: Mette Windberg Baarup
Compagnia: PLAYWORK-GROUP
Powered by Tha House, Madrid.
Una co-produzione di Thomas Bradley con Sziget Festival e la Dresden Frankfurt Dance Company, col supporto di Friends of the Dresden Frankfurt Dance Company e.V.

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(16 luglio 2026)

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