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Il ritmo come spazio comune: la danza di Hamdi Dridi tra happening e spettacolo

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Sulla scena, all’aperto, il pubblico prende posto su tre lati. Sul quadrato coperto da un telo bianco il perfomer Hamdi Dridi armeggia con una consolle musicale sulla quale campeggia un pc, due piatti per vinili e un mixer. Dridi saluta il pubblico e, parlando in inglese,  parte dal grado zero della sua danza e afferma che quel ritmo sincopato quel ‘uno e due’ mi ha salvato la vita e che vuole condividere con il pubblico qualcosa che per me è necessario, e spero che ognuno ci trovi qualcosa di personale. Potete usarlo come volete. L’idea per me è scaldare questo ‘couscous coreografico’, così che ognuno si senta libero di entrare in questa casa. Si chiama Soul Power (il potere dell’anima).

Ed ecco che, tra una musica e l’altra, porta in scena una fisicità forte e immediata, mossa da quella gioia viscerale che, dicono le note di presentazione, è un po’ il suo marchio di fabbrica.

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In questa performance dove la consolle si fa mobile e diventa sua compagna di danza. il palcoscenico si fa nomade e i confini tra performer e pubblico si azzerano.
Dridi sul palco fa tutto: è il DJ che fa girare i vinili raccolti nei suoi viaggi, è il sound designer che manipola i paesaggi sonori, e poi, improvvisamente, si fa corpo che ascolta e amplifica quel groove.
Dridi è sensuale, elegante, magnetico, anche quando danza portandosi in giro la consolle su ruote, facendola roteare con una disinvoltura tale da farla sembrare un’estensione del suo corpo.

Poi Dridi invita il pubblico a una condivisione. Voi siete il rimbalzo e il rock del corpo, e vi lasciate andare. Prendetevi il vostro tempo. E alla fine, se ve la sentite di entrare sul palco siete siete benvenuti. Se non volete entrare, benvenute lo stesso. Tra la destra e la sinistra, l’alto e il basso, il nero e il bianco, il bene e il male, l’esterno e l’interno, io ho scelto il ritmo come mia unica lingua. E il rocking (il dondolio/mantenere il groove) come mio unico modo di combattere, che è poi l’arte di combattere senza combattere.
Più di metà del pubblico sale sul palco, danza come può, come sa, come riesce ad esprimere. Dridi si commuove ammette addirittura che quel che il pubblico sta allestendo è più interessante di quello che lui ha organizzato per lo spettacolo. Poi il pubblico scende e Dridi riprende a volteggiare con la consolle mentre la musica si fa liquida senza tradire mai quell’un due dell’inizio.

Per il secondo invito a partecipare rivolto al pubblico chiede di chiudere gli occhi e a pensare a una persona a cui vorremmo dare tanto affetto: pensate a un movimento, a un ricordo. Cucinare, giocare, disegnare. Lasciate andare le braccia, lasciate andare il cuore.

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Il pubblico parte per la tangente ognuno inseguendo il proprio movimento immaginato, evocato, rivissuto. e, nonostante i movimenti siano differenti, per natura e per abilità fisiche di ogni partecipante, il senso di compartecipazione e di armonia è evidente.

Vedere la gente salire sul palco e partecipare è sempre un momento liberatorio un’emozione rara. Altrettanto emozionante è vedere tra i corpi in movimento anche quelli dei due danzatori dello spettacolo precedente che nonostante abbiano concluso da poco una performance molto faticosa sono lì, con ancora la voglia di muoversi, mettersi in gioco, farsi trascinare, stare insieme.
In quel preciso istante si tocca con mano il senso dello “stare insieme” rinnovato dagli sguardi e dai corpi in movimento.

Questa spinta inclusiva non nasce dal nulla, ma affonda le radici nei nodi tematici che Dridi stesso esplicita nel suo discorso durante la performance. La sua danza non è mero virtuosismo, ma sopravvivenza e memoria: racconta che i passi fondamentali – quel ritmo “uno e due” – gli hanno salvato la vita e derivano direttamente dai gesti quotidiani, faticosi e ripetitivi di sua madre, collaboratrice domestica, che puliva tenendo il tempo con le borse della spesa in mano. Da questa dimensione intima si passa a una visione quasi politica: per lui l’hip hop non è un genere commerciale, ma un comportamento umano ancestrale, la forma più antica di comunicazione emotiva che l’essere umano agisce fin dalla nascita. In un mondo diviso in contrasti binari – bianco e nero, bene e male – la scelta di Dridi è quella di usare il ritmo come unica lingua e il rocking (il dondolio del corpo) come “l’arte di combattere senza combattere”, una forma di resistenza pacifica.

Uscendo da questa sessione così densa, però, resta aperto un nodo. Non una critica, ma un dubbio di metodo sulla struttura dell’evento. Se la forza dell’operazione sta nel saltare la barriera della performance per farsi “cucina” collettiva – tanto che Dridi definisce la risposta del pubblico migliore del suo stesso spettacolo – cosa sposta questa serata dal perimetro del DJ set d’eccezione (nella parte finale l’azione è passata nelle mani della guest DJ ospite, che affiancando Dridi alla consolle, ha proposto al pubblico una selezione musicale dalle sonorità polacche) a quello dello spettacolo teatrale?
Basta l’atto di abitare un palcoscenico o l’accenno di una traccia coreografica?
L’impressione è che a tratti sia mancata una vera scrittura formale, quel perno capace di chiudere l’azione in un disegno compiuto invece di lasciarla fluire come un ottimo happening comunitario guidato da un grande danzatore.
Un dubbio che non toglie nulla all’impatto dell’esperienza, ma che interroga il confine mobile tra performance e pura condivisione sociale.

Soul(s) Power
Ideazione, coreografia, performance: Hamdi Dridi
coproduzione del Festival BIPOD / Cie Omar Rajeh & Maqamat, Lugano Dance Project / LAC Lugano Arte e Cultura e Festival Aperto / Fondazione I Teatri – Reggio Emilia, coproduzione del Break Machine Festival e CCN Namur – Belgio, coproduzione del programma Impulsions e residenze – Métropole/Ville de Montpellier, coproduzione della Fabrik Nomade Multi Art Factory – Tolone, sostegno alle residenze: CDN des 13 Vents – Montpellier, CCN Namur – Belgio
Sostegno istituzionale del Ministero della Cultura francese – Drac Occitanie, Consiglio regionale Occitania Pirenei-Mediterraneo, Comune di Montpellier
Altri sostegni: Spedidam, Adami

Visto per voi al teatro India di Roma il 4 luglio 2026 nell’ambito del Festival Fuori Programma

 

 

(6 luglio 2026)

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