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Teatri di Vita, Bologna #Inscena “Sarabanda Postcomunista” dal 28 al 30 marzo

di Gaiaitalia.com     Le parole dell’immigrata albanese e i suoni del terzetto jazz: una sarabanda che mescola tradizione e modernità, vicenda personale e storia europea, discorso...
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God Knows: testo e messinscena impeccabili

A sipario aperto vediamo un interno appena accennato, un tavolo con delle sedie, una consolle con suppellettili e una bottiglia, poche luci di scena che tengono l’ambiente in penombra. Dopo qualche secondo di silenzio, che sta già inducendo le persone più indisciplinate del pubblico al mormorio, si sentono dei versi provenire da dietro le quinte, gemiti inequivocabili, un po’ finti e ostentati, di una donna che sta facendo sesso.
Poi un uomo, in pigiama e con uno zaino, entra in scena trafelato, fermandosi quando capisce l’origine di quei suoni, seguito poco dopo da un altro uomo che, evidentemente abituato alla situazione, esprime con il volto tutto il suo disappunto.
Poi così come sono iniziati i gemiti finiscono e in scena compare l’origine di quei rumori molesti, una giovane donna, troppo soddisfatta per adontarsi della reprimenda dei due uomini che si lamentano dell’ora tarda (le tre e mezzo del mattino).
Dai dialoghi capiamo che i due uomini sono una coppia (da 15 anni) e dividono l’appartamento con lei.
Elda, questo il suo nome, più giovane dei due uomini, sa difendersi dalle constatazioni puritane di uno dei due uomini, Giorgio, che basisce che Elda in tre settimane abbia avuto tre partner diversi. Elda non se ne cura e si diverte a prendere  in giro Giorgio che ignora lo slang giovanile, mentre Pietro le fa da sponda.
Dai dialoghi capiamo che Pietro è insegnante mentre Gio, come lo chiama Elda, è un operatore sociosanitario (ed Elda lo prende in giro dicendo che pulisce il sedere ai vecchi).
Poi, dopo uno spaghetto delle quattro del mattino preparato sulle note di I Want To Break Free dei Queen, Elda propone un gioco: rivivere alcuni momenti topici della vita dei due uomini.
E così che assistiamo al primo appuntamento di Pietro e Gio, alla proposta di matrimonio che Gio, emozionato,  fa a Pietro, ma anche al modo in cui Elda e Pietro si sono conosciuti (in una discoteca, una sera che Pietro ci era andato da solo dopo aver litigato con Giorgio). Tra gli interstizi di questi racconti apprendiamo vicissitudini e trascorsi di tutti e tre i personaggi. Elda non sa tenersi un lavoro per più di una settimana; Pietro ha rinunciato a un incarico al conservatorio, mentre Giorgio prima di fare l’operatore sociosanitario ha cercato di fare l’attore…
Elda è la catalizzatrice delle confessioni dei due uomini che si fanno sempre più intime mentre il loro diverso carattere emerge chiaramente: Pietro è disposto a cambiare città o ad aiutare Giorgio a trovare un nuovo lavoro, persino a lasciarlo, se questo può servire a renderlo felice, mentre Giorgio non ce la fa, confessa urlando di non avere più le forze per mettersi in gioco.
Su queste coordinate narrative lo spettacolo sviluppa una serie di sottotesti, di non detti, di omessi, di appena accennati, che rimandano a un oltre che al pubblico non è dato conoscere ma solo intuire, immaginare. Elementi che ritornano come dettagli da una situazione all’altra: le piccole rinunce di Pietro, al quale piace andare in discoteca, ma che ci va da solo, quando conosce Alba; il disincanto con cui Giorgio ha accettato un lavoro stabile per non pesare economicamente su Pietro. La solitudine di Alda che salta da un uomo all’altro non per divertimento ma perchè non trova qualcuno di cui innamorarsi veramente, tanto che alla fine la persona che ama di più è proprio il suo amico Pietro (e quando lo capisce accende il sigaro che sono anni che tiene in serbo per il vero amore).
La mancanza di un finale tragico così come quello di un lieto fine catartico rende i personaggi vivi, interessanti, portatori di una esistenza propria e autonoma.
Elementi che rendono questo spaccato di vita tutt’altro che banale, concreto e plausibile, piuttosto, scevro di molti cliché del caso.
Normalmente (ma stiamo generalizzando) spettacoli a tematica omosessuale (maschile) vedono almeno un personaggio molto giovane (sotto i trenta) e molto avvenente, che mostra (spesso anche in nudo integrale) il corpo avvenente. Qui invece abbiamo due personaggi cinquantenni che non si spogliano, non fisicamente almeno.
Il testo ha anche il pregio di non avere nessuna scena madre sul coming out.
I problemi per i due uomini ci sono stati ma sono problemi esterni (Non penserai davvero che a fine anni ’80 nella mia ridente Molfetta, un ragazzino di 12 anni avesse il coraggio o la possibilità di baciare un altro ragazzo eh?) a sottolineare che è la pressione sociale a creare problemi non certo l’omofobia interiorizzata, tanto che Giorgio spiega che la vita di un ragazzo gay comincia spesso più tardi rispetto a quella degli altri ragazzi, lasciando intendere un periodo giovanile di repressione o attesa..
