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L’utopia dell’in-abitazione nel campo lunghissimo di Michelle Scappa

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C’è una dichiarata e feconda ostilità che muove la ricerca di Michelle Scappa in questo nuovo capitolo coreografico intitolato Dead River. Se lo scorso anno, in Papillon o degli interstizi tra i generi, presentato nella scorsa edizione di Attraversamenti, la riflessione del giovane coreografo si appuntava sulle zone d’ombra della transizione e sulle identità liminali, qui il fuoco si sposta su una dialettica più radicale, quasi biologica e politica, che contrappone il corpo all’ambiente circostante. La scheda artistica evoca un’origine drammaturgica precisa: la memoria di un fiume vicino, del suo odore nauseabondo, un imprevisto naturale che si fa ostacolo e, al contempo, spinta utopica verso la ricerca di un “altrove”.

Inserito nella cornice del festival “Attraversamenti Multipli”, Dead River si presenta come un lavoro autenticamente open. Non una coreografia da sala semplicemente trasferita all’aperto, ma un’opera nata e plasmata per e attraverso il paesaggio.
La gestione dello spazio è l’elemento più maturo e fulmineo della composizione: Scappa imposta una partitura visiva su un campo lunghissimo cinematografico, costringendo lo sguardo del pubblico a misurarsi con la distanza, con i volumi macroscopici dell’ambiente e con l’inevitabile interferenza del reale. La gente convenuta nel parco,  passanti casuali, la polvere stessa sollevata dal vento non costituiscono un disturbo, bensì la materia viva di quel processo che la drammaturgia definisce come “in-abitazione”: l’atto profondo di spogliare un luogo della sua iniziale estraneità per riappropriarsene attraverso l’atto performativo.

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A scandire il tempo di questa riappropriazione è una sonorizzazione ipnotica e rigorosa, dominata dalle atmosfere rituali e percussive di Kemaut Hulubalang. La traccia musicale dialoga con l’ambiente e sorregge la prospettiva visiva, agendo come un magnete sonoro che dilata e restringe lo spazio, amplificando la sensazione di un altrove ancestrale insediato dentro la quotidianità del parco. Eppure, se l’architettura visiva, il paesaggio sonoro e la gestione delle distanze confermano la straordinaria lucidità strutturale a cui Scappa ci ha abituati, il vero nodo problematico risiede proprio là dove il concetto dovrebbe farsi carne: nel linguaggio coreutico affidato all’interprete. Il movimento della danzatrice in scena appare a tratti opaco, poco immediatamente leggibile, scivolando frequentemente verso stilemi ginnici o soluzioni prossime al teatro-danza, faticando a trovare una sua specificità.

La genesi dell’opera – sviluppata in una densa residenza di otto giorni – rivela l’apparente limite formale nella sua natura di cantiere aperto. Scappa nel condurre una ricerca complessa e rischiosa, basata su un metodo di “accumulazione” che prevede il lavoro con interpreti diverse step per step corre il rischio di presentare un lavoro ancora in fieri. Nelle note che accompagnano il programma del festival si afferma come vi sia una profonda «problematizzazione del corpo come un orizzonte da decostruire e da ricostruire». In questa fase di studio ed evoluzione, la sfida più complessa risiede proprio nella trasmissione della partitura coreutica: quando una struttura geometrica così rigorosa incontra un corpo nuovo, la restituzione ha bisogno di tempo per essere assimilata, modellata e infine incarnata dall’interprete come gesto organico e non solo atletico.

Dead River si offre dunque allo spettatore come un affascinante organismo in divenire. Un’opera in cui la concezione dello spazio, l’orizzonte sonoro e il rapporto con il paesaggio sono già splendidamente a fuoco, mentre la materia del movimento si trova ancora in quel cruciale limbo di affinamento in cui il rigore del coreografo e la sensibilità dell’interprete devono ancora trovare la loro definitiva, necessaria fusione.

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Dead river
di Michelle Scappa
Con: Federica D’Aversa
Collaboratrice: Francesca Pallini
Con il supporto di: Company Blu
Residenze: Ai Confini dell’Arte 2025 / Margine Operativo,
Residanze di primavera 2025 / Teatri di Vita

Visto per voi al parco di Torre del Fiscale di Roma nell’ambito del Festival Attraversamenti Multipli l’11 giugno 2026

(14 giugno 2026)

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