di Giuseppe Sciarra
Giuseppe Sermonti, nel suo libro “Misteri lunari” afferma che lo scenario della nascita di Eva è il novilunio. Nell’eden giaceva addormentato Adamo e Dio avrebbe provocato il suo sonno per distaccare dal suo fianco una falce luminosa, una costola bianca da cui nascerà Eva, ossia la luna crescente, parte femminile e luminosa dell’uomo addormentato che è la parte invece oscura della luna. Una suggestione affascinante che descrive le fasi lunari attraverso il maschile e femminile dove l’uno e l’altra si alternano e si compenetrano.
Ellida tra abisso e semplificazione: “La donna del mare” di Tronnolone
La donna del mare (1888) segna la transizione di Ibsen dall'indagine sociale al realismo psicologico e simbolista. Al... →
La vicenda della luna descrive la nascita dell’essere umano e la sua morte. Il sentiero che deve percorrere per ritrovare pienamente la sua essenza e ricongiungersi alla sua parte divina dopo aver trasgredito i divieti del signore raccontati severamente dalla Genesi, primo libro dell’antico testamento; un percorso quello della luna che potremmo definire fluido in cui Eva e Adamo in fondo sono la stessa cosa. Eve di Jo Clifford, drammaturga scozzese transessuale ha voluto riprendere la vicenda di Eva, quella figura femminile che nella Genesi viene tanto bistratta e biasimata – per parlare di identità di genere dai primordi, analizzando con ironia e spietatamente un testo sacro che non le manda a dire soprattutto alla donna.
Lo spettacolo di Andrea Adriatico, prodotto dalla bella realtà bolognese di Teatri di Vita, a cui il tema del gender serve a ribadire per l’ennesima volta il più che attuale medioevo in cui viviamo riguardo gli angusti ruoli prestabiliti dalla società – il suo film “Gli anni amari” su Mario Mieli, pioniere delle teorie gender né è un altro lampante esempio – porta sul palcoscenico questo testo apocrifo, femminista e queer attraverso una messa in scena statica e limitante per gli attori, tutti gli interpreti infatti sono confinati, (ancora meglio imprigionati), in claustrofobici rulli di plexiglass. I movimenti scenici sono così ridotti all’osso, di conseguenza la mimica facciale e la voce sono gli unici strumenti in cui i protagonisti di Evǝ ribadiscono con una lucidità non rassegnata e la pazienza di chi combatte una rivoluzione non solo esterna ma anche interiore la propria condizione di essere umano che è nel mezzo, tra due generi ben distinti dove l’uno sottomette l’altro e non accetta identità non binarie e per questo anarchiche.
Questa condizione di corpi isolati, bramosi di esprimere se stessi, conferisce alle parole della Clifford e alle performance degli ottimi attori, (Eva Robin’s, Rose Freeman, Patrizia Bernardi, Anas Arqawi, Saverio Peschechera, Met Decay), una maggiore sincerità a quest’interpretazione scomoda e dissacrante tra i tanti episodi controversi della bibbia, in cui alla solennità che si confà alla lettura di un testo sacro subentrano un mix di riflessione teorica, filosofica con puntellate qua e la di stand up comedy che oltre a strapparci più di un sorriso non può che portare ognuno di noi – anche la persona più reazionaria – a riflettere sulle infinite sfumature che caratterizzano gli esseri umani e su quanto stare nel mezzo faccia paura perché in fondo nel mezzo ci siamo tutti; ma ammetterlo significa mettere in discussione ciò che regge le nostre certezze e il nostro esserci al mondo.
Le false confidenze di Cirillo all’Argentina: Elena Sofia Ricci in stato di grazia
Rappresentata per la prima volta nel 1737, Le false confidenze è forse l’apice del teatro di Pierre de... →
Teatri di Vita
Evǝ di Jo Clifford traduzione Stefano Casi
con
Eva Robin’s, Patrizia Bernardi, Rose Freeman, Anas Arqawi, Met Decay, Saverio Peschechera
regia Andrea Adriatico
dal 7 al 10 dicembre all’Off Theatre
(9 dicembre 2023)
©gaiaitalia.com 2023 – diritti riservati, riproduzione vietata
