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Teatro Duse Genova, #Inscena “Polli d’Allevamento” dal 30 novembre al 3 dicembre

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di Gaiaitalia.com #Genova twitter@gaiaitaliacomlo #Teatro

 

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Al Teatro Duse, va in scena “Polli d’Allevamento”, un omaggio al teatro canzone di Gaber -Luporini, in un riallestimento molto fedele al celebre spettacolo originale. A far rivivere sul palcoscenico uno dei testi più significativi dell’opera di Gaber-Luporini è Giulio Casale, attore ed ex cantante degli Estra. Le musiche originali sono arrangiate da Franco Battiato e Giusto Pio.

Quando va in scena per la prima volta, nel 1978, “Polli d’Allevamento” chiude un decennio contrassegnato da eventi teatrali memorabili, iniziati con “Il Signor G” e proseguiti con “Dialogo tra un impegnato e un non so”, “Far finta di essere sani”, “Anche per oggi non si vola” e “Libertà obbligatoria”. Giorgio Gaber è ormai un protagonista assoluto del teatro canzone italiano e al tempo stesso un riferimento critico ed illuminante per un’intera generazione. Lo spettacolo è una tappa decisiva nel suo percorso critico e intellettuale e in quello del suo co-autore Luporini: la polemica nei confronti di una ‘razza’ alla quale si erano sentiti legati da un totale, per quanto critico, senso di appartenenza, arriva qui al suo massimo livello espressivo. E da quel “NOI” attraverso il quale fino ad allora si erano espressi, gli autori passano a un irrimediabile e definitivo “IO” sempre più isolato, polemico e antagonista. A distanza di quattro decenni “Polli d’Allevamento” dimostra la grande e sconcertante contemporaneità dell’opera di Gaber, la forza straordinaria della sua scrittura e della sua musica che lo consacrano tra i classici del teatro italiano.

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«Quando la Fondazione Giorgio Gaber mi ha chiesto di riallestire questo spettacolo – racconta Giulio Casale –  ho sentitamente ringraziato. C’è qualcosa di eccelso nella prosa, nella cifra linguistica scelta, nella musicalità e c’è qualcosa di realmente dirompente a livello dei contenuti, che lo confermano non solo attuale ma direi addirittura necessario anche ora, quasi quarant’anni dopo».

 





(28 novembre 2017)

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