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“A Testa Sutta” #Vistipervoi al Teatro Due di Roma il bellissimo testo di Luana Rondinelli

di E.T.   twitter@iiiiiTiiiii

 

 

 

 

 

E’ Giovanni Carta ad intepretare, molto bene, il testo di Luana Rondinelli del quale cura anche la regia, “A Testa Sutta”, in scena in apertura della settimana dedicata alla drammaturgia della bravissima autrice/attrice/regista siciliana, ospite del Teatro Due di Roma all’interno della rassegna “Lei, attraversamenti di teatro al femminile”, organizzata da Società per attori (anche l’occasione per incontrare, dopo anni e con piacere, un vecchio amico). “A Testa Sutta” si inserisce nella trilogia di Rondinelli come ultimo figlio, che vince il Premio Fersen nel 2016, ma è quello che registicamente forse stupisce di meno, nonostante si tratti di un lavoro di eccellente livello. Il siciliano, lingua scelta da Rondinelli drammaturga da sempre, svolge così il suo fondamentale lavoro evocativo che spinge e sorregge il bravo attore in scena per il godimento del pubblico, folto, presente in sala. Passaggi emozionanti in in turbinio emotivo che la lingua italiana non avrebbe forse saputo offrire; evocazioni, sentimenti, vita e morte che nella cultura siciliana sempre sono mescolati con sapienza; l’eterna dicotomia tra il bene ed il male, l’amore e il disamore, l’accettazione ed il rifiuto: temi cari all’autrice. Quindi, dopo sessanta minuti scarsi nei quali l’attore ci tiene incollati alle sedie, l’epilogo finale immaginato da chi scrive fin dalle prime battute, ma che non per questo disattende le speranze dello spettatore. La storia non poteva che finire così.

E’ la scrittura di Luana Rondinelli però che continua a stupire questo cronista. Bella, limpida, effervescente, colta, raffinata, dotata di un ritmo perfetto. Gli scritti di Rondinelli vanno da soli e quindi anche per attore e regista, per attrice e regista, diventa tutto più semplice. Le situazioni sono descritte e non tratteggiate, i sentimenti potenti e non sussurrati, le visioni forti e non ambigue. C’è una cultura dietro il teatro di Luana Rondinelli che non è visibile in tutti i teatri. E’ la cultura dell’appartenenza al proprio mestiere e non del mestiere che ci fa star. Nel senso di stelle. La cultura dell’autrice/attrice/regista è quella di chi ha scelto di parlare dei problemi di una terra, di più terre, di una popolazione, di più popoli, attraverso il tratto semplice della vita quotidiana che diventa dramma.

Vogliamo bene a Luana Rondinelli e proviamo amicizia e stima per lei. E lei lo sa. Come sa che ciò che scriviamo del suo lavoro non ha nulla a che fare né con l’amicizia, né con il volerle bene. Nasce dalla stima professionale profonda per un autrice/regista/attrice che sa fare straordinariamente bene ciò che fa.

La drammaturgia di Luana Rondinelli è protagonista al Teatro Due di Roma fino a sabato 25 febbraio.

 

(20 febbraio 2017)

 





 

 

 

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