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Padova, Teatro Verdi #Inscena “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati dal 30/11 al 4/12

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foto: Dismappa
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di Redazione

 

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Mercoledì 30 novembre alle ore 20.45 la Stagione di Prosa 2016-2017 del Teatro Verdi di Padova prosegue con Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati, una produzione del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale adattata e diretta da Paolo Valerio. A portare sulla scena l’immaginario onirico di paesaggi e personaggi di Buzzati, nella ricorrenza dei 110 anni dalla nascita, sono Alessandro Dinuzzi, Simone Faloppa, Emanuele Fortunati, Aldo Gentileschi, Marina La Placa, Marco Morellini, Roberto Petruzzelli, Stefano Scandaletti e lo stesso Paolo Valerio. Le scene sono di Antonio Panzuto – che per questo spettacolo ha vinto il Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2016 -, i movimenti di scena di Monica Codena, i costumi di Chiara Defant, le musiche originali di Antonio Di Pofi, le luci di Enrico Berardi. Il deserto dei Tartari resterà in scena fino al 4 dicembre per poi andare in tournée.

Inoltre, in occasione dell’anniversario dei 110 anni dalla nascita di Dino Buzzati, il Teatro Stabile del Veneto dedica alcuni incontri all’autore bellunese. Appuntamento quindi venerdì 2 dicembre alle 17.00 con l’incontro con il pubblico e sabato 3 dicembre sempre alle 17.00 con Poema a fumetti.

Protagonista de Il deserto dei Tartari è Giovanni Drogo, giovane e speranzoso tenente mandato in servizio presso la “Fortezza Bastiani”, un non meglio identificato distaccamento militare ai confini del mondo che da subito appare come sospeso tra sogno e veglia. Un tempo scenario di grandi battaglie, la Fortezza è ora un avamposto pressoché dimenticato, ma che vincola tutti a sé nella perenne attesa del sopraggiungere del nemico. Dino Buzzati affermò che lo spunto per il romanzo, il cui tema portante è quello della fuga del tempo, era nato “dalla monotona routine redazionale notturna che facevo a quei tempi. Molto spesso avevo l’idea che quel tran tran dovesse andare avanti senza termine e che mi avrebbe consumato così inutilmente la vita. È un sentimento comune, io penso, alla maggioranza degli uomini, soprattutto se incasellati nell’esistenza ad orario delle città. La trasposizione di questa idea in un mondo militare fantastico è stata per me quasi istintiva”. Quando Drogo giunge alla Fortezza, è convinto di trascorrervi solo qualche mese. Ma la disciplina militare, gli orari dell’esistenza comunitaria e la convinzione che di lì a poco il nemico arriverà, fanno presa sul giovane che, senza rendersene conto, trascorre in quel luogo remoto l’intera esistenza. La speranza di veder comparire il nemico all’orizzonte si trasforma a poco a poco quasi in un’ossessione metafisica, in cui si fondono il desiderio di eroismo e la necessità dell’uomo di dare un senso alla propria esistenza.

 

 

 

 

(27 novembre 2016)

 

 

 

 

 

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