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Teatri di Vita presenta il Festival “Cuore di Persia” #Inscena 29 giugno/10 luglio a Bologna

Teatri di Vita Festival Cuore di Persiadi Gaiaitalia.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dodici giorni con appuntamenti di teatro e cinema tutte le sere, e ancora musica, fotografia, incontri, testimonianze dall’Iran. “Cuore di Persia” punta l’attenzione sui fermenti culturali attuali del grande paese mediorientale e sulle sue contraddizioni, dal 29 giugno al 12 luglio. Sul palcoscenico spettacoli che parlano dei grandi temi attuali – dalla guerra ai profughi all’utero in affitto – o che rileggono i grandi classici, come “Macbeth” di Reza Servati, nome di punta del nuovo teatro iraniano. Sullo schermo, grandi nomi come il premio Oscar Asghar Farhadi e stupefacenti registi che raccontano un Iran inaspettato, tra visioni innovative e questioni di attualità. Il festival è ricco di prime nazionali e anteprime cinematografiche e numerosi altre occasioni di conoscenza di una nazione al centro dell’attenzione internazionale, soprattutto ora dopo la revoca delle sanzioni.

Appuntamento a Teatri di Vita, Parco dei Pini (via Emilia Ponente 485, Bologna; tel. 051.566330; www.teatridivita.it). Il festival è all’interno di “bè bolognaestate 2016”, con il sostegno del Comune di Bologna, della Regione Emilia Romagna e di Gruppo Unipol.

Cuore di Persia è la decima edizione del festival del contemporaneo “Cuore di” che focalizza l’attenzione su una nazione diversa, a partire dalla Cina nel 2005 (gli ultimi sono stati: Grecia, 2012; Palestina, 2013; Brasile, 2014; Scandinavia, 2015).

 

 

TEATRO

“Padri, madri e figli”, drammaturgia e regia di Arash Abbasi, con Ladan Mostofi, Sanam Naderi; produzione Moj Theater. Prima assoluta.

29-30 giugno, ore 21.15

La guerra e i conflitti, passando dalla Siria per arrivare alla terza generazione di migranti a Parigi. Un grande affresco attraverso la voce di diverse donne: una madre che ha perso tutto in un naufragio, una figlia che ritrova il padre dopo tanti anni dalla parte del nemico, una madre che cerca di convincere la figlia ad abbandonare la jihad… E’ “Padri, madri e figli”, uno spettacolo scritto e diretto da Arash Abbasi e interpretato da Sanam Naderi e da Ladan Mostofi (uno dei volti di punta del nuovo cinema iraniano). Lo spettacolo, di cui sono stati presentati alcuni blocchi al Festival della Resistenza a Teheran, debutterà in prima assoluta proprio a Bologna.

“Count to one”, drammaturgia e regia di Zahra Sabri; produzione Yase Tamam. Prima nazionale.

1-2 luglio, ore 21.15

Uno spettacolo contro la guerra, che ha la forza straordinaria delle idee e la potenza degli oggetti costruiti direttamente in scena. Senza parole, con musica dal vivo, “Count to one”, presentato con successo in diversi festival europei, è ispirato all’opera del grande poeta iraniano, Omar Khayyam, vissuto nel XII secolo. Evitando l’uso della parola, la regista recupera la grande tradizione del teatro d’animazione, affidando alla realizzazione fluida di oggetti e pupazzi in diretta il compito di dichiarare un profondo antimilitarismo, realizzato con un fascino ipnotico speciale.

“La signora”, drammaturgia e regia di Arash Abbasi, con Sanam Naderi; produzione Moj Theater.

3-4 luglio, ore 21.15

Ritorna il gruppo guidato da Arash Abbasi con un secondo spettacolo – recitato in italiano – dedicato a un tema attualissimo sia in Iran che in occidente: la maternità surrogata. “La signora” è la storia di una donna molto religiosa che, per tirare avanti, concede il proprio utero per la maternità di una famiglia benestante che non può avere figli, ma una coincidenza drammatica riapre vecchie ferite e conflitti. Ancora una volta la figura femminile è la cartina di tornasole di una complessità sociale in cui modernità e tradizione si fondono e confrontano.

