Pirandelliana 2023: Bellavita, Sgombero, La giara

0
519

di Alessandro Paesano

La Bottega delle Maschere è la storica associazione culturale (fondata nel 1981) con la quale Marcello Amici attore e regista, propone un teatro artigianale, verace, schietto, lontano dagli sperimentalismi delle cantine off romane, e vicino alla tradizione  di un teatro popolare, quello classico delle compagnie di una volta, quello descritto  anche da Pirandello nei suoi drammi sul teatro.

Amici dirige da ben 27 anni una rassegna estiva molto frequentata nella quale porta in scena  il vasto repertorio di Luigi Pirandello.
Pirandelliana, questo il nome della rassegna, è dedicata quest’anno agli atti unici del drammaturgo di Girgenti, alcuni conosciutissimi (come L’uomo dal fiore in bocca, Alla fermata) altri meno. Una programmazione fa onore ad Amici che continua indefessamente a diffonde la cultura teatrale con entusiasmo immutato. 

La location merita di essere sottolineata: il giardino retrostante la Basilica di S.Alessio all’Aventino, al quale si accede direttamente attraversando la chiesa, che dà sulle pendici dell’Aventino, verso il Tevere, con una vista mozzafiato. I biglietti si possono fare in loco, all’ingresso della chiesa, a un prezzo non proprio popolare, ma la compagnia di Amici è numerosa, e il lavoro si paga.

I dieci atti unici sono stati accorpati in tre programmi diversi, che si alternano nell’arco della settimana, ognuno con due repliche settimanali, un programma che richiede uno sforzo organizzativo – e di memoria – non indifferente.
Quasi tutti gli atti unici di Pirandello sono tratti, come anche alcune commedie di più ampio respiro, dalle sue novelle. Il pubblico, formato da persone ogni età, con una prevalenza de pubblico di età matura, è stato accolto dalle note del bolero di Ravel, che ha costituito una introduzione adeguata dando il giusto tono e la giusta energia al pubblico in attesa.

Bellavita, il primo atto unico in  programma, è tratto dalla novella L’ombra del rimorso, scritta nel 1914. L’atto unico è invece del 1926 e fu portato in scena per la prima volta l’anno successivo, al Teatro Eden di Milano per la compagnia Almirante-Rossone-Tofano.
L’intreccio della novella è semplice e preciso: Bellavita, vedovo di fresco, trova nel rapportarsi al notaio Denora, amante della moglie defunta, in maniera affettuosa e piena di rispetto, la vendetta personale per le corna che Denota lo ha costretto a portare.
È sorprendente vedere, paragonando la novella all’atto unico, la scaltrezza con cui Pirandello trasforma descrizioni del narratore della novella in considerazioni fatte dai personaggi della pièce teatrale.

I temi sono quelli classici della poetica pirandelliana: la morale piccolo borghese, la differenza di classe, il pubblico ludibrio trasformato qui in strumento di vendetta.
Un contesto serio e drammatico il cui grottesco, il comico pirandelliano, rende ancora più dirompente e terribile. Amici approccia il testo dal versante popolare, approntando  una recitazione gaia ed energica, più propensa alla commedia che al dramma, con un effetto che snatura un poco il testo originale ma ne mantiene intatto lo spirito. 

Amici nel ruolo di Bellavita è eccezionale nell’interpretare questo uomo distrutto, finito, anziano (una variante al testo originale per adattarlo al proprio physique du rôle) e spossato; Ezio Provaroni ha tutte le fisime dell’avvocato che vuole farsi intendere senza dire, forse un po’ troppo disinvolto Massimiliano Ferretti nel ruolo del notaio, la cui verve non è consona a quella della classe sociale del personaggio che interpreta.

Brave e bravi anche il resto degli e delle interpreti (ma forse Tiziana Narciso è troppo âgée per essere la moglie dell’avvocato) che si attestano su una recitazione corale, da compagnia, che lascia spazio ai personaggi principali senza mai rubare la scena anche se sarebbero in grado di farlo. Una messa in scena dignitosa, sincera, che si rifà ad alcuni dei più classici topos del teatro, ma questa è proprio la cifra stilistica di Amici e della sua compagnia. 

Alcune note di Prokofiev  sottolineano il passaggio tra il primo e il secondo atto unico, Sgombero, che non è stato trasposto per il teatro da Pirandello ma cui Amici attinge direttamente dalle novelle.
Sgombero è una novella pubblicata postuma, rifiutata da Pirandello, che la eliminò dalla raccolta Berecche e la guerra, nella quale l’aveva inclusa in un primo momento. Scritta probabilmente già nel 1916-1917, alcune parti del suo testo andranno a comporre la novella Berecche e la guerra.

Vi si narra, con tono descrittivo secco, senza commenti, quasi teatrale, della giovane Lora che fa visita alla casa paterna il giorno del funerale dell’uomo, mentre i vicini e le vicine si assiepano alle finestre, e la ragazza invita la madre a vestire il morto e a sgomberare la stanza perchè devono lasciare la casa. Lora commenta, parla con la madre (assente nella scena) e col padre defunto (rappresentato da un sagomato di legno che ricorda quasi le sagome in legno di Mario Ceroli). Dai suoi commenti capiamo il suo vissuto di donna incinta non sposata (del nipote del padre) cacciata di casa, costretta alla prostituzione,  che ha perso il bambino, morto prematuramente, anche se per garantirgli una vita migliore della sua, lo aveva abbandonato davanti la casa paterna. 

