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Affabulazione presenta “Le Quattro Morti di Pier Paolo Pasolini”. A Napoli dal 17 al 20 novembre

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“Dominio Pubblico_la città agli under 25”, da Alessandro Paesano #Vistipervoi giorno tre

di Alessandro Paesano  twitter@Ale_Paesano

 

 

Una giornata all’insegna del teatro e della musica quella di venerdì, terza giornata di Festival.
IRENE MADRE di Jacopo Neri con Francesco Guglielmi ed Eleonora Lausdei è un atto unico, breve, garbato ed elegante nel quale due gemelli dizigoti, quindi maschio e femmina, ancora nel ventre materno, commentano quel che arriva loro dal mondo esterno.
Intanto nel loro interagire, si delineano i loro caratteri: lei attenta e presente a se stessa, lui distratto e scostante.
In un primo momento, quando il clima è di gioia e di armonia, è lei ad essere più in sintonia coi ritmi esterni del loro mondo futuro. Ma poi qualcosa cambia, alle risate e ai baci si sostituiscono i silenzi e il pianto. Lei si distrae e lui per la prima volta si accorge di quel che lo circonda.

Quando scoprono che solamente uno di loro due riuscirà a nascere, ma chi?
L’insipienza di lui lo sosterrà fino alla scoperta del suo destino…

Un lavoro interessante e delicato, niente affatto presuntuoso e con il pudore di chi vuole presentare al pubblico un proprio modo di vedere e sentire e non verità assolute.
Equilibrato e pieno di misura.

Il e la interprete sono in parte, con generoso candore.
Un esempio per tanti altri lavori strabordanti di questa quarta edizione di Dominio Pubblico.

 

FALLISCI FACILE di  Alessia  Giovanna  Matrisciano è uno spettacolo dalla doppia anima. Imbastito sulle dipendenze da nicotina e da cibo si dipana però sul versante delle problematiche di ruolo di genere: cosa ci si aspetta da un giovane uomo e cosa da una giovane donna?

Intanto un terzo personaggio, in dolce attesa, ragiona sul comportamento suo e di sua madre.

Impostato come commedia Fallisci Facile  rimane sulla superficie delle cose, senza riuscire ad affrontare i meccanismi di significato dei ruoli di genere, presentati dal versante patriarcale, senza nemmeno rendersene conto, dove è il personaggio maschile a lamentarsi del regime della bellezza che, a suo dire, colpisce di più i maschi che le femmine…
Nel confronto tra ruoli e sensibilità individuali spacciate per sensibilità di genere la commedia non si costituisce mai come discorso politico tra generi e generazioni.
I personaggi portati in scena si muovono come monadi nel loro mondo e lo spazio teatrale sembra l’unico momento nel quale riescono davvero a comunicare, solo con il pubblico però. Comunicano un sentito dire più che un vissuto unico, conformista e standardizzato.
Il risultato è una gentilezza per il pubblico che viene divertito da un testo che non mette in discussione nulla e si pone come innocuo divertissement.
Divertente in alcune soluzioni di regia, assolutamente privo di un senso della misura, sostenuto da una verve attoriale a fasi alterne, Fallisci Facile ha tutti i pregi e tutti i difetti dell’entusiasmo giovanile di chi vuole fare a tutti i costi illudendosi che l’entusiasmo da solo sia sufficiente a giustificare una chiamata di pubblico a teatro.

Non ne saremmo così sicuri.

P. BUTTERFLIES di Damiana Guerra con Aleksandros Memetaj, Agnese Lorenzini, Valerio Riondino e per la regia di Ilaria Manocchio, è un lavoro la cui forza sta più nella regia nella regia, cucita addosso ai tre interpreti, e nella recitazione, mentre il testo rimane enigmatico e, a tratti, irrisolto.

Un lui e una lei si relazionano in uno spazio astratto, lui concentrato sui calcoli astronomici e matematici, lei divisa tra un sentimento di amore e di cura per lui  e la voglia di amare qualcun altro che le promette più vita e un futuro.
Lui è bisognoso di amore, è malato e muore. Lei se ne dispera. Ma perché muore lui? Non forse per l’abbandono di lei? Per il sottrarsi di lei al destino di lui? Non si esce dal’alveo della donna etera e volubile che ferisce un uomo capace di profondi sentimenti.

Entrambi distratti dalla propria affabulazione questi due personaggi si incontrano e si allontanano, si riconoscono e si perdono mentre una terza presenza, amplificata da un microfono e con la voce impostata, ribadisce le idiosincrasie dell’una le fissazioni dell’altro, scandendo un ritmo, vitale e teatrale, tra calcoli fatti ala lavagna, frasi scritte anche al contrario mentre lui e lei corrono e volano come le farfalle del titolo che si rifanno al desiderio di lui che lei gli sopravviva in una eterna mummificata bellezza.
P. Butterflies parla direttamente all’inconscio del pubblico e seduce, ammalia, emoziona, fa soffrire, invita, mostra e respinge, non accoglie ma non ti allontana mai tenendoti sempre legato a sé.

Proprio come succede tra lei e lui.

Proprio come succede in una storia della quale in fondo sappiamo tutto e niente, mentre il cosmo resta a guardare indifferente e sordo a se stesso.

Davvero intensi gli attori e l’attrice: Aleksandros Memetaj che restituisce lo strazio del suo personaggio andandolo a cercare nel profondo del proprio vissuto, Agnese Lorenzini che riesce a sembrare eterea e sfuggevole non importa l’impegno fisico che la regia le impone mentre Valerio Riondino incarna l’autorevolezza e la referenzialità richieste al suo personaggio con un’eleganza della quale non è del tutto consapevole.

Un’elegante messinscena, precisa, attenta, misuratissima, per un testo del quale non capiamo l’urgenza.

Tra uno spettacolo e l’altro FiIlippo la Marca ha intrattenuto il pubblico con delle sue composizioni di musica elettronica eseguite dal vivo con tastiera, consolle e pc.
Delle partiture musicali interessanti e sufficientemente autonome nel panorama musicale tanto da invogliare a seguirne la produzione.
Potete farlo anche voi ascoltando alcuni dei suoi pezzi su Soundcloud.

 

 

(5 giugno 2017)

 




 

 

 

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