“Macbeth”, regia di Reza Servati, con Babak Hamidian, Morteza Esmaeil Kashi, Behrouz Kazemi, Mehdi Mohammadi, Asghar Piran; produzione Max Theatre Group. Prima nazionale.

5-6 luglio, ore 21.15

Una stupefacente riscrittura della tragedia di Shakespeare sui temi del potere, dell’ambizione, della solitudine. Distillato dell’intreccio e delle azioni principali, questo “Macbeth” iraniano si concentra sull’angoscia dei protagonisti, calati in un potente incubo visionario in cui si dilaniano. Reza Servati, a soli 33 anni, è probabilmente il regista della giovane generazione più importante della scena di Teheran, e questo “Macbeth”, creato 6 anni fa, è diventato un vero classico del nuovo teatro iraniano.

“Mud”, regia di Yaser Khaseb; produzione Crazy Body Group. Prima nazionale.

7-8 luglio, ore 21.15

Un uomo forma una creatura di fango: dalla Creazione biblica al Golem, da Metropolis ai robot, un’intera tradizione si concentra in questo spettacolo senza parole, inquietante ed emozionante, ad alto tasso di visionarietà e spettacolarità, già presentato in diversi festival europei. Crazy Body Group è una delle più importanti formazioni di teatro fisico del panorama iraniano.

CINEMA

“Una separazione” di Asghar Farhadi. Con Sareh Bayat, Sarina Farhadi. Iran 2011. Premio Oscar.

29 giugno, ore 22.30

E’ il film simbolo della straordinaria stagione del nuovo cinema iraniano: “Una separazione” di Asghar Farhadi ha vinto l’Orso d’Oro a Berlino, il Golden Globe e il Premio Oscar oltre a un’infinità di altri premi. Nader e la moglie Simin stanno per divorziare. Nader sta col padre affetto da Alzheimer. Simin lascia la casa e va a vivere con i suoi genitori. Un giorno la badante del padre, che è incinta, cade per le scale durante un litigio con Nader e perde il bambino… Farhadi racconta la piccola storia quotidiana con una formidabile tensione narrativa e cinematografica, facendola assurgere a sconvolgente tempesta esistenziale e umana.

“There are things you don’t know” di Asghar Farhadi. di Fardin Saheb-Zamani. Con Ali Mosaffa, Leila Hatami. Iran 2010. Anteprima italiana.

30 giugno, ore 22.30

Apatico, depresso, senza volontà, senza futuro e si direbbe senza passato, soprattutto senza parole per ciò che gli accade intorno e dentro: è un taxista che attraversa le strade di Teheran indossando una maschera di distacco per non essere bruciato dai sentimenti e da ciò che brulica nella città, nell’attesa di un terremoto risolutivo. Quasi una malinconica sonata per uomo solo, che ci dà anche l’opportunità di assistere a un’umanità formicolante di vita, ottimismi e frustrazioni. Opera prima premiata a Karlovy Vary e presentata in numerosi festival.

Risk of acid rain” di Behtash Sanaeeha. Con Shams Langeroodi, Maryam Moghaddam. Iran 2015. Anteprima italiana.

1 luglio, ore 22.30

Il viaggio del pensionato nella capitale per ritrovare l’amico perduto di vista 30 anni prima si trasforma in un’emozionante avventura dell’anima a contatto con due giovani che ci mostrano un Iran irrequieto e ruggente, in continuo scontro con la morale e la legge per affermare la propria identità e i propri sogni. Un film che procede senza clamori, scegliendo una pacata sottigliezza che cresce via via con la potenza della semplicità e dell’understatement diventando infine un appassionato atto di affermazione di libertà e dignità. Una struggente opera prima, presentata (e premiata) in tanti festival tra Europa, America, Asia e Australia.

Melbourne” di Nima Javidi. Con Peyman Moaadi, Negar Javaherian, Mani Haghighi. Iran 2014.