Altro cliché evitato è quello della promiscuità sessuale che nel testo è performata invece dal personaggio femminile che si sente criticato come normalmente vengono criticati in queste circostanze i personaggi gay. E’ Elda a lamentarsi dei partner che cercano coccole dopo il sesso: sono parole che abbiamo sentito dire miliardi di volte a giovani personaggi omosessuali e che dette da una donna non sortiscono alcun effetto di stereotipo ma anzi inneggiano a una autodeterminazione sacrosanta (anche se il personaggio meno emotivamente maturo è proprio lei…). Anche il rapporto d’amicizia tra Elda e la coppia di uomini è fuori cliché.
La regia è molto attenta alla recitazione, calibrata, senza esagerazioni o sbavature, dove la sottile ironia camp che pervade il testo serve a dare spessore al vissuto dei personaggi e non ad appiattirlo al sentito dire.
Andrea Cincotti ha la fortuna di avere un trio di interpreti davvero dotati.
Elvira Berarducci rende credibile il personaggio di Elda senza scadere mai negli stereotipi (e si che non c’era niente di più facile da fare) mostrando la propria forza e le proprie vulnerabilità con un gesto (come quando accende una sigaretta) o l’inflessione della voce. Pietro Naglieri porta in scena Pietro con una recitazione che veste la nuda umanità del personaggio con una pacata bonomia,  mentre Giordano Cozzoli ci regala un Giorgio capace di cambiare registro dal desiderio al dolore con naturalezza.
A voler leggere tra le righe è come se Cincotti, che oltre alla regia firma anche il testo,  avesse eliminato i cliché di un femminile sempre presente nei personaggi gay di (certo) teatro da Giorgio e Pietro e lo abbia addotto a un personaggio femminile in carne ed ossa (si spiegano così più facilmente certe simbiosi tra Elda e i due uomini e anche la scarsa plausibilità che Pietro e Giorgio si confessino così intimamente proprio davanti a lei).
Forse proprio per questo sarebbe stato meglio evitare certi dettagli naturalistici: la pasta consumata per davvero in scena, le sigarette continuamente accese (e subito dopo spente) che danno alla messinscena un certo respiro veristico che in altri frangenti manca.
Perché all’inizio sentiamo solamente i gemitii di Elda ma nessun rumore, nemmeno meccanico, da parte del suo partner maschile che, durante lo spettacolo, apprendiamo che dorme nell’altra stanza, quindi presente anche se assente? Come mai Giorgio chiede a Pietro di sposarlo quando non solo tecnicamente il matrimonio egualitario in Italia non esiste ma l’unione civile è legge solamente dal 2016 e quindi 15 anni fa, quando, presumibilmente, è avvenuta la proposta, ancora non c’era?
La forza di God Knows non sta nella plausibilità dei dettagli della storia narrata, quanto nella dirompente verità dell’elegia crepuscolare con cui  racconta di una coppia di uomini che dopo 15 anni non sa trovare il modo di organizzare una vita che non è più automatica come quella fatta in gioventù (e sul ricordo della quale i due personaggi hanno esperienze diversissime: Giorgio ne ha un pessimo ricordo a differenza di Pietro che pensa sia stato il periodo migliore della sua vita) e che nel peso di una contingenza sempre più faticosa si è spesa in un non detto che sta consumando tutto.
Il testo non compie polarizzazioni tra Pietro personaggio risolto e Giorgio personaggio che non sa diventare artefice del proprio destino mostra la fatica di vivere di ogni personaggio cercando di rispondere a chi si chiede cosa capita ai personaggi di certa letteratura teatrale omosessuale (maschile) una volta che non sono più così giovani.
Cincotti dà una risposta intellettualmente onesta e condivisibile, mostrandoci due uomini di mezza età attanagliati da una crisi non solamente in quanto personaggi omosessuali dove l’orientamento sessuale è solamente una delle coordinate di una esistenza che può coinvolgere  tutte le persone anche agli uomini tra il pubblico che magari omosessuali non sono ma che si riconoscono nelle stesse dinamiche.
Il testo ha insomma tutte le caratteristiche per essere annoverato in una rassegna di nuova drammaturgia (nella fattispecie EXPO – Teatro Italiano Contemporaneo per direzione artistica di Andrea Paolotti e Franco Clavari, giunta alla sua quarta edizione).
Dopo gli applausi, meritatissimi,  Giordano Cozzoli ha spiegato come lo spettacolo è stato creato a settembre, in occasione del festival Trame contemporanee di Molfetta che ha ripreso un format statunitense (24h play) che prevede la scrittura di un testo in tempi brevissimi. L’autore ha a disposizione una notte per scrivere il testo basandosi su un tema assegnato. La mattina successiva  gli attori ricevono il testo e lo provano per tutto il giorno e vanno in scena la sera stessa.
In quella prima versione lo spettacolo durava 40 minuti e grazie alla sua riuscita, il gruppo ha deciso di proseguire con la collaborazione dimostrando come sia possibile scrivere una storia che parla di uomini e di donne senza usare i soliti stereotipi che pretendiamo inevitabili e anzi necessari.
God Knows è un testo ben scritto, ben messo in scena e ben recitato, uno spettacolo che dimostra come non sia poi così difficile fare del buon teatro, ad averne il talento…

God Knows
di Andrea Cincotti
Con Elvira Berarducci, Giordano Cozzoli, Pietro Naglieri
Regia Andrea Cincotti
Scene Matteo Candido
costumi Liliana Ciannamea

Visto per voi al Teatro Bellidi Roma il 17 febbraio 2026

(20 febbraio 2026)

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