Circe, la Donna a “I solisti del teatro”

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di Alessandro Paesano

Circe è un personaggio crocevia di miti italici, del vicino oriente e della Grecia,  conosciuta soprattutto per la versione omerica che ha offuscato tutte le altre tradizioni narrative (Plutarco, Ovidio, solo per citarne alcuni).
Circe è simbolo della pericolosità della donna seducente, che trasforma gli uomini in maiali, soggiogandoli alla sua mercè. Questa lettura simbolica è quella che è prevalsa nei secoli fino ai giorni nostri, approdando anche sui nostri libri di storia.
Questa lettura di Circe come femme fatale ha offuscato nei secoli le altre letture del mito (dei miti). Dobbiamo aspettare la parola delle donne affinché questo mito possa essere riletto  come simbolo della rivalsa femminile e non più quello maschilista e misogino della donna tentatrice.
Così la Circe di Julia Agusta Webster, poeta inglese autrice di un monologo drammatico pubblicato nel 1870, è una donna in attesa di un uomo degno di lei che rimanga uomo e non si trasformi in animale, capovolgendo il simbolo della trasformazione ferina: non è la maga a cambiare i connotati dell’uomo, ma l’uomo che tradisce la sua vera essenza. Oppure la Circe di Margaret Atwood, autrice canadese che nel 1974 pubblica Circe/Fango nel quale Circe lamenta l’impossibilità di instaurare un rapporto proficuo e profondo con l’uomo che ama, arrivando a mettere in discussione i classici ruoli di genere nella coppia patriarcale (ma molti altri sono i temi di questa raccolta di 24 poesie-monologhi).
Infine la Circe recentissima della statunitense Madeleine Miller,  che nel 2018 ha pubblicato un vero best-seller nel quale pur tornando alla lettura canonica della donna ammaliatrice  di uomini propone altre  motivazioni per la trasformazione ferina  secondo l’ottica “femminista” della legittima difesa. 


Tutte queste voci femminili confluiscono nello spettacolo Circe – La donna per la regia di Antonello De Rosa, che chiama quattro attrici del calibro di Elena Croce, Nadia Rinaldi, Antonella Valitutti e Margherita Rago per fare da testimone a questi racconti di una circe altra, dando voce e corpo alle diverse declinazioni del mito approntate dalle diverse autrici.
Ne scaturisce uno spettacolo godibile, nel quale il pubblico si lascia sedurre dalla bravurea delle interpreti, che aggiungono ognuna una sfumatura diversa alla voce di Circe, una voce che ha così tante anime, compresa quella declamata in napoletano da Margherita Rago.
Le musiche di Silvia legano  i quattro monologhi che si intersecano, si rincorrono, tessendo un personaggio complesso, che ora critica ora agogna l’uomo e la sua compagnia, ben distante dalla donna numinosa della tradizione omerica. 

De Rosa preferisce presentare queste voci diverse come le diverse sfaccettature di uno stesso personaggio a discapito dell’origine assai diversa delle fonti letterarie su cui lo spettacolo si basa, la poesia tardo ottocentesca inglese, la prosa politica del femminismo canadese degli anni settanta del 900 e la contemporaneità pop del mito rivisto e corretto, che vengono accomunate alla stessa matrice esistenziale, mitigandone la natura diversa  distinta, a tratti antagonista e incompatibile.

L’unico elemento di rammarico di uno spettacolo onesto, ben diretto e magnificamente interpretato.

Visto per voi il 2 settembre 2023 in occasione della rassegna I solisti del Teatro.

 

CIRCE – LA DONNA
Tratto da M.Miller, J.A.Webstre, M.Atwood

Con Elena Croce, Nadia Rinaldi, Antonella Valitutti, Margherita Rago
Regia Antonello De Rosa
Musiche Silvia Fasciano
Organizzazione Pasquale Petrosino
Scena Teatro Management

 

 

 

(6 settembre 2023)

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