2 luglio, ore 22.30

I preparativi per il viaggio in Australia sono funestati dalla morte improvvisa di un neonato, alla quale i due protagonisti non sanno come far fronte. Notevolissima opera prima impregnata di una soffocante claustrofobia mentale prima che fisica: l’incapacità di gestire la tragedia in una storia in rigorosa unità di tempo, girata tutta dentro un appartamento assediato da visitatori e continue incursioni di suonerie di cellulari, citofoni e skype. Un film incalzante e imperdibile, che ha collezionato premi in decine di festival in tutto il mondo (nel 2014, tra l’altro, ha inaugurato la Settimana della Critica alla Mostra del Cinema di Venezia).

Lantouri” di Reza Dormishian. Con Navid Mohammadzadeh, Maryam Palizban. Iran 2016.

3 luglio, ore 22.30

Il delinquente s’innamora della giornalista e preso dalla gelosia la sfregia con l’acido: da questo spunto si dipana un’opera che è al tempo stesso film di impegno civile (contro la legge del taglione che è legale in Iran) e sguardo sulle complessità della società persiana di fronte alle grandi sfide della modernità, a partire dai diritti delle donne e da un’idea diversa di giustizia. Incalzante, quasi spasmodico nel ritmo e nel montaggio, ideato come un’inchiesta per un film da farsi, “Lantouri” bombarda lo spettatore sollecitando reazioni. Un film imperdibile, presentato alla Berlinale 2016.

The last step” di Ali Mosaffa. Con Leila Hatami, Ali Mosaffa. Iran 2012.

4 luglio, ore 22.30

Un’attrice che sbaglia i ciak, il marito morto per una banale caduta, l’amico dottore: un triangolo tutto da decifrare, così come gli eventi stessi, temporalmente ingarbugliati, ma soprattutto raccontati più volte e sempre diversi e con maggior approssimazione, in un avvicinamento alla verità che diventa sempre più amaro e pacificatore al contempo. Un film sottile che scava in modo originale nei sentimenti e nelle relazioni, e che ha attraversato decine di festival internazionali, mietendo premi ovunque.

Avalanche” di Morteza Farshbaf. Con Fatemeh Motamed Aria, Ahmad Hamed. Iran 2015. Anteprima italiana.

5 luglio, ore 22.30

Un’insonnia devastante e una nevicata incessante sono la soglia dello smarrimento esistenziale, del sentimento di estraneità dalla consuetudine, quella che un’infermiera (un’intensa Fatemeh Motamed Aria, premiata al Asia Pacific Screen Awards in Australia) obbligata al turno di notte avverte per cose e persone che non comprende più. Un film sospeso nell’irrequietezza della protagonista, sommersa nei colori sbiaditi di una fotografia desaturata che raggela e stempera le passioni. Questione di vita o di morte, di lontananza o di prossimità, che intacca le nostre certezze.

Bright day” di Hossein Shahabi. Con Pantea Bahram, Ronak Yoonesi. Iran 2013. Anteprima italiana.

6 luglio, ore 22.30

Lotta contro il tempo di una donna per salvare dalla pena di morte un innocente con l’aiuto di un taxista: ha solo mezza giornata a disposizione e deve rintracciare i testimoni per far dir loro la verità di fronte al giudice. Ma i testimoni si negano per paura della potente famiglia della vittima… Hollywood ne avrebbe fatto un film adrenalinico, ma in questo film iraniano l’adrenalina è tutta interiore, rivolta a comprendere i moti emotivi delle persone, le passioni, le contraddizioni. Emerge una società paralizzata dalle convenienze e dalle paure, dove la giustizia può ben abdicare di fronte al quieto vivere. Un film dalla forte tensione civile, che riserva clamorosi colpi di scena.

Fish & cat” di Shahram Mokri. Con Babak Karimi, Saeed Ebrahimifar. Iran 2013.

