E anche gli spettacoli dell’ultimo giorno del Festival direzioniAltre, quelli che precedono gli spettacoli finalisti, sono stati seguiti da un pubblico attento e sollecito.

direzioniAltre: il premio sotto il microscopio
Entriamo ora nel merito del Premio Twain_direzioniAltre, nato a sostegno della produzione, della residenza artistica e della circuitazione... →
In via Roma, in pieno centro di Tuscania, Patrizia Rossi ha aperto la serata con More Than Notes una proposta musicale di brani eseguiti all’arpa celtica che non costituiscono solamente un excursus del repertorio di questo strumento ma una vera occasione di connessione con il pubblico, che, trasportato dalle melodie eseguite, si è lasciato coinvolgere da una musica che costituisce una risorsa terapeutica profonda e insostituibile per l’animo umano (come dice Patrizia Rossi nelle note di sala).
A chi ha avuto la fortuna di ascoltarlo, il concerto ha proposto un repertorio poco frequentato eppure conosciuto e riconoscibile. L’arpa suonata da Rossi è un’arpa elettroacustica, caratterizzata da un sistema di amplificazione acustica ed elettrico, che produce un suono profondo e ritmico, quasi chitarristico. Questo strumento molto duttile lascia spazio a infinite possibilità espressive capace di essere sperimentato, riscoperto e vissuto anche in occasioni poco canoniche, come un concerto da strada. Il pubblico attento non si è lasciato scoraggiare dalla timidezza di Rossi (che non ha introdotto i pezzi eseguiti) ma ha mostrato di conoscere e riconoscere uno strumento e il suo repertorio seducente e indimenticabile.
A pochi passi da via Roma, in una piazza, tra la fontana e la scalinata del duomo, è poi la volta di Bus Stop di Yoris Petrillo e Aleksandr Memetaj, prodotto da Twain e Anonima Teatri, una produzione recente che coniuga danza e teatro questa volta con una nota di ironia e un coté comico: in un piccolo centro cittadino tre personaggi aspettano l’autobus 22, vediamo la fermata campeggiare nella piazza, miraggio di promessa e minaccia. L’autobus, fondamentale per gli spostamenti pubblici dei tre personaggi, viene annunciato dalla classica voce meccanizzata, sì, proprio quella che normalmente si ascolta alle stazioni dei treni. Stavolta però la voce oltre ad annunciare un ritardo, prima piccolo poi meno piccolo e infine catastroficamente interminabile commenta i ritardi (mi dispiace, veramente) e anche il comportamento delle tre persone che attendono l’autobus (sei stata tu ti ho visto). Le due ragazze e l’uomo che attendono l’autobus invano infatti si contendono lo spazio, si fanno dispetti, si vendicano come fossero adolescenti. A ogni annuncio una delle due ragazze che cerca disperatamente di raggiungere il posto di lavoro, avverte il capoufficio dei ritardi sempre più incontenibili mentre un anziano signore cieco racconta della sua amata Giorgia ma viene interrotto dalla bulla della situazione che compete anche con la …ragazza da ufficio. Ne nascono delle interazioni mediate anche dalla danza dove ognuno, ognuna, sembra preso, presa, dalle proprie necessità e dove la propria affermazione passa tramite la prevaricazione del prossimo. L’anziano signore può permettersi di dire ai tempi miei (quando non c’erano telefonini né social e le relazioni tra le persone non erano mediate da dispositivi elettronici ma erano dirette) e le due ragazze cercano di curare i propri interessi ma, loro malgrado, la vicinanza fisica, l’attesa comune del mezzo pubblico fantasma, le chiama in causa e coinvolge il trio in una girandola di azioni e reazioni fisiche, di carattere, di forza e attitudine. Ed è proprio questo il nucleo dello spettacolo le interazioni sbilenche tra individui di oggi in una società atomizzata dai social e dai cellulari che distraggono e impediscono una comunicazione diretta della quale non si ha più l’abitudine e ogni interazione si trasforma in una vera e propria competizione, battaglia, lotta dei corpi, mediata dalla danza eppure lo stesso potente e di immediata evidenza. Se l’uomo cieco è tutto dentro i suoi ricordi e il suo modello di società ormai dismesso, le due ragazze cercano di contenere l’esuberanza dei rispettivi caratteri tramite una danza energica e di potenza, quasi al limite dell’acrobazia, dove la grammatica coreutica ignora le caratterizzazioni di genere e una donna porta un’altra donna, fino alla dissoluzione finale quando l’autobus miracolosamente arrivato si guasta e non riesce più a partire e la voce meccanica dice vi è andata bene è anche bel tempo potete fare una passeggiata.

