DA LEGGERE

Pubblicità
HomeTeatro #VistipervoiKamikaze: va in scena la performance

Kamikaze: va in scena la performance

Articolo precedente

Kamikaze – spero vada meglio dell’ultima volta di Giulio Santolini è un’opera di metateatro contemporaneo che esplora i temi del fallimento, dell’ego e della precarietà artistica attraverso un costante dialogo diretto con il pubblico. Kamikaze prende benevolmente in giro certi topoi del teatro e relativi luoghi comuni sull’ego smisurato di chi lo fa, sulla precarietà del mestiere, sugli incidenti di percorso e sulle discussioni con i grandi nomi della cultura.
Due performer in scena,  Dani e Giulio,  si attribuiscono ruoli (Dani è il tecnico Giulio l’attore) disattesi e intralciati da imprevisti. Tra entrate in scena con una camminata sacrale ma non pomposa, che si stempera in diverse varianti dove anche Dani partecipa, lo spettacolo, mentre propone il declinarsi delle performance nel loro farsi, coinvolge direttamente il pubblico, che diventa parte attiva di un teatro partecipato. Il pubblico viene chiamato a eseguire esercizi di contatto fisico, in cui deve tenersi per mano o mettere le braccia dietro la testa della persona vicina di sedia, a esprimersi su tre performance (dedicate a tre flop della sua vita) che Giulio andrà a proporre e che rappresentano altrettanti suoi fallimenti esprimendo un gradimento che verrà registrato da una commissaria scelta all’uopo.
Questo incarico in realtà nasconde un coinvolgimento ancora più diretto che il pubblico è chiamato a eseguire. Nel dipanarsi della messinscena Giulio individuerà tra il pubblico i suoi genitori e la sua ragazza – che altri non sono che persone scelte a caso tra la platea – cui chiederà commenti e reazioni all’impronta mentre
un Giulio del futuro racconta al Giulio di oggi che smetterà di fare l’attore e aprirà un bar, e che la sua ragazza lo lascerà.
Intanto, nel ripercorrere i flop della sua vita, Giulio riesce finalmente a eseguire una performance di danza, nella quale interpreta un fiore, danza che gli fu impedito di eseguire da bambino quando la maestra lo costrinse a eseguire la danza delle api perché lui era un maschietto (e una volta tanto è un personaggio etero a criticare i ruoli di genere…).
Nella seconda performance Giulio interpreta un pupazzo e Dani fa il ventriloquo (dando voce a Giulio che va in un perfetto sincrono labiale)  e racconta ai bambini le avventure di un burattino e il racconto diventa una metafora sulla vita da attore,
una critica al sistema teatrale: la necessità dell’accademia, i lavori precari per pagarsi gli spettacoli, e l’illusione di essere “giovani” fino a 48 anni.
In queste performance è ben evidente come la parte ludica, di divertimento, sovverta le regole del teatro borghese, dove la quarta parete non esiste e dove il momento della performance si distingue da quello della compartecipazione tra pubblico e attori grazie a un uso accorto dell’illuminazione in sala e del buio.
Per poter funzionare quest’organizzazione della messinscena richiede da parte dei due esecutori una precisione millimetrica nei ruoli, nelle intenzioni, nei tempi e nei contesti, che viene eseguita senza alcuna ostentazione ma anzi con una apparente disinvoltura sbottonata che in realtà nasconde una capacità di gestire la platea (cosa sempre difficilissima da fare) davvero sorprendente.
Non mancano  dei ex machina Tristano Martinelli  (il famoso  attore teatrale e acrobata italiano del 1500, cui è attribuita la creazione della maschera di Arlecchino) Emil Cioran e Simone Weil, che intervengono in voce sulla scena discettando con Giulio su cosa sia il teatro.
In questa ironica distruzione del teatro e di chi lo fa striscia sotterraneo il dubbio che lo spettacolo sia troppo sbilanciato nel lusingare la platea, confermando quei luoghi comuni che il pubblico già possiede e finendo, paradossalmente, per confermare lo status quo dell’establishment che dichiara di voler criticare.
Il pubblico del teatro Quarticciolo, un pubblico radicato nel quartiere e abituato a una programmazione di altissima qualità, aderisce al meccanismo dello spettacolo che richiede un suo contributo creativo con una risposta di sorprendente qualità.
Ogni persona del pubblico coinvolta direttamente, che siano i due “genitori” di Giulio, o la sua “ex fidanzata” del futuro, o la commissaria o la ragazza cui viene affidata la chiusura dello spettacolo (che ha dei tempi teatrali perfetti) ha una contezza del fare teatro di una  lucidità sorprendente.
Così la lettura da parte di sua “madre” della lettera di commiato di Giulio durante la danza per la sua morte in scena è letta con un pathos e una recitazione perfette che commuovono non solamente per il testo della lettera (Cara mamma, ma che paura abbiamo? Di vivere per l’amore di un padre, di non avere un fidanzato o una fidanzata, di ascoltare le sentenze di un pubblico che non sa nulla di noi. Sai cosa penso? Ogni mattina non dovremmo svegliarci come un’alba, ma come un tramonto, perché come un tramonto anche noi esistiamo solo nel momento in cui stiamo per sparire), ma proprio per l’emozione non dissimulata ma vissuta della donna cui è stato chiesto di leggere il testo all’impronta senza sbavatura alcuna.
Kamikaze propone un teatro partecipativo nel quale pubblico e interpreti sono consapevoli che il teatro è un rito collettivo nel quale il pubblico può partecipare più fattivamente alla sua realizzazione e alla sua riuscita.
Lo spettacolo si chiude esorcizzando il senso di colpa: il pubblico è invitato a toccare la spalla di una persona vicina dicendo: “Tu non hai fatto niente di male”. Mentre la scena viene smontata  Giulio esegue un brano con una sorta di strumento a fiato che tale non è e poi la persona cui è stato affidato il compito di chiudere lo spettacolo lo fa con grande efficacia.
Kamikaze si attesta come un  esperimento performativo squisitamente riuscito che ci ricorda quanto la bravura degli interpreti sia fondamentale non solo nel recitare, ma anche nel saper stimolare una risposta così presente e sentita da parte del pubblico.

Kamikaze – spero vada meglio dell’ultima volta

di Giulio Santolini
con Giulio Santolini e Daniele Boccardi
dramaturg Lorenza Guerrini
sound & light designer live Daniele Boccardi
produzione La Corte Ospitale
con il sostegno di MiC, Regione Emilia-Romagna
residenze artistiche Attodue

Visto per voi al Teatro Biblioteca Quarticciolo il 28 marzo 2026

(6 aprile 2026)

©gaiaitalia.com 2026 – diritti riservati, riproduzione vietata