DA LEGGERE

Pubblicità

#Vistipervoi: Calderón di Pasolini nella borghese versione di Tiezzi

di Alessandro Paesano  twitter@Ale_Paesano         Calderón, unico dramma pubblicato in vita da Pier Paolo Pasolini, era considerato dal suo autore una delle sue più sicure riuscite...
HomeTeatro #VistipervoiPianeta Baleari: un mondo non ancora del tutto esplorato

Pianeta Baleari: un mondo non ancora del tutto esplorato

Beabaleari è un duo musicale composto dalla cantautrice e polistrumentista Diana Tejera e dalla cantautrice Beatrice Tomassetti.
Il loro progetto musicale, nato nel 2022 con l’uscita del primo singolo Dove si nascondono i Megalodonti, si è concretizzato in un album, pubblicato su etichetta Maqueta Records, (stampato in vinile) nel maggio del 2025, dal titolo Nei sogni non si muore.
In questo lasso di tempo le Beabaleari hanno tenuto diversi concerti affinando un’intesa sul palco, crescente e proficua, che le vede interpretare i brani cantando insieme (mentre Tejera suona anche la chitarra e le tastiere).
La musica di Tomassetti e Tejera, catalogabile come dream-pop con contaminazioni indie-rock, presenta dei brani dalla partitura musicale mai banale con degli arrangiamenti sospesi tra atmosfere eteree e soffuse, dal sound elegante e delicato, quasi onirico, grazie all’impiego di sintetizzatori e batterie elettroniche, con un tocco nostalgico corretto però  da influenze del rock indipendente, specialmente nella struttura dei brani e nell’approccio vocale.
L’album vede anche diversi camei da Angela Baraldi (che canta nel brano Io non amo la fine) a Chiara Civello  che firma il brano, e i cori, Polpo di fulmine mentre Pier Cortese firma i cori di Archeologie Plastiche.
Pur non essendo un concept album Nei sogni non si muore imbastisce un discorso coerente proponendo un approccio alla vita e a come abitarla. I brani che compongono l’album invitano a smettere di cercare di capire necessariamente tutto,  di voler finire tutto, e trovare la “meraviglia” nell’osservazione delle piccole cose (un fungo, lo sguardo di un cane) o nel semplice restare stese su un divano a guardare l’universo che si espande.

I testi sono di una rara eleganza, coniugando una sottile ma concreta ironia con una visione disincantata delle cose che nasce da una leggerezza nell’approccio con una affabulazione che trova  una sua cifra stilistica nell’uso moderato delle rime e dell’assonanza tra parole che flirta con la poesia.

L’idea di trarre uno spettacolo dai brani del disco è quindi interessante e, oseremmo dire, necessaria.
E’ qui che interviene Valentina Martino Ghiglia attrice, autrice e regista che appronta con Tejera e Tomassetti lo spettacolo Pianeta Baleari.
Quando il pubblico prende posto in sala sul palcoscenico, a sipario aperto, campeggiano due sedie a sdraio, un ombrellone e una postazione mix-strumenti.
A inizio spettacolo, mentre Diana Tejera accenna l’Aria sulla quarta corda di Bach per ironizzare sul momento dello spiegone à la Quark Martino Ghiglia dà subito una definizione del Pianeta Baleari:

È un pianeta dove le canzoni nascono da pensieri liberi, ma localizzati. 
Anche geolocalizzati, se vogliamo. Contingenti quasi, direi. Il tempo in cui siamo su questa terra, anzi meglio in cui non ci siamo che è molto, ma molto di più. Il concetto è che questo pensiamo di avere, ma che in realtà ci sfugge completamente. 
Quindi scrivere di questo concetto di tempo in cui bisognerebbe fare qualche cosa, non si sa bene cosa… Finalizzare dei progetti? Finalizzare, è così! Finalizzare parola chiave anche nel mondo beabalare, nel senso che a volte è semplice pensare di poter finire qualche cosa. A avere uno scopo si esce da questa prospettiva si va incontro a un inevitabile caos è chiaro questo concetto no? 

