C’è un’aria sospesa, incantata, ma anche piena di inquietudine nello spettacolo di musica e poesia Senza fine, Quando i poeti cantano, da Kurt Weill a Mia Martini, di e con Gianni De Feo, andato in scena al Teatrosophia, quattro repliche da tutto esaurito.
L’atmosfera che apre la lunga serie di brani musicali è quella del cabaret berlinese degli anni ’30 del Novecento. Gianni De Feo si muove in tempi incerti per l’umanità, intonando una canzone di Mischa Spolianski L’Heure Bleue. Completamente abbigliato di nero, avanza sul palco mentre sullo sfondo appare la svastica hitleriana. Niente mi appartiene è il testo poetico di cui ascoltiamo la voce e la proiezione video di alcune frasi emblematiche della poesia. È in questo preciso istante che l’inquietudine aleggia, tutti conosciamo la Storia; anche il cabaret di Berlino ne farà le spese e sarà trascinato via da una delle più feroci esperienze di crudeltà.
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De Feo offre la sua estensione vocale alla malinconia di Marlene Dietrich, a quella graffiante di Bertolt Brecht, che ironizza sulla stupidità dei potenti; a Kurt Weill, ebreo in esilio, che con Youkali Tango ci accompagna verso l’isola dei sogni che non esiste.
Anche nei periodi più bui, però, nessuno potrà sottrarci la facoltà di sognare. Così i sette capitoli in cui è suddiviso lo spettacolo ci accompagnano verso un orizzonte più luminoso: l’attraversamento dell’orrore per recuperare dignità e diritti.
Gianni De Feo, prima avvolto in un cappuccio nero per non vedere l’oscurità attorno a sé, si apre poi al futuro con una benda rossa in testa e labbra con rossetto marcato e interpreta i Cantori Poeti italiani. Sul palco si diffondono le conosciute note di Fabrizio De André nel Blasfemo e nella Storia di Marinella; Il poeta di Bruno Lauzi; poi la struggente canzone di Luigi Tenco Mi sono innamorato di te. C’è dunque un’apertura al futuro, all’idea che l’umanità avrà la forza e il coraggio di recuperare il terreno perduto durante la guerra.
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Altri frammenti poetici in voce off accompagnano l’attore e noi pubblico alla ricerca dell’amore. Un sentimento di pacificazione, come in Ho capito che ti amo, ancora di Luigi Tenco, di desiderio feroce e irraggiungibile in Il venait d’avoir 18 ans di Dalida, di disperazione in Je suis malade, sempre cantata da Dalida nella versione di Franco Battiato e interpretata da De Feo con forza struggente.
Come dicevamo, lo spettacolo si suddivide in sette capitoli. L’ultimo si apre su una sorta di riappropriazione di umanità e il cerchio si chiude sulle note di Vinicius De Moraes, sia nel brano Volesse il cielo nella versione di Mia Martini, sia nelle parole di Accendi una luna nel cielo. In questa parte dello spettacolo non ci sono solo i testi e le poesie in voce off, ma si materializza il contributo coreografico di Maria Concetta Borgese: entrambi gli artisti sono in scena a giocare con la luna sullo sfondo e sulla giacca di Gianni De Feo, per raccontare che gli artisti vivono là dove i poeti cantano.
SENZA FINE
QUANDO I POETI CANTANO
da Kurt Weill a Mia Martini
Di e con Gianni De Feo
Testi poetici di Roberto Rinaldi
Arrangiamenti musicali di Adriano D’Amico
Con la partecipazione di Maria Concetta Borgese
Una Produzione: Florian Metateatro
Visto per voi al Teatrosophia di Roma il 4 ottobre 2026.
(5 ottobre 2026)
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