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Isabel tratto da una storia vera: il ripristino necessario della memoria storica

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Ero stato mandato in Argentina dal mio caporedattore nel dicembre 2022 dovevo documentare l’entusiasmo del popolo argentino dopo la vittoria del mondiale. Ed ero molto felice perché non ero mai stato in Argentina prima di quel momento ed era davvero tutta la vita che volevo andarci. Dell’Argentina non sapevo molte cose, sapevo che era il più grande  Stato  del Sud America, che confinava con le Ande, che aveva al suo interno un ghiacciaio enorme, poi sapevo anche della terra del Fuego, i deserti, le cascate di Iguazú. e sapevo che in Argentina si potevano vedere le balene. Alla fine sapevo molte cose nel territorio, ma effettivamente conoscevo pochissimo la storia della sua gente.

Un giornalista inviato a Buenos Aires nel dicembre 2022 per documentare i festeggiamenti per la vittoria del terzo mondiale dell’Argentina incontra in Plaza de Mayo  Isabel, una donna che lo introduce alla storia Argentina. Dal  peronismo alla dittatura del generale Jorge Rafael Videla Isabel racconta  la repressione violenta della dittatura,  che vede la scomparsa di oltre oltre 35.000 persone, torturate o uccise (spesso tramite i “voli della morte”), mentre il governo dichiara ufficialmente siano  in vacanza o persone mai esistite. Isabel ricorda i mondiali del 1978 quando  Videla  lancia l’Operazione El Barito  ovvero lo sgombero dei quartieri poveri e la costruzione di muri dipinti con “case finte” per nascondere la miseria ai turisti.
Mentre i
l 25 giugno 1978 l’Argentina vince la finale contro l’Olanda (3-1) a soli 600 metri di distanza, nella ESMA (Scuola di Meccanica della Marina), l’opposizione politica viene torturata. Tra loro ci sono anche Paolo e Corita, i genitori di Isabel, che si oppongono al regime.
E’ proprio nella Esma che Isabel nasce,  
sottratta ai genitori e affidata a Raul, il fratello di suo padre. Per 27 anni Isabel crede che Raul sia suo padre finché  il 24 luglio 2003 quando tra i mandati di arresto  per 47 militari argentini emessi dalla Spagna c’è anche quello di Raul, Isabel scopre la verità.
Isabel tratto da una storia vera è
ispirato alla vita di Victoria Donda, la prima figlia di desaparecidos eletta al Parlamento argentino, anche lei strappata ai suoi genitori e affidata al prefetto Juan Antonio Azic che la cresce come sua figlia.
Questa storia viene raccontata in scena da Caroline Loiseau, di nazionalità francese, che interpreta Isabel, il cui accento non ispanico rende il personaggio ancora più straniante rispetto alla storia raccontata.
I crimini commessi da Videla sono infatti tra i più efferati del Sudamerica: le persone fatte precipitare dagli aerei, il massacro dell’opposizione politica, sono tenute vive nell’attenzione internazionale (altrimenti molto addormentata) dalla protesta delle delle madri di Plaza de May
o (aspetto poco toccato dal testo).
La perfidia di sottrarre la prole a chi si oppone al regime  per affidarla a esponenti del regime e la ferocia dei voli della morte sono fatti talmente inauditi da richiedere un’interprete di grande spessore: Caroline Loiseau dimostra di avere la statura necessaria per farlo.
In scena Loiseau è accompagnata dalle musiche dal vivo di Marco Memetaj  (che partecipa anche all’azione scenica)  che la sostengono sia sul piano emotivo che su quello coreografico.
Caroline alterna infatti il racconto ad azioni fisiche coreografate che esprimono momenti del racconto (come l’uccisione di Orazio, il migliore amico del padre di Isabel) crivellato di colpi dalla polizia militare (e Caroline ce li fa vedere in una riproduzione al ralenti dei movimenti dell’uomo raggiunto dalle pallottole) sia momenti di coreografia pura quando i movimenti sono un correlativo oggettivo alle emozioni e alle situazioni raccontate.
La parte del giornalista è lasciata alla voce su nastro di Yoris Petrillo (a tratti poco comprensibile, sia perchè registrata su nastro sia per l’intenzione di Petrillo troppo realistica e non portata secondo le consuete tempistiche teatrali) che firma testo e regia insieme  ad Aleksandros Memetaj.
Negli inserti su nastro Petrillo  ripropone, in un dialogo ideale con Isabel, le sue vicissitudini di giornalista, di persona che vuole formare e informare la società italiana.
Lo spettacolo sembra apparentemente semplice in questo racconto di fatti incredibili ma veri restituiti  sul palcoscenico ma la drammaturgia vuole ricordarci l’importanza della memoria storica e lo spazio che il teatro può avere per coltivarla  e farla crescere.
A differenza di altri testi sullo stesso argomento (pensiamo a Le figurine mancanti del 78 di Dario Aggioli di una ventina di anni fa) Isabel tratto da una storia vera sa di trovarsi dinanzi un pubblico che probabilmente ignora i fatti raccontati e quindi sviluppa la narrazione con la stessa linearità delle fiction cinetelevisive di oggi (con qualche imprestito di troppo dall’immaginario cinematografico come la scena dei colpi che crivellano Orazio).
Questa linearità narrativa serve per innestare nella memoria del pubblico dei fatti eclatanti che rimarranno indelebili anche all’uscita da teatro.
Mentre vent’anni fa nel pubblico di allora la memoria era ancora attiva e Aggioli poteva permettersi una drammaturgia più articolata oggi Memetaj e Petrillo  devono ripartire da zero e lo fanno con uno spettacolo che usa un meccanismo narrativo indovinatissimo per ripristinare una parte di storia mondiale di cui si parla troppo poco.
Uno spettacolo che arriva alla mente del pubblico passando per il cuore dove però l’emozione evocata non implica  l’immedesimazione di pancia ma inneggia a un che fare (indignarsi? protestare? vigilare perché non riaccada?) cui ogni persona del pubblico è lasciata a una risposta personale.
Isabel tratto da una storia vera è uno spettacolo da vedere e rivedere, da portare in giro il più possibile e possibilmente anche nelle scuole, uno spettacolo che dimostra come, nonostante gli sforzi per ucciderlo, il teatro è ancora vivo e sa ancora raccontare storie non fini a se stesse ma che ripristinano una memoria storica negletta e censurata.

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ISABEL
tratto da una storia vera
di Aleksandros Memetaj e Yoris Petrillo
con Caroline Loiseau
musica dal vivo Marco Memetaj
Anonima Teatri
Twain Centro Produzione Danza

Visto per voi al teatro Basilica di Roma il 19 marzo 2026

(4 aprile 2026)

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