7 luglio, ore 22.30

Da un fatto di cronaca in cui giovani campeggiatori nelle montagne iraniane erano spariti, forse maciullati da ristoratori locali per servirli ai clienti, Shahram Mokri ricava un vero capolavoro. Un incredibile e affascinante piano sequenza di 2 ore con la cinepresa sempre in movimento, in un’atmosfera costantemente sospesa e ansiogena, gravida di misteri e presagi di morte. Non si sa se ammirare più il virtuosismo della ripresa, la capacità di creare una tensione con nulla o il plot stesso che si addentra in microstorie che sembrano preparare il massacro. Più che un horror è una vera esperienza di visione che incanta e seduce lo spettatore. I premi si sprecano, dalla Mostra del Cinema di Venezia dove ha debuttato con clamore, a Istanbul, Friburgo, Australia, Praga, Hanoi, Boston, senza contare il travolgente successo ottenuto in parecchie decine di festival in tutto il mondo.

The 17s” di Atieh Attarzadeh Firozabad, Aslan Shahebrahimi. Iran 2014.

8 luglio, ore 22.30

Metti una cinepresa in mano a 4 diciassettenni (2 ragazze e 2 ragazzi) e chiedi di filmare la loro vita: ne vien fuori uno spaccato di quotidiana adolescenza che può essere identico a qualsiasi latitudine, magari in Iran, come accade in questo film. La cameretta e le feste, i rapporti con il sesso opposto e con i genitori, la scuola di teatro e il test di ammissione all’università: tutto visto attraverso i loro occhi, spesso sorridenti e spesso tristi o in lacrime. Un’occasione davvero unica per vedere quella società attraverso gli occhi dei suoi giovanissimi… e per riconoscere le stesse fantasie, gli stessi desideri, le stesse paure che vivono anche i nostri ragazzi.

Modest reception” di Mani Haghighi. Con Taraneh Alidoosti, Mani Haghighi. Iran 2012.

9 luglio, ore 22.30

Un uomo e una donna cittadini percorrono le montagne distribuendo soldi a palate ai montanari, con fare bizzarro, morboso, arrogante, senza spiegare perché. Dalla stranezza che all’inizio muove al riso si va pian piano verso il baratro di valori e sentimenti. Un incredibile film, curioso, disturbante, sorprendente e stupefacente, non a caso premiato al Festival del Cinema di Berlino, dove è stato presentato nel 2012, prima di affrontare una lunga tournée nei maggiori festival internazionali, approdando fino al Moma di New York.

The paternal house” di Kianoush Ayari. Con Ainaz Azarhoush, Nazanin Farahani. Iran 2012.

10 luglio, ore 22.30

Una ragazza uccisa e sepolta in cantina da padre e fratello, e un’intera famiglia che per 70 anni cova il segreto. Una storia terribile e soffocante, che racconta il violento contrasto tra libertà delle donne e oppressione maschile nel corso del 900 iraniano, ma che potrebbe riecheggiare in molti altri contesti. Ottimamente sviluppato e interpretato, il film si svolge interamente tra il cortile e il seminterrato, in una geografia familiare claustrofobica e totalizzante, dove il dolore e l’onore rispondono alle ragioni supreme del clan. Un’opera potente, presentata alla Mostra del Cinema di Venezia (e poi in diversi festival internazionali), ma tenuta per 2 anni in stand-by prima di essere proiettata anche in Iran.

FOTOGRAFIA

(ingresso gratuito)

“All about me, Nicknamed Crown Giver” di Tahmineh Monzavi.

La mostra sarà esposta per tutta la durata del festival. Da sempre impegnata nella rappresentazione della condizione femminile, Monzavi affronta con questa serie la centralità della donna, anzi la sua assolutezza, trasformando la figura femminile in figura regale, all’interno di ambienti in rovina: un contrasto potente che, attraverso l’allusione e la fascinazione evocativa dell’immagine, si impone per la sua capacità di raccontare un’intera società. Tahmineh Monzavi, di base a Teheran, è tra le più importanti e significative rappresentanti della fotografia a livello mondiale. Ha ricevuto premi internazionali e ha realizzato mostre personali in Iran, Turchia, Olanda, Francia, Usa. Questa è la sua prima mostra in Italia.

“Timeless Persia” e “Sokut” di Davide Palmisano e Manuela Marchetti.

