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Teatro delle Ariette, Bologna #Inscena “Edipo Re”, il 28 maggio con Archivio Zeta

di Gaiaitalia.com

 

 

 

 

 

Un nuovo progetto di ospitalità e residenze creative prende avvio al Teatro delle Ariette (Via Rio Marzatore 2781, Castello di Serravalle, Valsamoggia, Bologna): non soltanto spettacoli ma anche e soprattutto la possibilità di incontrare artisti per conoscere il loro percorso di ricerca pratico e poetico.

Ad iniziare è Archivio Zeta, una delle compagnie più interessanti del nuovo teatro italiano, che da diversi anni conduce uno straordinario e moderno lavoro di ricerca sulla messa in scena dei classici, con un progetto intitolato “Il futuro ha un cuore antico” articolato in due momenti.

Sabato 27 maggio, dalle ore 10.30 alle 18, nella giornata antifascista indetta dall’ANPI nazionale, la Compagnia condurrà il laboratorio teatrale “Antigone Costituente ovvero la resistenza sotto ogni forma è il più sacro dei diritti e il più imperioso dei doveri. Da Sofocle a Giuseppe Dossetti”.

Riflettere su questi temi, il diritto di resistenza e il concetto di pari opportunità, attraverso materiali così ricchi di rimandi ed assonanze, è oggi più che mai un’occasione importante di crescita culturale e umana, in un percorso di educazione e di avvicinamento alla disciplina teatrale.

Domenica 28 maggio, alle ore 18, Archivio Zeta presenterà invece lo spettacolo “Edipo Re” di Sofocle, traduzione Federico Condello, diretto e interpretato da Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti, musica Patrizio Barontini.

Edipo in questa versione cammina sul filo dei contrasti, degli interrogatori e delle indagini alla ricerca ossessiva del colpevole: in scena due figure istruiscono il procedimento ineluttabile che porta alla conoscenza e quindi al dolore. Non è semplice pensare Edipo Re di Sofocle come un dialogo: chi è il protagonista lo sappiamo fin dall’inizio. Ma chi è questa deuteragonista Sfinge/Tiresia/Giocasta/Messaggero/Pastore che tenta di sviarlo dalla verità pur dicendola chiaramente, che sembra l’artefice del suo destino, che lo obbliga a vivere sul luogo del delitto, a percorrere ancora mille volte sempre la stessa strada e che lo precipita in un incubo oscuro dal quale non si può uscire? È forse lei la responsabile di tutto? L’importante è non rispondere a questa domanda ma lasciare che il dubbio rimanga come un tarlo nella mente, come una lotta tra i saperi.

 

 

 

(23 maggio 2017)




 

 

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