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Ciao Lindsay, ci vediamo in paradiso… di Emilio Campanella

di Emilio Campanella #Teatro twitter@gaiaitaliacom #LindsayKemp

 

 

Se n’è andato con la leggerezza di un elfo, Lindsay Kemp. Silenziosamente, saggiamente, un po’ misteriosamente, questo guru-folletto del Teatro, anche importante interprete cinematografico con Derek Jarman e Ken Russel, tra gli altri. In lui si mescolavano i tratti del fool e del saggio ispirato all’estremo oriente. Mago del burlesque shakerato con il buto giapponese, cultura rock-pop e Shakespeare, Lorca e Genet, Lewis Carrol ed Oscar Wilde. Indimenticabile ed indimenticato interprete di Divine, in Flowers, ispirato a Notre Dame des Fleurs di Jean Genet, in cui aveva saputo giocare con la sottigliezza espressiva e lo scandalo, la bellezza e l’orrore, l’amore più alto e la violenza più sanguinaria, anche evocando l’estetica di Cocteau.

Visto e rivisto al Teatro della Tosse di Genova, era stato un evento epocale nelle stagioni teatrali italiane di quei primi anni settanta. Qualche anno dopo avemmo la fortuna di vedere Salomé, da Wilde, con l’ Incredibile Orlando, come era soprannominato Jack Birkett, attore non vedente che impersonava una ferocissima Erodiade. Poi Duende, su temi da Garcia Lorca e nella stessa stagione: 77/78, Cruel Garden per il Ballet Rambert di Londra, sullo stesso tema e visto ai Parchi di Nervi. Poco più tardi, al restaurato e riaperto dopo decenni, Teatro Ristori di Verona: Mister Punch Pantomime, farsa crudele ed esilarante che mescolava sapientemente comicità alta e bassissima; battute alate con altre ben sotto la cintura, nella più pura tradizione britannica del bardo. A proposito di Shakespeare, non si può dimenticare il kempiano Sogno di una notte di Mezza Estate, ed il suo Puck, in uno spettacolo divertentissimo e dissacrante che mescolava, ancora una volta, con grande sapienza, lacrime e risate sfrenate.

Come nei suoi stages di lavoro in cui sapeva trarre maieuticamente dagli allievi, il meglio ed il più profondo della loro anima segreta, ed ancora recentissimamente, benché io parli degli anni ottanta, quando a Venezia si danzava ovunque ed in estate c’erano stages di Béjart, di Malou Airaudo, di Lindsay Kemp, e di molti altri a pochi giorni l’uno dall’altro, e potevi lavorare con tutti. Un sogno.

Ora Lindsay incanterà e farà sognare gli angeli, ovvero li ritroverà: perché lui era un angelo prestato agli uomini per renderli un po’ migliori.

 





 

(25 agosto 2018)

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