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Dalla memoria di Giancarlo Stagni all’invenzione di Alessandro Sciarroni: il cerchio perfetto della Polka Chinata

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Il pubblico viene fatto accomodare in due gruppi di file di sedie opposte, ai lati dello spazio sul quale si esibiranno i danzatori. Ci sono anche dei cuscini per terra per quelle persone temerarie, tra il pubblico, che non esitano a sedersi per terra e rimanere comunque ferme.

Poi improvvisamente i due danzatori entrano in scena, tenendosi per mano. Gianmaria Borzillo indossa dei pantaloni di colore carta da zucchero che gli fasciano il sedere, e una camicia chiara, Giovanfrancesco Giannini indossa dei pantaloni marroni chiaro e una camicia a fiori di colore abbinato.
Prendono posizione con una presa di contatto bilaterale, un braccio dietro la schiena l’altro braccio teso mentre le mani si incrociano, perfettamente speculare.
Iniziano a ballare i passi del liscio con una velocità vorticosa, girando turbinosamente su se stessi mentre esplorano lo spazio fronteggiato dal pubblico. I piedi si incrociano con movimenti talmente repentini da essere di non immediata lettura, il portamento è elegante, pulito, di grande fierezza. Guardano prima uno sopra la spalla dell’altro ma poi, quando iniziano a performare delle veloci giravolte, sganciandosi dalla presa bilaterale ma mantenendo il contatto con una mano, si guardano per coordinare il movimento.  E poi ecco arrivare un movimento che, pur avendo un alto contenuto acrobatico, mantiene sempre l’eleganza e la formalità della danza. Agganciandosi l’uno alle braccia dell’altro, le gambe dell’uno tra quelle dell’altro, iniziano a girare vorticosamente su se stessi facendo leva sui corpi in equilibrio piegando le ginocchia abbassandosi fin quasi a toccare terra.
La grazia con cui eseguono il movimento è sostenuta da un’espressione del volto felice, serena, piena di amore, che si scioglie in un sorriso che commuove quando, sfruttando la spinta delle gambe, compiono un piccolo balzo verso l’alto senza però staccarsi o sciogliere la presa.
Lo sforzo fisico, la sala non refrigerata, il caldo di una sera d’estate non scalfiscono l’impassibilità e il mantenimento della posa di una danza a due ballerini che è un e proprio manifesto di fiducia assoluta, di intimità e decostruzione degli stereotipi di genere.
Due corpi maschili  si sostengono a vicenda per non cadere, accogliendo l’uno la vulnerabilità dell’altro.

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Alessandro Sciarroni per questo spettacolo dal titolo Save the Last Dance For Me, ha lavorato con Gianmaria Borzillo e Giovanfrancesco Giannini sui passi di un ballo bolognese chiamato Polka Chinata (inchinata, piegata).
Una danza di corteggiamento (ma vedremo il significato di questo sostantivo) dei primi del ‘900 eseguita da soli uomini.

Sciarroni ha scoperto la Polka Chinata nel 2018 grazie al lavoro di Giancarlo Stagni, un maestro di balli filuzziani – filuzzi indica il caratteristico ballo liscio emiliano (valzer, mazurka e polka) – che negli anni 60 ha documentato questa pratica di danza maschile.
Nata squisitamente all’interno del rigido contesto patriarcale di segregazione dei generi la Polka chinata è un ballo di massima espressione del cameratismo e del vigore maschili. Per capirne origine e significato dobbiamo fare mente locale sulla società italiana dei primi del 900.

Se oggi vedere due uomini ballare strettamente allacciati può evocare un immaginario omoerotico agli inizi del 900 le motivazioni di questo ballo erano meramente  sociali, economiche, legate a una rigidissima divisione degli spazi pubblici.

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La Polka chinata  nasce nelle osterie di periferia, nei circoli operai e nei cortili dei palazzi popolari, spazi rigorosamente riservati agli uomini, legati alla socialità del post-lavoro delle classi popolari (operai, artigiani).
Le donne ballavano, eccome, ma nelle sale da ballo, nei teatri o nelle feste di paese pubbliche. Il ballo di coppia, il liscio classico, serviva proprio a far incontrare e corteggiare i e le giovani sotto gli occhi protettivi delle famiglie.
Per accedere a queste sale, però, servivano due cose che i giovani operai non avevano: i soldi per pagare il biglietto d’ingresso e l’abito buono, o, detto altrimenti, la giusta provenienza sociale.

Ballare tra uomini era l’unico modo per praticare la danza senza infrangere i tabù etici dell’epoca e senza compromettere la reputazione delle giovani donne della comunità.
La Polka Chinata nasceva come una sfida di forza fisica, agilità e resistenza muscolare tra uomini che si sfidavano nelle osterie per dimostrare chi fosse il più forte, il più saldo sulle gambe e il più abile a non perdere l’equilibrio.

La polka Chinata è una danza di corteggiamento nella quale l’oggetto del corteggiamento non è il partner con cui si balla ma è un’esibizione rituale davanti alla comunità di pari per mostrare il proprio valore, la propria coordinazione e il proprio vigore fisico. Chi dominava la Polka Chinata acquisiva prestigio sociale all’interno del gruppo dei pari. Si corteggia gli altri appartenenti al genere per (auto)celebrare la propria stessa appartenenza a quel genere.

Sciarroni riprende gli stilemi della Polka Chinata e li abbina a una partitura sonora contemporanea, tribale, intimista, riflessiva, che dà una forte intimità alla danza eseguita. Lo scarto con la partitura originale è evidente quando, dopo gli applausi, la coppia riprende la danza questa volta con l’accompagnamento storico con fisarmonica. Se la fisarmonica sottolinea l’esteriorità della danza la partitura di Sciarroni fa emergere tutto il vissuto interiore, quelle emozioni che tradizionalmente gli uomini non possono far trapelare.
La bravura dei due interpreti resta immutata, così come la bellezza di questa coreografia che recupera un tassello della storia del ballo popolare rinnovandone l’afflato di genere riuscendo a non confermare l’impianto patriarcale senza necessariamente farlo cortocircuitare in una lettura omoerotica. La vulnerabilità tra uomini travalica tutti gli orientamenti sessuali.

Save the Last Dance For Me è una delle perle di questa nuova edizione di Fuori Programma Festival il progetto di ORBITA|Spellbound Centro Nazionale di Produzione della Danza per la direzione artistica di Valentina Marini, un festival sempre più indispensabile per avere un colpo d’occhio sul panorama coreografico contemporaneo nazionale e internazionale.

 

SAVE THE LAST DANCE FOR ME

invenzione: Alessandro Sciarroni
Con: Gianmaria Borzillo e Giovanfrancesco Giannini
Collaborazione artistica: Giancarlo Stagni
Musica: Aurora Bauzà e Pere Jou
Abiti: Ettore Lombardi
Direzione tecnica: Valeria Foti
Tecnico di tournée: Cosimo Maggini
Promozione, consiglio, sviluppo: Lisa Gilardino
Amministrazione, produzione esecutiva: Chiara Fava
Comunicazione: Pierpaolo Ferlaino
Produzione: corpoceleste_C.C.00#, MARCHE TEATRO
Coproduzione: Santarcangelo Festival, B.Motion, Festival Danza Urbana

Visto per voi al teatro India di Roma il 4 luglio 2026 nell’ambito di Fuori Programma Festival

(6 luglio 2026)

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