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Com’è ancora umano lei, caro Fantozzi o della solitudine della Signorina Silvani

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di Alessandro Paesano

Mentre il pubblico prende posto in sala, possiamo notare, sulla scena a sipario aperto, un appendiabiti dal quale spiccano costumi tutti di uno sgargiante color rosso. Dall’altro lato  un pianoforte a mezzacoda, rosso anch’esso, e al centro una sagoma natural size della bianchina di Fantozzi, ripresa frontalmente, dietro il parabrezza della quale scorgiamo la sagoma di Fantozzi, e, appena comincia lo spettacolo, accanto, in carne ed ossa, Anna Mazzamauro, la mitica signorina Silvani.

Mazzamauro esce dalla sagoma della bianchina e viene verso la platea, indossando uno sfarzoso vestito di tulle rigorosamente rosso, coprendosi il volto con una maschera da dama del ‘700 e, prima ancora che proferisca parola, parte l’applauso, quello bello di una volta, di accoglienza, di affetto e riconoscimento e stima, che Mazzamauro si prende con gratitudine. E lo spettacolo è già in atto prima ancora di essere iniziato.  

Com’è ancora umano lei, caro Fantozzi scritto, diretto e interpretato da Anna Mazzamauro è la testimonianza di un punto di vista molteplice, quello dell’attrice e dei suoi rapporti professionali ma anche dello della donna che coglie e mette alla berlina l’ambiente sessista e tutto al maschile del cinema e anche quello dell’interprete, che sa restituire la voce dei colleghi (da Villaggio a Reder) e delle colleghe (che emozione quando rifà Anna Magnani in una scena di Bellissima). Omaggio, mai parodia, che Mazzamauro propone sempre con sobrietà senza mai strafare, sempre dosatissima, impeccabile, precisa.  

Molti gli aneddoti raccontati, il truccatore Gianfranco Mecacci, che, istruito da Salce per renderla brutta risponde che l’è bella che pronta, Salce stesso che l’aveva provinata per il ruolo della moglie di Fantozzi, trovandola non abbastanza brutta (scusa Anna ti ricordavo più brutta) e Villaggio che dice all’orecchio di Salce, ma Anna sente tutto Luciano, è brutta pure lei ma uno come Fantozzi non può che sognare una così.

Mazzamauro gioca molto con la sua presunta bruttezza ma ammette che dell’applauso dopo la battuta del truccatore non si sente molto lusingata.

Anna Mazzamauro, che in passato aveva detto che al personaggio della signorina Silvani non perdonava il fatto di avere messo in ombra la sua carriera teatrale, con questo spettacolo fa pace con questo personaggio parlando di Silvani per parlare di se stessa giocando con maestria tra diversi livelli narrativi, rievocando scene dai film, ora proponendo un lacerto audio da una delle tante scene iconiche (quella dello sputo nella scatoletta del rimmel) proponendo anche la lettura di alcuni brani dei libri su Fantozzi, scritti da Villaggio prima dei film di Salce, che ne sono la fonte letteraria.

Anna ci mostra così come il personaggio di Fantozzi scaturito dalla penna di Villaggio, pur essendo un personaggio ad alta diffusione popolare non è affatto un personaggio pop ma si attesta a una certa cultura anni settanta, sicuramente non d’élite ma non per questo meno raffinata, meno colta.

Anna ne restituisce l’anima più umana e non quel grottesco poi così amplificato in qualche film iperbolico, l’umanità dell’interprete Paolo Villaggio che con Fantozzi ha creato la prima vera maschera nazionale italiana, come ebbe modo di dire Benigni durante il funerale di Villaggio. La stessa umanità della signorina Silvani  che, commenta Mazzamauro, non aveva capito che Fantozzi era stato l’unico uomo ad averla veramente amata. Una signorina estremamente sola.

Lo spettacolo è impreziosito da alcuni brani che Mazzamauro canta con gran classe. Brani che non sono mai sipari musicali, ma congrui commenti del racconto.  Così interpreta la splendida Quella cosa in  Lombardia  su  musica di Carpi e  testo di Franco Fortini, accompagnata al piano da Sasà Calabrese che scrive per il brano un magnifico arrangiamento. O, ancora, Bocca di Rosa di De Andrè, accompagnata sempre da Calabrese, stavolta alla chitarra.
Interpreta non è un verbo di occasione. Mazzamauro sa restituire intenzione ed emozione del testo delle canzoni che canta con una bravura fuori dal comune, inserendosi al livello di una interprete come Milly alla quale non ha niente da invidiare.

Anna Mazzamauro scherza col suo aspetto perché in realtà brutta non lo è affatto. Anna ha, casomai, la “bruttezza” della donna indipendente, quella cioè non sottomessa al maschio (l’unico per il quale quei canoni di bellezza che lei non ha, hanno senso e importanza) e una donna che non vive per l’uomo fa paura e diventa dunque brutta.

Altro che uomini, Anna Mazzamauro è fatta per il teatro e il teatro è fatto per lei. Ce lo continua a dimostrare anche in questo splendido spettacolo che porta in giro per i teatri di tutta italia (delle grandi e delle piccole città) dal 2021. 

E finito lo spettacolo, quando Anna ringrazia il produttore Nicola Canonico annuncia che sta già spensando al nuovo spettacolo.
Non vediamo l’ora di vederlo.

 

COM’È ANCORA UMANO LEI, CARO FANTOZZI
di e con  Anna Mazzamauro

Sasà Calabrese chitarra e pianoforte
disegno luci Alexis Doglio
fonica Simone Todesco

 

Visto per voi all’Off/off Theatre di Roma il 12 gennaio 2024.

 

 

 

(14 gennaio 2024)

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