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La trentesima edizione del Todi Festival che si tiene nella bella città umbra fino al 4 settembre prossimo, ci ha offerto nella serata del 29 agosto un gioiello rilucente di intelligenza e finissima comicità al Teatro Nido dell’Aquila: parliamo dello spettacolo “Calaveras Kabarett”, liberamente ispirato a “Crimenes Ejemplares” di Max Aub, testo del 1957 che raccoglie racconti di omicidi direttamente dalle celle degli assassini, messo in scena per la regia di Danilo Nigrelli. Lo spettacolo intelligentemente utilizza gli insegnamenti dei grandi dell’umorismo nero del passato: dall’insospettabile Jonathan Swift e le sue “Confessioni di un Manico di Scopa”, ai più recenti – ma non meno arguti – saggi di André Breton, passando per la grande cinematografia della “Piccola Commedia degli Orrori” o di “Piccoli Omicidi tra Amici”, senza dimenticarsi del mitico cabaret de “I Gufi”, ed inserisce in tutto questo il colpo di genio di mettere in scena i musicisti del gruppo Decostruttori Postmodernisti ai quali auguriamo lo splendente futuro che meritano. Due attori e due attrici, sotto di loro l’orchestra di cui sopra, una magnifica scenografia nello spazio angusto del palco (purtroppo assai piccolo), ed un presentatore-affabulatore ci inseriscono nella follia dell’omicidio per necessità, per futili motivi, ma necessari, per – necessario – odio, per ripagarsi (necessariamente) di una serie di sgarbi. Canzoni note perché parte della cultura popolare del nostro paese, vengono riviste ed adattate per essere funzionali alla giustificazione dell’eliminazione dell’altro che serve alla qualità della nostra vita; gesti minimali, ma efficacissimi, degli attori, padronanza della voce e della scena, e (quasi) nessuna sbavatura con il pubblico che ride di gusto. Il momento indimenticabile? Quello in cui dovendo parlare del maestro che si libera di un alunno particolarmente vivace, si sceglie di sottolinearlo utilizzando la musichetta che popolava gli incubi, e scatenava gli istinti omicidi, della vecchietta assassina di “Profondo Rosso”, capolavoro dell’orrore di Dario Argento. Tra mogli che uccidono mariti – perfette le giustificazioni che vengono date, perché quotidianamente avremmo buoni motivi per uccidere qualcuno – mariti che uccidono mogli (“L’ho uccisa perché aveva mal di pancia!”), lo spettacolo scorre vie che è un piacere fino ad un finto finale che strappa un lunghissimo applauso, subito seguito dal finale vero. Quello che chiude la replica appena quaranta minuti prima che i bravissimi protagonisti (Cristina Daniele, Daniele Menghini, Ludovico Rohl, Paola De Crescenzo) tornino in scena per la seconda replica della giornata. Da tenere d’occhio i Decostruttori Postmodernisti che in futuro, musicalmente parlando, ci faranno delle sorprse graditissime. Geniale.
(30 agosto 2016)
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