Il rischio latente, quando la danza contemporanea incontra i linguaggi della strada, è quello di scivolare nel già visto, di confinare la performance nei recinti di un rassicurante virtuosismo hip hop. Le traiettorie coreografiche autentiche si riconoscono invece dalla capacità di disinnescare il cliché al primo respiro, trasformando l’aspettativa in rivelazione. Lo dimostra Hold Fast, spettacolo firmato da Marion Alzieu e interpretato al fianco del danzatore Mickaël Florestan: un’opera che accoglie la grammatica del Krump non come mero bacino estetico o sfoggio atletico, ma come un affilato strumento di indagine antropologica e politica sul nostro tempo.
A rivelare l’essenza del lavoro è lo stesso titolo. “Hold Fast” è un’espressione inglese densa di stratificazioni: se letteralmente significa “aggrappati forte”, nel gergo figurato si traduce in un perentorio “tieni duro”. Il termine affonda le radici nella tradizione marinaresca – l’amuleto che i marinai si tatuavano sulle nocche per non mollare la presa sulle cime durante le tempeste – e diventa qui la chiave di volta della performance: non un’esortazione astratta a resistere alle derive isolazioniste della società moderna, ma un vero e proprio imperativo biologico che i due interpreti incarnano nello spazio scenico.
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Alzieu da anni persegue una rigorosa ricerca sul movimento e in questa produzione esplora la nostra feroce determinazione a esistere, quel desiderio ancestrale di perseverare a tutti i costi. Il fulcro drammaturgico si esprime in una dialettica dei corpi capace di ribaltare i codici di genere e le tradizionali dinamiche di forza. Tra danzatrice e danzatore scatta subito uno scambio di energie e di pura elettricità: una tensione bidirezionale in cui l’impulso dell’uno si rigenera e si riverbera immediatamente nel corpo dell’altra, in un continuo gioco di reazioni cinetiche.
In questa polarità, Marion Alzieu sprigiona un’energia potente, muscolare e assertiva che fa da motore trainante dell’intera azione, scardinando sul nascere qualsiasi stereotipo di fragilità associato al corpo femminile. Al suo opposto, Mickaël Florestan offre una qualità di movimento flessibile, morbida, a tratti quasi propensa a lasciarsi guidare e plasmare; una morbidezza che non si traduce mai in sottomissione, bensì in una resistenza elastica, in una straordinaria capacità di ascolto. Lei guida, lui resiste ma infine la segue, strutturando un cortocircuito visivo in cui la forza non prevarica mai, ma si configura come un invito solidale a non cedere – un letterale, reciproco aggrapparsi per rimanere saldi.
L’impianto coreografico trova una sponda decisiva nella partitura sonora. La musica rifiuta il ruolo accessorio di mero accompagnamento; al contrario, sostiene, interroga e ispira costantemente ogni singolo scatto, ogni sospensione o dilatazione temporale, rendendo la coreografia un corpo unico e del tutto inseparabile dal suono. La dimensione sonora si impone a tutti gli effetti come una terza danzatrice: una partner invisibile ma estremamente tangibile che manipola lo spazio, detta il respiro e governa la tenuta dell’intera opera.
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L’architettura sonora si muove su una linea di forte, a tratti ansiosa, tensione, alternando picchi di saturazione industrial a repentine sottrazioni acustiche in cui rimangono solamente il suono nudo dei respiri e i tesi drone che, eliminando ogni coordinata ritmica convenzionale, proiettano la scena in uno stato di ipnotica sospensione temporale. L’impatto più brutale si compie sulle note di Nuclear Strike di Xmafax, dove il fragore cupo dell’industrial e l’allarme lacerante di una sirena catapultano la scena in un clima da catastrofe imminente. Sotto questo bombardamento acustico estremo, la danza dei performer si fa una letterale lotta per la sopravvivenza.
Su questo ordito elettronico si innesta, per contrasto, una specifica operazione di risignificazione della memoria storica francese. L’urgenza viscerale dello spettacolo tocca una diversa sponda emotiva quando l’elettronica di Mozarf aggredisce e seziona La Foule di Édith Piaf: il celebre brano viene destrutturato attraverso un’intelaiatura sincopata e glitch, trasformando il dramma dell’alienazione e della folla che unisce e separa i destini in un tappeto ritmico febbrile, perfetto per la natura spigolosa del Krump. Un’urgenza che più avanti cede il passo ai fantasmi dei bassifondi parigini, evocati dall’inconfondibile vocalità di Charles Aznavour in un secondo frammento lirico. Anche qui, la melodia viene frammentata e risucchiata dal flusso sonoro contemporaneo, creando un contrasto in cui il pathos melodrammatico del passato e l’aggressività del presente diventano i segni di una rabbia rituale e della resistenza dei corpi.
Hold Fast sceglie infine di spezzare la quarta parete, tramutando l’atto estetico in un rito comunitario e condiviso. Alzieu non confina la ferocia e l’urgenza del gesto nello spazio scenico: cerca il pubblico con determinazione, lo fissa, si avvicina fino a guardarlo direttamente negli occhi e, infine, lo abbraccia. In questo corpo a corpo ravvicinato le note teoriche di regia si fanno carne, spazio e verità biologica: tendere la mano all’altro, trovare il coraggio di esporsi, cercare fiducia nei potenziali alleati per attivare un’introspezione collettiva.
Uno spettacolo denso, capace di ricordarci che la vera autenticità si annida nelle transizioni, nella cura reciproca e nella capacità di trasformare una danza nata dalla rabbia urbana in una potente richiesta universale di solidarietà.
COMPAGNIE MA’ // Hold fast
coreografia e performer: Marion Alzieu; Mickaël Florestan
Composizione musicale: Michael Avron, Drammaturgia: Nathalie Veuillet, Disegno luci: Franck Besson, Direzione tecnica: Rodolphe Martin; Maël Thöni, Costumi: Abys2fly, Produzione/Diffusione: Fabienne Remeuf; Léa Turner
Coproduzione: Auditorium Seynod; Théâtre de Cusset, Con il sostegno di: CND de Lyon; Boom’Structur – Pôle chorégraphique (Clermont-Ferrand); L’Assemblée – fabrique artistique (Lione); le TROIS C-L (Lussemburgo); Dipartimento della Savoia; Città di Chambéry; Centro Artistico Dipartimentale della Savoia (Montmélian); Teatro di Aurillac; DRAC AURA; Regione AURA; Spedidam
Visto per voi al parco di Torre del Fiscale di Roma nell’ambito del Festival Attraversamenti Multipli l’11 giugno 2026
(14 giugno 2026)
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