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Le poesie di Baudelaire tra musica e parole

Un pianoforte e un microfono. Le poesie di Baudelaire. Tutto lascia pensare a un reading. Invece I Poeti Maledetti _ n.1 Io e Baudelaire, primo capitolo della trilogia I poeti maledetti, un progetto della compagnia Biancofango, in scena al Teatro Argot di Roma, è molto altro.

Sul palco Andrea Trapani dà vita a un monologo intenso e visionario, diretto da Francesca Macrì, un cabaret grottesco, a volte rabbioso, che prende le mosse dai versi del poeta francese. Un mix di poesia, parole e musica, dove tra gli altri, entrano in gioco Nanni Moretti, Pier Paolo Pasolini, Francesco De Gregori, i Queen. Senza dimenticare il pianista Maurizio Pollini, motore dello spettacolo, idolo del protagonista, emozionato nel raccontare quando da ragazzo fece di tutto per acquistare un biglietto del concerto del maestro al prezzo di centocinquantamila lire di allora. Al piano, adesso, di nuovo emozionato, ripete ossessivamente le prime battute della sonata op. 49 n.1 di Ludwig van Beethoven con una maschera di asino in testa.

Quell’adolescente leggeva il poeta maledetto, cantore dello spleen e dell’oppio, fuori dalla scuola, fuori dalle antologie noiose, in luoghi proibiti. Crescendo, lascia sopravvivere la sua ossessione per i versi di Baudelaire, ne fa quasi un mantra.

Andrea Trapani corre dal pianoforte al microfono in un attraversamento simbolico fra il corpo imponente del pianoforte e il corpo tagliente della parola. La sua, è una parola aspra, urlata, a tratti rabbiosa. Per questo lo spettacolo non è un semplice reading, ma un concerto in cui si mescolano diversi generi, come quando in sala irrompono le note del brano Who wants to live forever? dei Queen.

“Ma in mezzo agli sciacalli, alle pantere, alle linci / alle scimmie, agli scorpioni, agli avvoltoi, ai serpenti, / ai mostri guaiolanti, grufolanti, striscianti / del nostro infame serraglio di vizi, / uno è ancora più brutto, più cattivo, più immondo! / Senza troppo agitarsi né gridare, / vorrebbe della terra non / lasciar che rovine / e sbadigliando inghiottirebbe il mondo”, scrive il poeta maledetto nella sua famosa poesia all’interno della raccolta I fiori del male. La poesia può salvarci? E più in generale, che cos’è un poeta? Da questi interrogativi nasce lo spettacolo, che narra di generazioni sperdute, immature, che racconta di contraddizioni di un poeta che è diventato icona pop, souvenir culturale, mito scolastico e, insieme, abisso umano. In mezzo c’è il corpo dell’attore in continuo spostamento, con le invocazioni urlate al pubblico, domande che non possono cadere nel vuoto. Ormai, rimangono soltanto i versi, la poesia come necessità vitale, come caos rassicurante. Un racconto autobiografico, un dialogo con sé stessi e con i fantasmi della letteratura.

I POETI MALEDETTI _ n.1 Io e Baudelaire

Who wants to live forever?

un progetto di Biancofango

con Andrea Trapani

drammaturgia Francesca Macrì e Andrea Trapani

traduzione dal francese Francesca Macrì e Andrea Trapani

regia Francesca Macrì

luci Gianni Staropoli

consulenza al pianoforte Irene Ninno

direzione tecnica Massimiliano Chinelli

produzione Fattore K

Visto per voi al Teatro Argot di Roma il 27 febbraio 2026.

 

 

 

(2 marzo 2026)

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