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L’omaggio di Enzo Cosimi a Beatrice Cenci, Cagliostro, l’arcangelo Michele e Floria Tosca

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di Alessandro Paesano

Take Me Up, Take Me Higher (t.l. Portami su, portami più in alto) della compagnia Enzo Cosimi è uno spettacolo site-specific, pensato per diversi ambienti di Castel Sant’Angelo in occasione della rassegna Sotto l’Angelo del Castello.
Cosimi rivista l’immaginario collettivo romano e allestisce quattro istallazioni, ognuna dedicata a un personaggio legato al luogo: Beatrice Cenci, Cagliostro, l’Arcangelo Michele e Tosca.
Una istallazione multipla, itinerante, dove è il pubblico, di massimo 20 persone per replica, a muoversi da una istallazione all’altra, in una sorta di percorso a stazioni, come quelle delle sacre rappresentazioni (dalle quali si è originato il teatro come lo conosciamo oggi) in una magnifica crasi tra passato e presente.

La prima istallazione, la prima stazione, dedicata a Beatrice Cenci, ha luogo nelle carceri del Castello, attualmente non visitabili. Il pubblico si dispone intorno a una delle celle all’interno della quale Alice Raffaelli impronta una danza apparentemente costretta nei movimenti, dato il luogo angusto in cui si muove, ma proprio da questa condizione di costrizione  scaturisce una grammatica coreutica efficace ed empatica che coinvolge direttamente l’emotività del pubblico, senza la decodifica del movimento coreografato, o la conoscenza del personaggio storico, Beatrice Cenci (un approfondimento sul personaggio è presente nella mostra La bilancia e la spada.Storie di giustizia ospite al museo di  Castel Sant’Angelo). Sappiamo che è una donna,  incarcerata, che si muove come un animale in cattività, inarcando il busto in tutte le direzioni, senza mai perdere l’equilibrio, senza che la disperazione della prigionia si trasli in un bel movimento. I gesti compiuti (compreso quello disturbante delle mani che cercano di aprire la bocca in un urlo silenzioso e straziante), sono diretta espressione di una condizione esistenziale,  per la quale il pubblico è precipitato in una spirale di empatia e indignazione (Per cui quando cade a terra anche il pubblico cade a terra con lei)  e il luogo angusto nel quale si trova diventa improvvisamente un posto opprimente, dal quale si vuole fuggire.  Nessuna catarsi però, alla fine la porta di legno si chiude sul personaggio. La danzatrice rimane all’interno, senza prendersi gli applausi del pubblico che, dopo qualche secondo di sgomento (per il portato emotivo evocato), sgorgano spontanei e generosi.


Ci si sposta in una sala attigua dove alcune olle sono interrate in lunghe file. È qui che ha luogo la seconda stazione.  Il pubblico si accomoda alla fine delle file di olle, oppure sui primi gradini che portano al cortile dal quale si ha accesso alle carceri. Tra le file si muove Pablo Tapia Leyton che  indossa un cappuccio e dà di spalle al pubblico. La sua fisionomia si staglia misteriosa nello spazio strettissimo nel quale ripete più volte la stessa sequenza di gesti, in una partitura coreografica virata verso la potenza fisica (come quando si tiene sospeso da terra tra le fila con la sola forza delle braccia). La stazione è dedicata a Cagliostro la cui fama di guaritore, di veggente e alchimista sono restituite nella figura di un moderno Houdini che si presenta nella sua fisionomia impenetrabile e inconoscibile. Quando si mostra frontalmente l’interprete ha una calza scura sul viso che ne cela le sembianze, lasciando trasparire delle fattezze umane indecifrabili. I suoi gesti sembrano tentativi di fuga, o di ricerca di sollievo, che non ottengono successo. A Cagliostro non rimane che scomparire tra le file di olle.
Prima di farlo Cagliostro si toglie la calza, mostrando il suo volto, misterioso e indecifrabile, ma umano.
Nemmeno Leyton esce a prendersi gli applausi (che si ripetono, convinti).

