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“Le Gioconde” con Michela Giraud e Maria Onor farà anche divulgazione, ma…

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di Ennio Trinelli
Ennio Trinelli

Dal posto 23 della fila 5 che il gentilissimo ufficio stampa ci ha riservato – grazie! – abbiamo seguito lo spettacolo Le Gioconde inserito nel cartellone estivo del Comune di Sassuolo, nella cornice suggestiva di Piazzale della Rosa, in pieno centro cittadino, sovrastati dalla facciata imponente di Palazzo Ducale. Volete che mancasse la battuta su Ferrara? Non è mancata – e non è venuta benissimo.

Le Gioconde rivendica essere uno spettacolo con l’obbiettivo di declinare le Muse dell’Arte, che approfondisce la storia dell’Arte, anche attraverso la comicità.

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Michela Giraud fa subito presente il suo passato-presente di artista di stand-up comedy con un entrata trionfale, la solita mise discutibile, il pubblico applaude convinto e felice di essere lì e la scommessa è già vinta. Poi arriva Maria Onor e stesso trattamento. C’è tanto pubblico, in netta maggioranza femminile, educato e attento, a seguire la serata. Poi lo spettacolo prende il via. Un lungo racconto, anche colto, che prende forma come un serpentone un po’ disordinato inframmezzato da molte volgarità da risata facile che trovo sempre, personalmente, un po’ gratuite – la mia vicina di posto rideva solo alle parolacce, obbiettivo raggiunto, se l’obbiettivo era quello.
Sorvolo sull’aspetto teatrale del format, che non c’è, per soffermarmi sul fatto che Le Gioconde è uno spettacolo ferocemente e intelligentemente femminista, un po’ troppo buttato lì. Le continue interruzioni di Giraud sugli interventi di Onor, una certa mancanza di sintonia tra le due (ma Onor non stava bene, tant’è vero che è dovuta uscire di scena per poi rientrarvi), una certa confusione tra la stand-up comedy, il podcast Youtube seguitissimo delle due, e un’anima teatrale cui una regia un po’ più ferma e capace potrebbe arrecare sicuro beneficio, portano a un continuo spezzare il ritmo che crea un po’ di confusione nello spettatore che vuole anche prestare attenzione ai contenuti, che ci sarebbero se la verve comica e popolana non prendesse continuamente il sopravvento, oltre a farsi due risate se gli viene da ridere.
Poi, complice l’inserimento di uno spezzone dall’ultimo libro di Serena Dandini Paura non abbiamo. Le donne che hanno fatto la Repubblica, il format cambia pelle e diventa colto nella giusta misura (dunque quando si vuole i contenuti ci sono e si approfondiscono) chiudendosi con un focus su due donne che hanno fatto, a modo loro, la Repubblica. E Michela Giraud e Maria Onor diventano le divulgatrici schierate che dicono: Occhio, sono tempi pericolosi per le donne e per tutte e tutti coloro che il Patriarcato considera inferiori, e non ci può essere riferimento più chiaro al nero che avanza.

A me lo spettacolo non convince, il format mi convince ancora meno, i contenuti sono poveri, ma la serata è un successo, il pubblico applaude e se ne va soddisfatto. I commenti che capto mentre mi allontano lentamente sono positivi e la gente ripete un paio di battute dello show. Alla fine cosa si può volere di più come artisti, organizzatori, critici, operatori della cultura da una serata di intrattenimento in piazza? Va bene così.

 

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(23 luglio 2026)

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