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District Dance Festival 2026: la danza attraversa la città tra piazze, parchi e nuovi paesaggi di Roma
Roma torna a essere attraversata dalla danza con la nuova edizione di District Dance Festival, la rassegna a... →
Le parole del premio Nobel Elfriede Jelinek, il corpo e la voce di Eva Robin’s: un corto circuito deflagrante che diventa, nello spettacolo di Andrea Adriatico, un delirio populista. “Delirio di una TRANS populista. Un pezzo dedicato a Elfriede Jelinek”, torna a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; tel. 051.566330; www.teatridivita.it) da venerdì 17 a domenica 19 novembre (venerdì ore 21, sabato ore 20, domenica ore 17). Lo spettacolo è prodotto da Teatri di Vita con il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
Dal 7 al 13 settembre nei boschi di Coltano torna ALTRE VISIONI, la IX edizione a cura di Animali Celesti
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“a nessuno viene veramente in mente di ribellarsi, un’impresa senza speranze.
perlopiù diciamo qualcosa di molto semplice.
da grandi altezze però suona diversamente…”
“Delirio di una TRANS populista. Un pezzo dedicato a Elfriede Jelinek” di Andrea Adriatico, con Eva Robin’s, Saverio Peschechera, Giovanni Santecchia, Stefano Toffanin; suono, scene e costumi di Andrea Barberini; cura di Daniela Cotti, Monica Nicoli, Saverio Peschechera, Alberto Sarti, Rabii Sakri; grafica di Albertina Lipari de Fonseca.
Una produzione Teatri di Vita in collaborazione con Festival Focus Jelinek e il sostegno di Comune di Bologna – settore cultura; Regione Emilia Romagna – servizio cultura; Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
“VOTA TRANS” è il nuovo slogan di una grottesca politica che riesuma antichi sogni totalitari “perché tutti siano davvero tutti”. Un comizio schizofrenico, ispirato al leader politico xenofobo austriaco Jörg Haider, che arringa folle sparute di ardenti fanciulle pronte a immolarsi per la causa.
Delirio di una trans populista è un “pezzo” teatrale, Ein Stück, lanciato come il frammento di un discorso, amoroso e rabbioso al tempo stesso, verso il presente. Con le parole di Elfriede Jelinek che si trasformano nella voce e nel corpo di Eva Robin’s. Una rilettura straniante per accarezzare il mondo logorroico della scrittrice austriaca e per sondare il mondo macerato in cui agiscono i fantasmi, fin troppo realistici, dell’orrore quotidiano in cui viviamo. In una visione al contempo politica e psicologica, ludicamente camp e vertiginosamente tragica, dei nostri ingloriosi anni.
(13 novembre 2017)
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