Per la terza stazione si esce dalle carceri e si segue il percorso per arrivare alla terrazza dell’Angelo. In uno degli ambienti intermedi c’è Lorenzo Caldarozzi, in piedi, in slip, le spalle dipinte d’oro con delle forme che accensano a delle ali: l’arcangelo Michele. Caldarozzi usa una fune di stoffa appesa al soffitto  per danzare, arrampicandovisi con la forza delle braccia, agganciandosi con le gambe e lasciandosi penzolare, mentre  con i piedi cammina sulla fune che è appesa, ma che piega in orizzontale con la forza del suo corpo. La forza necessaria per interagire con la fune non traspare nell’esecuzione di Caldarozzi che si muove con una grazia e una delicatezza angeliche. Anche i movimenti a terra rimangono delicati e coreografici  anche quando si cimenta in una serie di ruote laterali con le quali si muove in circolo in tutto lo spazio a sua disposizione. Questo ragazzo angelicato sembra davvero capace di volare. La grazia con cui alla fine sale le scale per uscire di scena concludono una stazione indimenticabile, dall’esecuzione impeccabile.


Si raggiunge l’ultima stazione, sulla terrazza dell’angelo, dove una presenza femminile, ancora Alice Raffaelli, con dei lunghi capelli biondi e una calzamaglia effetto nudo si muove a piccoli passi, stentati, infiniti, verso l’amato bene, una figura maschile che prima era in piedi e ora è riversa a terra, esanime. La figura femminile prende il microfono e prima di maledire tutti gli uomini, si lamenta di quanto sia difficile essere donna. Poi si dirige verso il vuoto accennando il gesto che sappiamo averne  segnato la fine.

Una Tosca atipica questa di Cosimi,  calma e risoluta, ben lontana dalla donna impetuosa innamorata di Mario dell’opera di Puccini. Una donna ingannata che, nell’immaginario collettivo, si getta dal castello per disperazione mentre in realtà a muoverla è la determinazione di raggiungere Scarpia per pareggiare i conti (O Scarpia avanti a dio! Urla prima di gettarsi). La Tosca di Cosimi  più che Puccini ricorda la Eva della Cacciata dei progenitori dall’Eden  di Masaccio, minuta, composta nei movimenti, dolente,  eppure decisa a quel gesto finale. Nella  postura e nel linguaggio  del corpo si fatica a riconoscere la stessa interprete della prima installazione.
Conclusa anche l’ultima stazione, la performer e i performer si presentano al pubblico per prendersi  i meritati applausi.

Muovendosi sul crinale crinale dell’istallazione, della performance e della danza, Cosimi individua nuove articolazioni coreutiche con il gusto per una ricerca di sperimentazione che non rinuncia alla precisione dell’esecuzione o all’idea stessa dell’istallazione.  Un polittico per solo (o sola) interprete  che sa parlare all’emotività del pubblico con una efficacia che stordisce.
La rassegna Sotto l’Angelo del Castello continua a proporre degli spettacoli unici, traendo forza e valorizzando l’ambiente in cui prendono forma. L’istallazione itinerante di  Enzo Cosimi aggiunge un nuovo tassello a una proposta culturale sempre impeccabile che propone delle eccellenze italiane e non solo grazie all’intelligenza e alla sensibilità della sua curatrice Anna Selvi.

Visto per voi il 23 agosto.

 

TAKE ME UP, TAKE ME HIGHER / DANZA
Compagnia Enzo Cosimi
Installazione performativa concept, coreografia e costumi Enzo Cosimi

interpreti Alice Raffaelli, Lorenzo Caldarozzi, Pablo Tapia Leyton
luci Giulia Belardi
Spettacolo itinerante per 20 spettatori a recita

 

 

(28  agosto 2023)

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