di Alessandro Paesano
L’idea dello spettacolo è venuta a Maria Letizia Compatangelo, che firma testo e regia, raccontare come nell’estate del 1951, in Vermont, a Marlboro, Adolf Busch, Hermann Busch e Rudolf Serkin, tre musicisti esuli della Germania nazista, fossero stati chiamati a decidere il programma per il concerto inaugurale del Marlboro Music Festival.
Nasce così Beethoven in Vermont che da un lato mostra il percorso creativo che ha portato a scegliere Beethoven come musicista di apertura del Festival, da l’altra il percorso umano dei tre musicisti dietro questa scelta.
Tra esecuzione di brani, dissensi e opinioni contrastanti che mettono a nudo verità cerate, Adolf, Rudolf e Hermann preparano il loro concerto. E noi possiamo immaginare che sia andata più o meno così.
Con queste parole una voce off a inizio dello spettacolo ci introduce i tre musicisti, i personaggi di allora e i musicisti di oggi. Già perché Adolf, Hermann e Rudolf sono interpretati da Mauro Loguercio (violino), Francesco Pepicelli (violoncello) e Angelo Pepicelli (pianoforte) che, nella vita reale, sono tre famosi concertisti, che mostrano come il verbo interpretare abbia diversi significati. Il trio infatti non interpreta solamente il trio Busch-Serkin ma essendo a sua volta un trio (Trio Metamorphosi che ha recentemente inciso l’integrale dei trii di Beethoven per la Decca) interpretano anche alcune partiture di Beethoven.
Lo spettacolo declina momenti di riflessione sulla musica in generale e su quella di Beethoven in particolare, con l’esecuzione di alcuni brani del musicista tedesco.
Sul versante del ragionamento critico sulla musica lo spettacolo offre davvero tantissimi spunti (Beethoven aveva dato alla musica una capacità di parlare che in precedenza apparteneva solo al canto e al teatro musicale) con delle notazioni sulle partiture sottili anche se proposte in maniera apprezzabile da un pubblico non specializzato (Sto cercando di trovare il senso drammatico in questa variazione usando solo l’accompagnamento della mano sinistra. Altrimenti continuiamo a delegare alla sola mano destra tutto il contenuto espressivo. Che variazione sarebbe? Indovina. Aspetta, vediamo se adesso la riconosci. Ma sì, certo! Beethoven, le variazioni dal flauto magico).
Notazioni che si alternano con idee su come si debba organizzare un festival, o una scuola per musicisti (Lavorare a un concerto modificherà tutto. Il legame che abbiamo creato con gli allievi. Questa parentesi di immersione totale della musica. Non sono qui per imparare? Preparare un concerto insegna molte cose. Potremmo coinvolgerli nelle prove. Nelle prove? Non è molto ortodosso, eh?).
L’esecuzione dei brani è impeccabile. Quel che manca semmai è il programma, sapere cioè quale brano si sta eseguendo, quale trio, quale movimenti (normalmente ogni sonata si articola in tre movimenti diversi). Nella discussione sul programma da eseguire a Marlboro i tre musicisti citano diversi lavori di Beethoven (i primi trii, l’ultimo quartetto fino ad arrivare alla scelta di eseguire l’ultimo trio l’Opera 97, L’Arciduca) ma non annunciano mai quali brani vanno ad eseguire sgranando l’esecuzione di un repertorio in quella di una partitura assoluta, priva di riferimenti, dove quel che conta è la pura esecuzione musicale avulsa da qualsiasi contesto di programma.
Evidentemente lo spettacolo non vuole invitare il pubblico al riconoscimento di quel trio o di quel movimento quanto proporre un esercizio di ascolto che colga l’esecuzione nel momento del suo farsi, in una sorta di voyeurismo musicale a tutto vantaggio di un gusto musicale assoluto.
Non sappiamo se lo spettacolo costituisce un vero e proprio format come dice il programma di sala – Un format sperimentale, dove il mondo del concertismo classico si combina con quello del teatro ma sicuramente Beethoven in Vermont è un’operazione riuscita, che declina senza soluzione di continuità l’interpretazione musicale con quella teatrale con risultati d’altro livello proponendo un concerto efficace e uno spettacolo godibilissimo.
Beethoven in Vermont
scritto e diretto da Maria Letizia Compatangelo
con il Trio Metamorphosi
violino Mauro Loguercio
violoncello Francesco Pepicelli
pianoforte Angelo Pepicelli
produzione Toret Artist Management
Visto per voi al teatro Vittoria di Roma il 31 ottobre 2025
(11 novembre 2025)
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