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Geniale “Il Rimpasto” di Nogu Teatro #Vistipervoi da Stefano Cangiano: la politica in sfumature di nulla

Nogu Teatro - Il Rimpastodi Stefano Cangiano   twitter@stefanocangiano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le elezioni incombono, dentro e fuori dal teatro, mentre sulla scena prende le mosse “Il Rimpasto”, nuovo lavoro di Nogu Teatro in scena al Teatro dei Documenti fino al 20 marzo, un’idea drammaturgica di Daniele Trovato con la regia di Ilaria Manocchio, già vincitore del Premio Gaiaitalia.com al Nops Festival del 2015.

Lo scontro dunque incombe, la prova più impegnativa per i politici di professione, un terrificante giro di boa per preservare poltrona e sofà. E se gli elettori sono chiamati a votare i politicanti rispolverano le armi della persuasione, costruendo la propria strategia per arrivare al successo. Senza esclusione di colpi, andare, camminare, amministrare. Un esecutivo variopinto trascorre il suo tempo a elaborare le tattiche più efficaci per autopreservarsi, in quella che fin da subito si annuncia come una farsa in piena regola. E la farsa, si sa, è sempre ostaggio del grottesco, che la alimenta in silenzio fino a esplodere, proprio come accade per Il Rimpasto.

Il consenso, questo mantra lisergico, soggioga vittime e carnefici del “teatrino della politica” e li spinge fino all’estremo, fino all’impensabile, fino a ciò che di più terribile possa esistere: il reale.
In scena è un continuo movimento, il tumulto dei poveri di spirito in lotta per la (vana)gloria. C’è il premier in crisi mistica al sol sentire nominare “il ceto medio” o “la Chiesa”, c’è la Ministra piacente e dalla lingua biforcuta e quella buona e irretita, c’è il Ministro affarista e quello fascistoide, il prisma politico risplende con tutte le sue sfumature di grigio. E così si consuma lo psicodramma, i conflitti silenti esplodono, lo scontro si fa aperto e le alleanze si consolidano, in vista del comune obiettivo: vincere le elezioni.

Il Rimpasto è uno spettacolo intelligente, dove si ride di gusto, immersi mani e piedi in questo cenacolo di burocrati pieni di vezzi, così sicuri di sé e della propria precarietà. Gli attori orbitano sulla scena ad alta velocità, come un vorticare di germi pronti al contagio. Ogni cosa è spinta all’eccesso preservando la misura della messa in scena, che resta sempre fedele a se stessa, esaltando un lavoro attoriale ben studiato.

È così diventa un piacere vedere la politica al teatro, irrisa e passata al setaccio con acume, con lo stesso compiacimento malinconico del ragionatore pirandelliano che riflette  su ciò che in fondo sa da sempre e continua a raccontare, consapevole di quanto la tragedia sia vicina.

La farsa si consuma e ne usciamo rinfrancati, perché qualcuno ha mostrato proprio quello che cercavamo di vedere, ci ha detto quello che da sempre volevamo dire.
E ora è tempo di votare. Provateci se ne avete coraggio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(19 marzo 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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