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30° Todi Festival, “Cambuyón” è uno spettacolo pazzesco #Vistipervoi

Cambuyon 00di E.T.  twitter@iiiiiTiiiii

 

 

 

 

 

 

 

 

Meno male che c’è “Cambuyón”, vascello immaginario sul quale le dispute, gli amori e i giochi necessari a far passare il tempo si misurano, consumano e “giocano” a suon di percussioni, musica e a passo di danza. “Cambuyón” è un’anteprima nazionale e porta a Todi, finalmente, uno spettacolo di grandissimo livello che non sia – hanno avuto pochissimo tempo per organizzare il Festival e di questo bisogna prendere/dare atto – una conversazione tra amici che parlano tra loro o un’operazione discutibile e dal punto di vista del Teatro, insostenibile, come lo spettacolo firmato da Iacchetti.

“Cambuyón” è energia pura e dimostra come, con pochi e semplicissimi elementi di scena, con poche o nessuna trovata scenografica, senza prosopopea o necessità di dire/sentirsi qualcuno, armandosi del proprio talento e sfruttandolo fino all’ultima goccia di sudore si possa ottenere uno spettacolo di altissimo livello che fa letteralmente esplodere il teatro in un applauso finale fragoroso. Eccellenti percussionisti, un cantante cubano che mette in scena tutte le sue capacità di affabulatore vocale, e quattro danzatori principali che dal tip tap alla danza contemporanea, soprattutto Berta Pons e Clara Pons, riescono ad inserire elementi hip hop, di danza jazz, contemporanea, free style, uniti a certe acrobazie che in Italia negli ultimi tempi erano state ad appannaggio solo di un gruppo fantastico chiamatao Da Crù. Lo spettacolo è un delirio di coreografie sincronizzatisimme e molto veloci, energia sparata alla velocità del lampo, vive di una drammaturgia perfetta e di pochissimi, ma indimenticabili, momenti comici mutuati da body percussion (una tecnica mutuata dalla musicoterapia) che i bravissimi artisti di Cambuyón riescono a fondere con la percussione del legno. Poi c’è un pollo (di plastica) che cade in scena, viene lasciato lì dove stà e quindi recuperato con un momento esilarante nel quale la respirazione bocca a bocca ad un pollo di plastica ed il dolore per una perdita, vengono elevati a momento di rara comicità.

Lo spettacolo finisce tra l’ovazione del pubblico e vorrei che ricominciasse subito. Ma non si può, così che mi precipito nei camerini e faccio una lunga chiacchierata con gli artisti che parlano la lingua che ho parlato negli ultimi dieci anni. Abbracci, saluti e speriamo che ritornino presto in Italia. Sono imperdibili.

In scena erano Berta Pons, Clara Pons, Néstor Busquets, Raúl cabrera, Jep Meléndez, Joanatan Rodríguez, Rubeén Sánchez, Thanos Daskalopoulos. Ed erano magnifici.

 

 

 

Alle 19 avevamo visto una “cosa”, al Teatro Nido dell’Aquila, che non si sapeva nemmeno come definire data la patetica bruttezza e l’imbarazzante dilettantismo, presentata sul programma di sala come “cabaret innovativo”: ebbene, non era cabaret, non era innovativo. E non era nemmeno uno spettacolo.

 

 

 

 

 

(4 settembre 2016)

 

 

 

 

 

 

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