Sono andati in Iran nella primavera del 2015 poco prima dello scoppio  della “bolla mediatica” sull’Iran e hanno deciso di raccontare un paese alla vigilia di un grande cambiamento. Timeless Persia di Davide Palmisano è un racconto fotografico che esprime i contrasti e le contraddizioni dell’Iran e al tempo stesso racconto di viaggio in chiave personale. Le immagini di SOKUT (titolo, che significa “silenzio” in Persiano)  di Manuela Marchetti penetrano nel terreno dell’intimità riconducendoci al senso collettivo del sacro. Un doppio viaggio in bianco e nero attraverso emozioni e suggestioni.

MUSICA

(ingresso gratuito)

Masoud.

Gran finale di Cuore di Persia con il dj-set del re della musica eletttronica: Masoud, al secolo Masoud Fuladi. Un’occasione unica per conoscere uno dei volti della dance persiana, attivo dal 2009. Residente in una città sulle rive del mar Caspio, da alcuni anni conduce la trasmissione “The Caspian Sessions” sulla webradio internazionale Afterhours.FM, dedicata alla progressive trance, house ed elettronica. Ha pubblicato numerosi singoli, remix ed EP.

LABORATORIO

Laboratorio di lettura teatrale di fiabe persiane, con spettacolo conclusivo.

Un laboratorio di lettura espressiva e azione scenica, condotto da Anna Amadori, per affrontare il racconto delle fiabe tradizionali persiane secondo una sensibilità contemporanea. Il laboratorio si concluderà con una mise en espace il 9 luglio.

La Persia che oggi chiamiamo Iran sembra non cedere il suo mistero di terra lontana e inconoscibile, terra di storia antichissima, terra di splendori e oscurità, di grandezze e crolli, di filosofia e spiritualità, di illuminazione e poesia, di racconti senza fine. Proviamo ad avvicinarne il segreto scegliendo alcune storie e alcune poesie sia di tradizione antica sia contemporanea per imparare a leggere ad alta voce, in pubblico, per altri. Un omaggio alla Persia che diventa opportunità di formazione e conoscenza.

Tutti i giorni dalle 16.45 alle 18.45, dal 29 giugno al 9 luglio.

PAROLE

(ingresso gratuito)

“Lettere dal fronte interno”. Prima di ogni spettacolo, le “Lettere dal fronte interno” daranno voce direttamente a esponenti della società civile iraniana. Saranno scrittori, professionisti, ma anche giovani ed esponenti di varie categorie a raccontarsi e a raccontare la realtà quotidiana dell’Iran in vere e proprie lettere indirizzate ai loro omologhi italiani, i quali le leggeranno al pubblico.

“Schegge d’Iran”. Incontri all’ora dell’aperitivo per raccontare pezzi d’Iran, dalla csocietà alla cultura, fino alle curiosità e all’immaginario:

  • presentazione del libro di Antonello Sacchetti “La rana e la pioggia” sugli aspetti attuali della politica e della società iraniana;
  • dialogo con Piero Di Domenico su “Prince of Persia”, dal videogioco al film;
  • presentazione del libro fotografico “Timeless Persia / SOKUT” di Davide Palmisano e Manuela Marchetti;
  • Serenella Gatti Linares racconta “Il mio Iran”;
  • lezione di lingua farsi per aspiranti principianti e per curiosi con Zahra Eghtedari;
  • la poesia iraniana contemporanea raccontata da Faezeh Mardani;
  • incontro sul cinema iraniano con Luisa Ceretto e Narges Bayat;
  • dialogo con la giornalista Sara Hejazi sulla donna nella società iraniana;
  • …e per finire, tutti alla scoperta dei gatti persiani con Lucrezia Ciandrini dell’allevamento “I mici di Lulu”

E ANCORA…

Tutte le sere, alle ore 20, uno spettacolo italiano, prodotto da Teatri di Vita: “L’omosessuale o la difficoltà di esprimersi” di Copi, regia di Andrea Adriatico, con Anna Amadori, Olga Durano e Eva Robin’s. Un piccolo ‘classico’ che viene ripresentato in occasione del festival.

Tutte le sere, degustazioni di cibi.

Informazioni: www.teatridivita.it.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(21 giugno 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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