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mercoledì, Febbraio 1, 2023
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“I Legnanesi” a Bologna, irresistibili come sempre… #vistipervoi

di V.S.

Scenografie e coreografie sfavillanti, con un uso coordinato di colori, suoni e vestiti di scena davvero unici e che rendono piacevolmente intensa la satira, filtrata attraverso quello che sembra musical, ma è varietà, e che non è nemmeno varietà: è una realtà filtrata dalla graffiante e dissacrante ironia de I Legnanesi visti al Teatro Duse di Bologna lo scorso 2 dicembre.

Se si decide di non dare ascolto al primo giudizio che va da solo – “Ma quanto sono trash queste qui – si corre persino il rischio di entrare nella storia e nei personaggi, di respirarne l’atmosfera e si fanno i conti con l’intelligente satira sociale de I Legnanesi (innumerevoli i biglietti d’oro che si sono vinti) una delle compagnie storiche italiane che più hanno fatto la storia del teatro nonostante privilegino l’uso del dialetto, dicasi lingua o vernacolo: insomma del milanese. Atmosfera caciarona, teatralmente calibratissima, battute feroci e divertentissime e bravi attori (attrici). Due ore e venti che scorrono senza neppure accorgersene.

Chi non ha mai seguito il genere de I Legnanesi, sulle scene a dire il vero dagli anni 50, potrebbe non trovare un filo tra la parte recitata e il musical, varietà che dir si voglia, che poi viene ricostruita a posteriori perché molti dei loro spettacoli vano all’indietro, come Greta Garbo nella poesia di Corrado Costa. C’è tutto, nella pancia de I Legnanesi, persino la Commedia dell’Arte che è quella disciplina che sta alla base di tutto il teatro che vediamo e che prima ti annuncia cosa gli attori andranno a fare, e poi la fa. Facendoti ammazzare dal ridere. In questo sono dei maestri (maestre).

Il teatro Duse di Bologna era super-pieno e il pubblico si è divertito, ha partecipato con entusiasmo, ha applaudito con convinzione e ha tributato l’ennesima serata d’amore alla compagnia, che per molti sembra costituire un filo rosso con il teatro. Al termine della recita, l’appello a sostenere il teatro e chi ci lavora da parte dei protagonisti, sembrava un inno alla cultura – e magari era proprio quello. Insomma: finché la passione e il mestiere esisteranno, nonostante la televisione di plastica, il teatro continuerà ad esistere. Quindi continuiamo (continuate) a riempirli. I teatri.

 

(3 dicembre 2022)

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