Tra riflessioni sul simbolo di Cristo (che, se è morto in croce senza ever commesso alcun peccato, zittisce qualunque lamentazione delle persone povere che tribolano su questa terra), sui ruoli delle donne e degli uomini nella società di quegli anni sorprendentemente moderne e attuali (che tutte le donne, tanto, sono uguali (…) come gli uomini, la stessa carne; e che dunque non c’è perché (…) se lo fa un uomo tante volte, e non è nulla, se lo fa poi la donna, una volta, debba parer tanto da considerarla perduta per sempre) Lora è un personaggio forte, lucido, che si accascia solamente quando trova in un cassetto del canterano i vestitini del suo bambino defunto. Una novella già pronta per la scena, bisogna solo trovare una attrice all’altezza del testo, Marina Benetti lo è, capace da sola di evocare spazi e situazioni e di passare per tutti gli stati d’animo che il testo le chiede di vivere.

Il momento più intenso di tutta la serata.

Dopo un altro po’ di Prokofiev approdiamo al terzo testo della serata, La giara. 

La novella, piuttosto famosa anche per i suoi adattamenti cinematografici (indimenticabile Turi Pandolfini nel ruolo di Zi’ Dima nel film a episodi Questa è la vita, Italia, 1954 di Giorgio Pàstina, Mario Soldati, Luigi Zampa e Aldo Fabrizi) è del 1906 (venne pubblicata tre anni dopo sul Corriere della Sera), mentre l’atto unico fu scritto prima in dialetto agrigentino nel 1916 (prima rappresentazione a Roma al Teatro Nazionale, per la compagnia di Angelo Musco), e nel 1925  in italiano.

La commedia, come la novella, è costruita sul contrasto di Don Lolò Zirafa il proprietario della giara e Zi’ Dima, l’artigiano che deve ripararla attestando la rivalsa della saggezza popolana sulla cultura borghese del codice civile e degli avvocati, ed è tutta giocata su un certo gusto campestre, nei personaggi popolani e contadini, che reagiscono all’incidente della giara rotta in un coralità nella quale si sostengono l’un l’altra,  mentre  commentano, fanno battute e danno consigli.

L’approccio di Amici, in linea con la commedia, insiste sulla cultura popolare, attraverso la musica e il canto (grazie anche alla bella voce di Michela Marconi) e sulla coralità dei personaggi, aggiungendo un dettaglio narrativo (uno dei contadini amoreggia con due ragazze e Zi’ Dima  dà consigli alla ragazza che se ne adonta)  del quale non c’è una vera  necessità, anche se non reca nocumento, servendo solamente a dare a Zi’ Dima un’aura da persona saggia, un po’ diversamente da com’è tratteggiato nella pièce, e nella novella.
La bravura di Amici si misura anche nel confronto con l’interpretazione precedente.
A stento si riconosce nella figura di Zi’ Dima  la stessa persona che ha interpretato Bellavista.

Molto legate nella sua semplicità  l’espediente visivo per far entrare Amici dentro la giara, senza che in realtà lo faccia, in una messinscena forse un po’ sporca, nella quale  la  l’intervento dei tanti personaggi  fa perdere di vista il focus narrativo mettendo Don Lolò e Zi’ Dima quasi in secondo piano, ma è forse un effetto voluto per dare risalto ai personaggi rurali.
Perfetti gli attori e le attrici nel restituire con pochi tratti del linguaggio del corpo quella fisionomia popolana che si fa omaggio indiretto alle fotografie di Verga, dalle novelle del quale Pirandello prende le mosse.
L’operazione che ci propone Amici pur contribuendo alla diffusione dell’opera pirandelliana, non è mossa da una esigenza didattico, da uno slancio informativo o educativo, ma è animata e mossa dal puro piacere di fare e di fare assistere al teatro. E gli riesce davvero bene.

Visto per voi il 14 luglio 2023

 

PIRANDELLIANA 2023
XXVII Edizionedal 4 luglio al 6 agosto 2023

GIARDINO DI SANT’ALESSIO ALL’AVENTINO
Piazza Sant’Alessio 23 – Roma

La Compagnia teatrale
LA BOTTEGA DELLE MASCHERE
presenta

DIECI ATTI UNICI

BELLAVITA L’ALTRO FIGLIO LA MORSA
SGOMBERO L’IMBECILLE L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA
LA GIARA LA VERITA’ ALL’USCITA
LA PATENTE e ENRICO IV

di Luigi Pirandello

con
Marcello Amici, Tiziana Narciso, Massimiliano Ferretti, Pier Giorgio Dionisi,
Ezio Provaroni, Federico Giovannoli, Marina Benetti, Francesco Miriano, Francesca Sampogna, Martina Pelone, Luca Mandara, Caterina Lo Bue,
Mariaelena Pagano, Marco Tonetti, Andrea Giannelli

Scene, disegno luci e ricerca musicale – Marcello de Lu Vrau
Costumi – Tiziana Narciso, Gianfranco Giannandrea, Livia Ciuco
Assistente alla regia – Federico Giovannoli.
Direzione tecnica – Roberto Di Carlo

Regia di Marcello Amici

 

 

(15 luglio 2023)

©gaiaitalia.com 2023 – diritti riservati, riproduzione vietata