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Manuela Kustermann è di una bravura senza fine #Vistipervoi ne “Il Gabbiano” di Checov in scena a Roma

di Alessandro Paesano #Vistipervoi twitter@gaiaitaliacom #Checov

 

 

Per i 50 anni della compagnia La Fabbrica dell’Attore che ha fondato assieme a Giancarlo Nanni Manuela Kustermann riporta in scena Il gabbiano di Cechov con la  regia di Nanni del 1998.
Un lavoro importante nel percorso registico nel quale il grande regista prematuramente scomparso si allontanava dal classico teatro immagine (secondo la definizione datane da Maurizio Grande) pur rimanendo chiara la sua poetica e la sua ricerca teatrale.
Lo spettacolo era il punto di approdo di un lavoro di studio e di laboratori durati due anni durante i quali gli e le interpreti, mettendo in gioco il proprio vissuto attoriale, approntavano a una messinscena collettiva nella quale le parole del testo cechoviano venivano riverberate da un interprete all’altra pur ogni attore e attrice mantenendo il ruolo assegnato.

Quel Gabbiano presentava un palco vuoto senza scenografie dove i e le performer si cambiano in scena, dove l’uso della video-proiezione e di teli e tessuti che ammantavano scena e interpreti costituivano parte integrante della drammaturgia.

Oggi che Nanni non c’è più Manuela Kustermann riprende la regia originale in una nuova messinscena che vede gli stessi e le stesse interpreti di allora tranne chi interpreta Nina e Kostia).

A vent’anni di distanza il lavoro di Nanni-Kuterman è ancora pienamente attuale e contemporaneo e nel rivederlo oggi si possono facilmente ristabilire, in comparazione con gli spettacoli di oggi, le discendenze storiche e filologiche delle pratiche e degli stilemi di un teatro che si smarca tanto dalla parola quanto dal teatro immagine. Quell’edizione del Gabbiano, è giusto ricordarlo, ebbe un successo internazionale arrivando sui palcoscenici del teatro off di New York, dove Nanni venne invitato a tenere diversi workshop.

I quattro atti del Gabbiano sono presentati in due parti (con una pausa a sipario chiuso tra il secondo e il terzo atto).

La trama, conosciuta, vede un gruppo di personaggi borghesi in una casa in riva al lago per per le vacanze. Nessuno è soddisfatto della propria vita o di dove si trova. Irina, attrice famosa, si accompagna col noto scrittore Trigorin, più giovane di lei, e si fa beffe del figlio Kostia che ha messo in scena un dramma moderno in suo omaggio che ha come interprete Nina, la figlia dei vicini di cui è innamorato. La ragazza però gli preferisce Trigorin col quale va a vivere a Mosca, Due anni dopo (il salto è tra il terzo e il quattro atto), Trigorin è ritornato da Irina e Nina è un’attrice di scarso successo. Kostia, che aveva già tentato il suicidio fuori scena tra il secondo e il terzo atto si uccide, sempre fuori scena, alla fine del quarto atto.

La prima parte dello spettacolo è più corale e vede il testo amplificato e spalmato sui vari personaggi
Una reiterazione che ha reso necessari alcuni piccoli tagli di quasi nessuna importanza (tranne forse alcune frasi di Kostia che spiegavano la sua insoddisfazione a essere il figlio di in un consesso di intellettuali famosi).
Il testo si diffonde e dilaga tra gli e le interpreti che si agitano come onde del mare increspate dal vento ricordando che il lavoro del teatro è un lavoro collettivo e trasformando l’insoddisfazione dei personaggi, che reprimono una ambizione che non hanno mai davvero il coraggio di affermare, nel desiderio da parte degli interpreti di liberarsi dai ruoli-personaggio e di contribuire al testo in una fluidità narrativa davvero efficace.
Nonostante le reiterazioni infatti il testo progredisce con precisa chiarezza anche se siamo certi che il pubblico di 20 anni fa era più sollecito di quello contemporaneo a seguire un testo che conosceva bene (chissà se oggi si può dire lo stesso)  e del quale non fa fatica a riconoscere snodi narrativi e sottotesti. Andare a teatro vent’anni fa, Giancarlo Nanni lo sapeva bene,  era ancora un’azione politica, forse oggi non più.

Cechov ne Il gabbiamo fa parlare i suoi personaggi di teatro e di letteratura e del carattere (e della vita)  degli scrittori (e delle attrici). Una riflessione sul teatro e sul pubblico della quale la regina di Nanni di allora e quella di Kustermann oggi si appropriano e restituiscono con rara eleganza.

Ancora, Nanni e Kusterman hanno avuto la felicissima intuizione di far emergere la sottile ironia presente nel xio cechoviano che normalmente rimane sottostimata (quando non del tutto ignorata) dalle regie naturalistiche e oleograficamente drammatiche, mostrando la vocazione istrionica e da guitto dell’arte dell’attore e dell’attrice (tanto che Irina indossa in certe scene un classico naso rosso da pagliaccio).

La seconda parte, meno corale, vede alcuni dei più alti momenti di questa messinscena uno fra tutti il dialogo tra Irina e il figlio nel quale la richiesta di amore e considerazione di Kostia per la madre travalica i confini dell’amore materno e filiale e la lite madre figlio si veste delle sembianze di un corteggiamento se(n)suale  incestuoso, conturbante e anche molto erotico.

L’organico originale dà al lavoro un’emozione in più quando ci si accorge di come ogni interprete si riappropri di una messinscena che è stata anche la propria.

Manuela Kusterman è di una bravura interminabile raggiungendo e superando continuamente se stessa come interprete, come performer,   come regista e come motore di questa rivisitazione omaggio al teatro e al compagno, di vita e professione, che se ne è andato troppo presto.

 

 

fino al 18 febbraio 2018
dal martedì al sabato h 21 – domenica h 18
La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello
IL GABBIANO
di Anton Cechov
traduzione e adattamento Manuela Kustermann

con Irina Arkadina-Manuela Kustermann; Kostya-Lorenzo Frediani; Sorin|Dorn-Massimo Fedele; Nina-Eleonora De Luca; Nina russa-Anna Sozzani; Masha-Sara Borsarelli; Trigorin-Paolo Lorimer; Medvedenko| Dorn-Maurizio Palladino

Musiche Lucio Battisti, Philip Glass, Meredith Monk, Michael Walton
Scene  Giancarlo Nanni
Costumi Manuela Kustermann
Luci Valerio Geroldi
Direttore di scena Danilo Rosati
Movimenti di scena Rocco Nasso
Assistente regia Gaia Benassi
Foto di Tommaso Le Pera
Regia Giancarlo Nanni
Ripresa da Manuela Kustermann
Centro di Produzione Teatrale
La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello (Roma)




(7 febbraio 2018)

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