Valentina Martino Ghiglia in ogni suo intervento amplifica i testi di Beabaleari in modo che le sue parole non costituiscono delle introduzioni alle canzoni ma sono le canzoni a diventare espressione canora  del suo discorrere. Un format nuovo e inedito del quale le note di sala cercano di dare conto evocando il teatro canzone che è una definizione che da un lato sta stretta e dall’altro è forse un po’ troppo per lo spettacolo. Sta stretta perchè Pianeta Baleari ha dalla sua una leggerezza elegiaca che il teatro canzone normalmente non ha.  

Tantissimi gli esempi e i temi toccati:
il rifiuto della finalizzazione, perchè il valore non risiede nel risultato o nel traguardo (il “confine”), ma nel processo. Finire qualcosa significa chiuderla, limitarla; restare nell’incompiutezza significa invece mantenere vive infinite possibilità (Io non amo la fine);
l’amore viene riscattato dallo struggimento romantico tradizionale (il rifiuto di Dante) e descritto come più vicino a un istinto vitale, multiplo e leggero (non è facile dividersi tra tre cuori e nove amori, ma l’ho fatto fino a ieri) (Polpo di Fulmine).
In un mondo che ci impone di correre,  fermarsi diventa  un atto rivoluzionario per proteggere il proprio spazio interiore, il divano non è simbolo di pigrizia ma è una “culla per la mente” (Itaca è il divano).
In una società fatta di presenza (mediatica) ecco che il suggerimento è quello di nascondersi per preservarsi: Dove si nascondono i Megalodonti ci insegna che per essere felici e non farsi disturbare (50 tonnellate senza più pensieri) bisogna a volte fingersi estinte o restare negli abissi, mentre in Come l’acqua sulla Luna il declassamento di Plutone a pianeta nano ci ricorda  che chi viene escluso o esclusa dal “sistema”, solo per la sua differenza o distanza  continua a esistere dignitosamente nel suo spazio.
L’alternanza tra gli interventi di Valentina Martino Ghiglia e i brani di Beabaleari funziona ed è un piacere assistere al loro dipanarsi.
La definizione di Teatro Canzone sta forse larga allo spettacolo perchè gli manca, ancora, una interazione tra l’attrice e le musiciste che vada oltre le parole, quelle degli interventi di Martino Ghiglia e quelle delle canzoni, e approdi a una interazione tra performer che lo spettacolo ancora non osa.
Così quando a Tejera scappa un commento su uno degli interventi di Martino Ghiglia (che c’entrano i ratti?), l’attrice si guarda intorno perchè ha sentito una voce della quale non capisce la provenienza, attestando così una coabitazione nello stesso spazio di presenze diverse. Questa articolazione metateatrale rimane in nuce, timida, e non viene esplorata in tutta la sua potenzialità.
Osare di più in questa ‘coabitazione’ scenica, rompendo la linearità della scaletta, permetterebbe al pubblico di entrare ancora più a fondo nel caos creativo del Pianeta Baleari.
E’ evidente che le tre interpreti muovendosi in un format del tutto nuovo, senza precedenti,  aderiscono a una misurata cautela, che è anch’essa cifra di una visione delle cose non basata sull’eccesso o sull’estemporaneità ma sul rispetto di sé, del proprio lavoro e del pubblico convenuto ad ascoltare.
Come ogni spettacolo in musica Pianeta Baleari, pur essendo pienamente godibile già così com’è, ha tutto il margine per guardarsi intorno e fare esperienza di sé, replica dopo replica, teatro dopo teatro.

Il pubblico, intanto, applaude.

 

PIANETA BALEARI
uno spettacolo di teatro canzone
col duo BEABALEARI,
composto dalla musicista e cantautrice Diana Tejera e Beatrice Tomassetti,
e l’attrice Valentina Martino Ghiglia

Visto per voi al teatro Belli di Roma il 9 aprile 2026

(13 aprile 2026)

©gaiaitalia.com 2026 – diritti riservati, riproduzione vietata