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Genova, Teatro dell’Archivolto #Inscena “Made in Ilva – L’eremita contemporaneo”, 11 e 12 aprile

di Redazione

 

 

 

 

Definito dalla critica un capolavoro di teatro fisico, un esempio di “biomeccanica contemporanea”, MADE IN ILVA – L’Eremita contemporaneo degli Instabili Vaganti, dopo aver collezionato numerosi premi per l’impegno civile e la sperimentazione teatrale in Italia e all’estero tra i quali nel 2014 la nomination al Total Theatre Award al Fringe Festival di Edimburgo, arriva al Teatro dell’Archivolto di Genova martedì 11 e mercoledì 12 aprile (ore 21).

La trasposizione artistica dello spettacolo, regia Anna Dora Dorno, con Nicola Pianzola, musiche originali Riccardo Nanni, canti originali e voce dal vivo Anna Dora Dorno, una produzione che ha avuto il sostegno di Spazio OFF – Trento, fa riferimento alla vicenda Ilva di Taranto, acciaieria che condiziona la vita dell’intera città a causa dell’enorme disastro ambientale che sta causando sul territorio e delle continue morti bianche che si verificano all’interno del complesso siderurgico più grande d’Europa.

Il punto di vista espresso nello spettacolo è quello degli operai, intervistati dalla compagnia dal 2009 ad oggi, e dei cittadini, intrappolati tra il desiderio di evadere e fuggire per le condizioni di lavoro estenuanti e dannose per la propria salute e quella dei propri cari e la necessità di continuare a lavorare per la sopravvivenza quotidiana. Un dramma contemporaneo e universale ancora insoluto e forse impossibile da risolvere in un’Italia in cui mancano politiche di risanamento ambientale e di diritto al lavoro.

 

La drammaturgia originale è stata composta dalla compagnia intrecciando testi appositamente creati dagli attori, testimonianze e scritti dei lavoratori, con frammenti delle poesie operaie di Luigi Di Ruscio e del racconto “Lenz” di Peter Shneider. Parole ripetute che si fondono con suoni ossessivi che si trasformano in musiche originali e canti, composti rispettivamente da Riccardo Nanni e Anna Dora Dorno.

Lo spettacolo è il risultato di un accurato processo di ricerca e sperimentazione fisica e vocale della compagnia sul rapporto tra organicità del corpo e inorganicità del vivere contemporaneo, dal quale emerge una forte critica all’alienante sistema di produzione.

MADE IN ILVA va oltre i casi specifici, erigendo l’operaio a “status symbol” dell’uomo contemporaneo, un eroe post-moderno che attraversa un inferno fatto di ritmi alienanti e spazi distorti, giungendo a spogliarsi della propria identità e ad indossare una maschera anonima, senza volto, per difendere l’essenza del proprio animo.

L’eremita contemporaneo insegue una salvezza impossibile, nel tentativo di sentire la propria carne calda, il proprio vivere organico, in contrapposizione al ferro-freddo, al processo di inorganicità al quale ci spingono le regole di produzione che reprimono la libertà creativa dell’uomo e dell’artista. Interagisce continuamente con l’ambientazione esterna resa cangiante dall’uso delle videoproiezioni e dei suoni che rievocano il contesto della fabbrica, delle numerose fabbriche che ancora esistono, come fantasmi di un’epoca ormai trascorsa, residui archeologici e obsoleti tutt’ora in attività.

Un assolo in cui l’attore spinge il proprio corpo all’estremo per reagire al processo di “brutalizzazione” imposto dalla società, compiendo funamboliche sospensioni, azioni acrobatiche e ripetitive. Una suadente voce femminile lo accompagna in questo percorso tra incubo e realtà in cui tutto comincia ordinando “Lavora! Produci! Agisci! Crea!”.

 




 

 

(11 aprile 2017)

 

 

 

 

 

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