Seconda giornata di direzioniAltre: musica, danza e teatro
In una delle vie del centro di Tuscania un giovane uomo, Antonio Buongrazio, di nero vestito, elegante, munito... →
Bus Stop dribbla senza mai scivolare nel banale sul crinale di un equilibrio tra satira, farsa, divertissement e denuncia sociale, usando la danza come collante per una drammaturgia che volutamente deborda da tutte le parti per giocoleria, per eccesso di esuberanza, per urgenza della denuncia che si vuole fare obliquamente. Yoris Petrillo, non ci stancheremo mai di dirlo, è un bravissimo danzatore-attore e altrettanto brave sono Caroline Loiseau e Anne-Gaëlle Stéphant alle quali Petrillo, in linea col suo personaggio, lascia tutto lo spazio che necessitano e meritano.
Bus Stop è un piccolo (per la durata) gioiellino, un esempio preciso e chiaro dell’idea di teatro danza che Twain e Anonima Teatri vogliono presentare al pubblico, anche quello distratto, capitato lì per caso, mentre passeggiava o consumava a un bar limitrofo, che si pone subito in atteggiamento di ascolto. Proprio come chi è venuto lì apposta a vedere uno spettacolo che si fa guardare proprio per la bravura di chi lo fa e per la stralunata genuinità di una comicità che non esagera mai e rimane sempre molto credibile.

Nell’anfiteatro Torre di Lavello si è poi esibito Bartowskj, nome d’arte di Marco Memetaj, con la sua chitarra elettrica, in un concerto dal titolo Non guardare giù. Bartowskj ha eseguito alcuni classici indie e blues suonando la chitarra interagendo con delle partiture pre-registrate per gli altri strumenti.
Un concerto dal sound d’eccezione, dove il virtuosismo non è mai fine a se stesso ma sempre espressione di un talento fresco e sensibile.
Concerto contingentato per la tirannia del tempo visto che la serata con i sei finalisti incombe (e tra l’altro uno de sei spettacoli si svolge proprio nell’anfiteatro).
La conclusione brusca senza bis è una promessa per il pubblico: cercare il prossimo concerto e non farlo andar via prima di aver suonato quanti più bis è possibile.
E mentre il pubblico si dirige verso il Supercinema dove si accinge a vedere gli spettacoli finalisti, la mostra per i vent’anni di Twain chiude i battenti non senza qualche tristezza di chi scrive. Una mostra allestita con grande amore per la memoria di una compagnia, dei suoi lavori di danza e le sue produzioni, allestita negli spazi dell’ex Tempio di Santa Croce.
La mostra ripercorre attraverso immagini, video e testimonianze originali la storia di 20 anni di attività di Twain. L’esposizione presenta oltre 500 foto e circa 50 contenuti multimediali, tutto materiale selezionato tra le immagini storiche dell’archivio fotografico di Twain. Oltre a tre schermi che restituiscono i video, c’è una installazione che proietta le immagini direttamente su un vestito di scena mentre le foto sono disseminate sia per tutte le pareti sia su delle superfici orizzontali dove sono sparse su delle ideali scrivanie della memoria, dove, oltre alle foto, spiccano programmi di sala, cartoline, locandine, raccontando la storia dei primi vent’anni di una compagnia e dei suoi spettacoli di danza. Chi scrive ha avuto la fortuna di conoscere Twain sin dagli inizi e rivedere le tracce fotografiche e video di lavori quali Romanza (2010/2012), Feroce Presance (2010), Era mio padre (2013) e Volevo un gatto nero (2017) è un tuffo nel cuore per il riverbero dell’emozione che quei lavori ancora oggi smuovono dentro la memoria di un fan prima ancora che di un critico.
Una mostra che anche in formato ridotto meriterebbe di essere permanente perché la memoria storica di una compagnia come Twain merita.
Un assaggio di qualche foto il pubblico dei lettori e delle lettrici potrà avere nei prossimi giorni quando pubblicheremo il primo speciale del nostro mensile dedicato a Twain alla sua importanza e alla sua grande vitalità.
Visti per voi al Festival direzioniAltre di Tuscania il 23 agosto 2026
(30 agosto 2026)
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